Sono venuto a trovare Francesco Marchisio, qui a Coazzolo (Asti), due anni fa circa, per una sorprendente degustazione di vini di Tenimenti Marchisio d’Osasca e ritorno oggi perché ci sono storie da raccontare, aneddoti legati al vino, avventure di famiglia che hanno, in seguito, suggerito i nomi di tanti vini della cantina. Francesco non improvvisa mai niente, ogni cosa deve seguire un filo logico, una narrazione coerente. Oggi vuole improntare la degustazione in questo senso. Non una degustazione tecnica ma una serie di narrazioni che lo hanno incuriosito, aneddoti di famiglia scolpiti nella sua mente, sin dall’infanzia.

Francesco Marchisio tra mamma Loredana e il fratello Pier Paolo. Credits Andrea Di Bella
Francesco, oltre ad occuparsi in prima persona della produzione e commercializzazione dei suoi vini (circa 20 mila bottiglie prodotte), dal 2023 è anche presidente e Ad di Oeno Piemonte, società di servizi per l’enologia, partner dell’Istituto Oeno Italia, molto attiva nel settore della spumantizzazione, con sede nazionale a Erbusco, nel cuore della Franciacorta e sede piemontese a Narzole (Cuneo).
Francesco, puoi raccontare la nuova produzione della tua cantina?
“Ho messo in commercio le nuove annate dei Nebbioli, il 2021 e il 2022: decido io quando imbottigliare, quando è il giusto momento di mettere in commercio un certo vino. E poi anche la Barbera 2020. Ci sono, inoltre, altre due novità: uno Spumante di Dolcetto Metodo Classico, l’anno scorso fermentava ancora, e l’Asti Metodo Classico Secco. Due spumanti da uve dei nostri terreni con l’obiettivo di spingere al massimo il vitigno relativo. Nel caso del Dolcetto, ho deciso di raccoglierlo ad agosto, vinificarlo in bianco e ottenere uno Spumante; fare una seconda fermentazione, dopodiché 30 mesi di invecchiamento”.
“L’Asti Metodo Classico, invece nasce da una sfida, una sperimentazione attraverso le uve Moscato che abbiamo a disposizione: fare il primo spumante italiano che Carlo Gancia aveva sperimentato ‘Secco’. Io l’ho fatto nel 2021, imbottigliato nel 2022 e oggi lo assaggeremo. Dobbiamo andare avanti per poi ritornare indietro; cambiamo visione, mentalità per confermare la nostra filosofia e migliorarci. ‘Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi’ per citare la frase simbolica del Gattopardo. Non sono Tancredi, il nipote del Principe di Salina, ma mi piace fare cose nuove conservando però la mia filosofia di partenza, la mia mentalità, il carattere”
Come l’altra volta, varco la soglia della tua cantina e vengo abbracciato da una musica armoniosa, avvolgente… cosa significa tutto questo, tra le botti di vini pensierosi?
“É la musica a 432 Hertz che ha origini antichissime ed è direttamente correlata alla vibrazione della terra e della natura. Ma è anche in armonia con le nostre vibrazioni biologiche. Diventa, così, una chiave per la nostra connessione con la natura, il cosmo e il nostro mondo spirituale interiore. Come il vino entra in armonia a 432 Hz, anche noi dobbiamo entrare in armonia alla stessa frequenza. Io devo trasmettere la mia identità a questi vini e lo faccio attraverso questa musica divina. Questa musica è un segno di benvenuto”
Francesco ha preparato una carrellata di vini in degustazione davvero importante e ricca… in pratica, la sua produzione in queste colline spettacolari. Ma anche un meraviglioso buffet di sfiziosità piemontesi (un elogio particolare a mamma Loredana che si è prodigata in cucina! n.d.r.) che si abbineranno ai vini che degusteremo. Una vera vetrina gastronomica monferrino-langarola di tutto rispetto.
Esordisce annunciando che non sarà una degustazione tecnica, piuttosto narrerà la sua filosofia, il territorio, il suo modo di approcciare questi benedetti filari. Sarà un viaggio che racconterà una storia iniziata tanti anni fa dalla famiglia Marchisio, da ben 7 generazioni. Grazie alla passione e all’esperienza degli antenati, all’amore per questa terra magnifica e di conseguenza per la viticoltura, oggi l’azienda è in mano a Francesco, di formazione enotecnico, diplomato alla Scuola Enologica di Alba, coadiuvato dai genitori Carlo e Loredana che seguono con attenzione il suo operato.
“I Tenimenti Marchisio d’Osasca – racconta Francesco – si inseriscono in un territorio tra Langa, Monferrato e Roero. Il paesaggio è molto suggestivo con vallate molto ampie e dolci colline, tutte dedicate al vigneto. È un terreno di sedimentazione marina, molto friabile, alternato a sabbie e argille marnose. Le esposizioni sono eccellenti, molto aperte, i crinali toccano le nuvole. Qui si incontrano le nuvole del Monferrato, del Roero e delle Langhe”
Se guardi a 360° ti accorgi di una bellezza che ti fa pensare, meditare, che ti lascia senza respiro; si la natura è artefice principale ma l’attività dell’uomo non è secondaria, riesce a creare, col disegno dei suoi filari, delle pitture meravigliose. E a poca distanza da qui la Chiesa della Beata Maria Vergine del Carmine, detta la “Chiesetta del Moscato”, dipinta da David Tremlett (l’artista inglese della Cappella del Barolo a La Morra n.d.r.), in mezzo ai vigneti, crea suggestioni davvero speciali. Vigneti, chiesa e silenzio: emozione unica.

Francesco presenta il Domus Vandaro Soprano, Vino Spumante Brut Bianco – Metodo Classico – Credits Andrea Di Bella
“Con mezzo ettaro di Dolcetto ho realizzato la base per una spumantizzazione un po’ particolare: un ‘Vino Spumante Brut Bianco’, esperimento che sta dando ottime soddisfazioni. Non è consueto bere uno Spumante Dolcetto, volevo provare e la sfida è andata a buon fine. L’ho etichettato come ‘Domus Vandaro Soprano’, un Metodo Classico che nasce là dove le radici affondano tra vestigia romane, sopra una via lastricata di basole, percorsa un tempo da legioni e viandanti, nel territorio di Coazzolo”
Con questa novità inizia una degustazione che fa scoprire il territorio, mette in risalto la personalità caparbia, decisa, coinvolgente e avvolgente di Francesco che ha esordito proprio affermando che i suoi vini devono riflettere il suo carattere, oltre che esprimere questo stupendo territorio. Vini di carattere, caratteristici di queste colline.
“Voglio ricordare un amico, appassionato dei ricordi di guerra, che qualche anno fa, mi chiese di fare un vino che ricordasse i contadini che erano partiti per la guerra. Io avevo piantato proprio alcuni filari di Trebbiano, vitigno un po’ particolare da queste parti. Volevo fare un vino diverso. Ricordo che mio nonno avesse raccontato di un amore platonico tra lui e una tale Beatrice, crocerossina, durante il servizio di leva (la grande timidezza di entrambi aveva bloccato ogni dialogo tra i due). Soltanto sul finire del servizio militare il nonno prese il coraggio a due mani e rivolto a lei nonno disse: “Posso chiederti almeno come ti chiami? Fra tre giorni mi congedo”. “Mi chiamo Beatrice”, rispose lei… Furono le uniche parole pronunciate nell’unico approccio verbale!). Non si sono più incontrati”.
“Questo ricordo mi ha dato la spinta per creare un vino, ‘Bea 1913’, dedicato, a Beatrice e all’anno di nascita del nonno. Un vino da collezione che aveva in etichetta la scritta ‘Vino enigmatico’ in quanto proveniente da un vitigno non autoctono e rimaneva enigmatico anche nel bicchiere. La degustazione di Bea 1913 – Annata 2016 – è il risultato di una semplice storia d’amore, un bellissimo ricordo dei tempi di guerra, un sorso che ti fa riflettere”
Francesco sciorina racconti, storie antiche tramandate, ricordi d’infanzia.
“Io avevo sempre sentito parlare di mio bisnonno paterno, Serafino, racconta Francesco, che portava i baffetti arricciati all’insù, un’immagine molto in voga tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento in Piemonte. Mio padre mi raccontava che d’estate sù a Costigliole, mentre faceva la pennichella del pomeriggio d’estate, lui e il cugino erano andati lì, in silenzio e gli hanno tagliato mezzo baffo. L’aneddoto mi è rimasto impresso e quindi ho voluto dedicare un vino al bisnonno etichettandolo “Don Rulin” – blend di Barbera, Dolcetto, Nebbiolo -. Naturalmente il baffetto è impresso sul fronte della bottiglia”
A conclusione di una degustazione favolosa, sì da favola, da raccontare al mondo, in questa cantina che, oltre ad essere custode di vini poetici, è anche la casa della musica, dove nascono i ‘vini delle nuvole’, dimmi, Francesco, come chiudiamo, cosa berremo in conclusione, prima dell’arrivederci
“Chiudiamo con un Passito 2006 ascoltando ‘Nuvole bianche’ di Ludovico Einaudi. Un Passito che è stato oggetto della mia tesi, a conclusione della Scuola Enologica di Alba, un vino a cui sono affezionato perché mi fa tornare in mente gli ultimi viaggi in Sicilia, quelli del lavoro, alle pendici dell’Etna, sotto il sole cocente, i profumi dell’isola e il fumo inarrestabile del Vulcano più bello del mondo. Mi fa battere il cuore ad ogni sorso, mi rimette davanti a quel paesaggio della luna che crea emozione in ogni istante”

Passito 2006. Credits Andrea Di Bella
Un Passito che definirei straordinario, che unisce due territori che ti abbracciano: il tuo, quello del Moscato, di Coazzolo e l’Etna. Li unisce metaforicamente, dal punto di vista affettivo, sentimentale.
Abbiamo in mano, guardando la tua cantina e, più in là, queste splendide colline, un calice del tuo Passito…. dove vola il tuo pensiero?
“Può sembrare un paradosso, ma sta volando proprio attorno al Vulcano. Questo leggero vento che ci sta addosso somiglia molto a quello che sale dal mare di Giardini Naxos e accarezza quei tralci meravigliosi con la differenza che, se giro lo sguardo, trovo la catena delle Alpi, il Monviso, e non vedo quel fumo stravagante, emozionante, coinvolgente che esce da uno dei crateri di sommità dell’Etna”
Però il Passito che stiamo assaggiando deriva da questi filari magici… cosa ti suggeriscono
“Mi crea una profonda emozione e la cosa fondamentale è la terra che produce queste eccellenze. È la terra che conta, origine di tutto. Un siciliano può produrre un vino su queste colline, un piemontese può fare un vino in Sicilia. Ma se fra 100 anni farò ancora un Passito ricorderò sempre i Passiti della Sicilia. Il vino unisce i popoli”.
Grazie Francesco.

Vigneti a perdita d’occhio a Coazzolo. Credits Andrea Di Bella