Alcune case sparse, frutteti, qualche pianta di ulivo, fiori di pesco e fiori di ginestra ad abbellire un paesaggio già suggestivo. Sulle colline, filari allineati di Arneis ci presentano un Roero ricco di fascino antico. Siamo nella terra di mezzo tra Langhe e Monferrato: qui convivono felicemente, frutteti, orti, vigneti dando al paesaggio armonia selvaggia e tempo antico. Mi trovo a Montà d’Alba (Cuneo) per incontrare Daniele Casetta di Poderi Vaiot e i suoi vini. Quando si presenta davanti a me, riconosco in lui una persona dal sorriso aperto, mi porge una mano che sa di lavoro tra i campi, l’accoglienza mi piace tanto, disponibile, invitante.

Daniele Casetta di Poderi Vaiot. Credits Andrea Di Bella
Mi porta subito in cantina, un luogo perfettamente ordinato e ci tiene subito a sottolineare che I legni utilizzati per costruire le botti sono tutti derivati da alberi di proprietà cresciuti nella zona di Montà, che contribuiscono a dare sapori ineguagliabili al vino. Si sofferma sul concetto di sensibilità ambientale: in vigneto vengono applicati i principi della lotta integrata. Un agronomo e un enologo fanno parte integrante dell’azienda. Poderi Vaiot è alla quarta generazione. Qui sono stati tramandati saperi antichi e segreti sul vino e oggi Daniele e i suoi due figli, Edoardo e Franco, ne fanno tesoro offrendo a tutti prodotti ancora artigianali e pieni di sentimento.
L’INTERVISTA
Daniele, Poderi Vaiot è un’azienda agricola con vigneti e cantina, situati a Montà d’Alba e dintorni, un territorio, vocato alla viticoltura da sempre. Puoi descriverci in sintesi l’azienda?
“Vorrei iniziare ricordando mio fratello Walter che ci ha lasciati 15 mesi fa, con cui mandavo avanti l’azienda agricola da sempre. Un’eredità importante, impegnativa che conduco, con orgoglio, assieme a mia moglie e ai miei due figli, Edoardo e Franco. Edoardo si occupa già attivamente della cantina, mentre l’altro, frequenta ancora la Scuola Enologica ad Alba”
Vorrei che mi parlassi un po’ di queste vigne diffuse su questi strepitosi versanti del Roero
“Strepitosi si, alcuni eroici, con pendenze quasi inaccettabili, ma che apportano, contemporaneamente, pregi e difetti: i vantaggi derivano dal fatto che essendo così diffusi, un po’ sparsi sul territorio, a fronte di una calamità naturale zonale, come grandine o gelo, questo danneggerebbe solo una parte di vigneti; gli svantaggi sono dovuti al fatto che per lavorare questi terreni devi spostarti parecchio, perché i nostri filari coprono tutto il territorio di Montà, i tempi si allungano”
Devo, a questo punto, dire che in degustazione ho assaggiato vini che hanno lasciato al palato una piacevolezza accattivante, frutto dei sacrifici di un’intera famiglia
“Se parliamo di sacrifici, vorrei spendere due parole di apprezzamento per mio figlio Edoardo, che soprattutto nel periodo del raccolto e della vendemmia (noi non utilizziamo cooperative esterne, per vendemmiare ci serviamo di persone che conosciamo e che vengono regolarmente a darci una mano), si chiude in cantina per un mese, venendo meno anche ai momenti di allegria e di aggregazione che la vendemmia offre. Se si segue bene la vasca, come si deve, con tutte le accortezze, viene fuori il prodotto che tu avevi immaginato, che avevi in testa. Se fai un buon vino, con un giusto rapporto qualità prezzo, non hai bisogno di andare dall’altra parte dell’Oceano per venderlo. Avevamo deciso così con mio fratello, facciamo il vino come si deve e vendiamolo quì, e quando è mancato mio padre abbiamo voluto che fosse così e il nostro mercato è diventato il Piemonte, soprattutto”

Daniele Casetta e il suo Roero Arneis “La Montà”. Credits Andrea Di Bella
Daniele, voi producete vini diversi da colline diverse, ma se ce n’è uno che conservi nel cuore a cui sei particolarmente legato faccelo sapere
“Fondamentalmente Poderi Vaiot vive di Arneis, Nebbiolo e Barbera, i tre che portano avanti la cantina, però abbiamo anche delle piccole produzioni, come il Timorasso fermo, un po’ di Roero Riserva, il Metodo Classico di Timorasso, il Nebbiolo d’Alba Metodo Classico Rosato. Sono frutto di idee innovative, di nuove sperimentazioni che Edoardo vuole provare, piccole soddisfazioni professionali. Io sono un appassionato di bianchi, amo le bolle, penso di essere arrivato ad un giusto equilibrio, ad una qualità che definirei elevata, però il vino che ho nel cuore e lo tengo stretto, non me lo toglierà mai nessuno, è l’Arneis. Vivo nel Roero e mi considero il miglior cliente di me stesso bevendo Arneis, lo amo troppo”
Da dove nasce questa passione, questo amore per il vino?
“Te li tramandano i vecchi familiari. Devo dire che a me è stato imposto: ‘Devi portarti avanti, devi aiutare tuo fratello, ora’ mi disse mio padre, contadino, quando portavo ancora i pantaloni corti. A quel tempo si stava zitti, si ubbidiva e ho seguito il pensiero di papà. Poi, quando ti accorgi che hai due figli giovani che si impegnano, fanno sacrifici per seguire i lavori della terra del proprio padre, ti viene ancora più voglia. Quello che mi spinge ad andare in questa direzione sono i miei figli e il loro impegno”
Eri quindi ragazzino e già con papà calpestavi queste zolle con i pantaloncini corti!
“Si avevo finito la terza media, o studiavo o lavoravo… e oggi mi ritrovo con 37 anni di questo lavoro sulle spalle. Fino a qualche tempo fa mi fermavo la domenica, ora non mi fermo più, lavoro pure nei giorni di festa. Ci sono le degustazioni che ci fanno incontrare la gente che viene a trovarci: siamo al tempo di internet o dei social, ma se il vino non lo fai assaggiare, non conoscerai nessuno di questa famiglia, le nostre idee, il nostro impegno, non assaggerai il frutto dei nostri sacrifici. La nostra è una cantina semplice, pulita, funzionale, tutta messa in ordine. È il nostro posto di lavoro, la nostra seconda casa assieme ai vigneti”
A proposito di cantina, durante la degustazione parlavi di un progetto che state portando avanti col Politecnico di Torino. Di cosa si tratta?
“Noi lavoriamo seguendo i principi della lotta integrata in vigneto, un giusto compromesso tra l’agricoltura convenzionale e quella biologica, abbiamo un agronomo che ci segue nelle procedure di trattamento del vigneto, dobbiamo rispettare certe regole, zero diserbi; insomma siamo controllati. I tecnici del Politecnico verranno sù per verificare se quello che stiamo facendo rientra nei giusti canoni di lavorazione per combattere i cambiamenti climatici. Semineremo il trifoglio nella parte più alta dei bricchi come strategia agroecologica efficace per contrastare la siccità, mentre negli altri vigneti che sono situati in territori vallonati l’inerbimento è naturale di per sé”

L’Alta Langa “Val del Moro” di Poderi Vaiot. Credits Andrea Di Bella
Vorrei che ti soffermassi un momento su quell’Alta Langa che ho assaggiato poco fa. L’ho trovato molto elegante in bocca, direi grandioso.
“Partirei dai vigneti che si trovano nel territorio di Vesime, in provincia di Asti al confine con la provincia di Cuneo, tra il fiume Bormida e le alte colline di Langa. Siamo a un’altitudine di circa 300 metri s.l.m. Devo ammettere che il progetto esce un po’ fuori dai canoni della nostra produzione che guarda soprattutto il territorio del Roero. Abbiamo avuto una certa fortuna a trovare degli appezzamenti destinati alla produzione dell’Alta Langa, ma si è presentata l’occasione e l’abbiamo colta. Siamo produttori di Metodo Classico da 35 anni e ci siamo messi in gioco. Devo dire, guardando la risposta del mercato, che ci siamo riusciti. Seguiamo noi tutte le operazioni, artigianalmente: remuage e sboccatura vengono eseguite manualmente, tranne il confezionamento. Facendo così abbiamo più sboccature all’anno, indicate in controetichetta e informiamo, così, il cliente finale, durante l’acquisto”
Daniele, sto notando che tu sei un uomo coi piedi per terra, animato da una giusta determinazione e notevole caparbietà, ma nelle interviste mi piace parlare di sogni. Ti chiedo se ne conservi uno in particolare e se puoi rivelarcelo
“Sogno? Eh, eh… uno ce l’ho nel cassetto, ben conservato! Ci sono quasi quasi arrivato a realizzarlo. Voglio arrivare ad ottenere i Tre Bicchieri del Gambero Rosso!. Non importa se questo riconoscimento possa portare vantaggi di immagine, di notorietà o economici all’azienda. Così sono e così rimango, ma quel traguardo, quell’obiettivo ce l’ho in testa da sempre. Qualcuno deve saper valutare, deve sottoscrivere che quel determinato vino è migliore di un altro, eccelle. Forse è una storia lunga, ma essere il primo della classe a cinquant’anni mi darebbe una grande soddisfazione, mi ripagherebbe di tante fatiche. Considerando che siamo partiti dal nulla!”
I vini di Poderi Vaiot viaggiano oltre Oceano…
“Si, anche se il nostro export è limitato. Andiamo bene negli Stati Uniti, in Malesia (stentiamo a vendere il Roero in Piemonte ma riusciamo a farlo bere in Malesia!!!), in Danimarca, un po’ in Belgio e in Svezia. Torino e provincia rimangono però i nostri destinatari più affezionati, con la sola eccezione della GDO che abbiamo deciso di non servire. I nostri clienti apprezzano soprattutto il giusto equilibrio tra la qualità dei nostri vini e il prezzo”
Daniele, in chiusura, desidero che tu spiegassi l’etichetta delle tue bottiglie e soprattutto il termine “Vaiot”
“Il termine ‘Vaiot’ è derivato da un soprannome in dialetto piemontese che avevano dato i vicini di casa a mio nonno. Significa ‘zappetta, piccola zappa’ perché quando il nonno si era trasferito qui c’era la casa, il cortile e tre metri di terra davanti, non esisteva altro. Esisteva solo un ettaro di terra attorno che lui è riuscito a comprare zappandola. Da qui il soprannome ‘Vaiot’ e oggi le nostre etichette portano questo nome”

Filari allineati a Poderi Vaiot. Credits Andrea Di Bella
Dalla piccola zappa ad un’azienda che produce oggi circa 100 mila bottiglie all’anno. Quale è, Daniele, il tuo stato d’animo se guardi oltre le nuvole
“Il mio stato d’animo ha una doppia anima: quando mi trovo tra i filari da solo vengo assalito da una profonda tristezza perché penso a Walter, mio fratello, che non c’è più. Lo porto sempre nel cuore. Se guardo lontano, oltre questi filari, vedo i miei due figli al lavoro, ciascuno con le proprie mansioni, come facevo io e mio fratello, lui guardava una parte della cantina, io l’altra; poche parole al mattino, intesa perfetta e ciascuno faceva la propria parte. Alla fine della giornata ci trovavamo, ci raccontavamo e la cantina continuava a viaggiare. Mi auguro che questi due rampolli continuino su questa strada e che vadano d’accordo”.
È venuto il momento di andare via da questo luogo e ciò mi crea un po’ di malinconia. Ho incontrato oggi persone vere, autentiche, legate indissolubilmente al territorio, che fanno tutto per progredire, per migliorare i loro vini, la loro vita, che affondano ancora le mani in questa terra sabbiosa che sa restituire gioia a chi compie sacrifici ogni giorno. Dalla “piccola zappa”, Daniele Casetta e la sua famiglia sono riusciti a creare una realtà che vale la pena andare a scoprire e “assaggiare”.
PODERI VAIOT
Borgata Laione, 43 – Montà d’Alba (Cuneo)
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