Facciamo sapere al mondo chi è Sara Triglia…
“Beh, farlo sapere al mondo mi inorgoglisce non poco. Sono una giovane chef di Borgaro Torinese (Torino), ho 23 anni e faccio parte dell’Associazione Provinciale Cuochi della Mole e del sodalizio delle Lady Chef Piemonte. Oggi sono Medaglia di bronzo nazionale conquistata ai recenti Campionati Nazionali di Cucina di Rimini, come Miglior Lady Chef. Lavoro presso il Ristorante Du Village, a Borgaro Torinese, come sous-chef, già da quattro anni”.

La chef Sara Triglia. Credits Andrea Di Bella
Come sei arrivata fin qui, parlaci del tuo percorso professionale
“Ho iniziato all’Istituto Alberghiero Federico Albert di Lanzo Torinese, appena tredicenne, e lì ho capito che quella sarebbe stata la mia strada del domani lavorativo. Appena sedicenne ho avuto il primo impatto con la cucina di un hotel 5 stelle Lusso a Vicenza, durante il periodo natalizio. Lontano dalla famiglia e dagli affetti più vicini, ho capito che quello rappresentava il mio inizio nel mondo che avevo scelto di esplorare: la cucina era diventata il motivo della mia esistenza. Non ho più lasciato quella strada che mi ha portato a Roma nella cucina di un hotel 4 stelle. Ho cucinato in Vaticano per Papa Francesco, un’esperienza indimenticabile, una cena di gala per la Caritas International, nel 2018. Tornata, ho finito il corso di studi e subito in Sardegna per la stagione estiva. Nel frattempo, avevo vinto una Borsa di studio per Identità Golose e, appena diplomata, ho fatto un’esperienza molto interessante in Sicilia, per tre mesi. Ed ora eccomi qua, nel mio Piemonte… tra i fornelli di una cucina che mi rende felice”
Sara, come è nata la passione per la cucina… da sempre, tradizione di famiglia, la nonna maestra tra i fornelli…
“È nata un po’ per caso, sì vedevo, da piccola, la nonna pasticciare tra farine, torte e biscotti… però non avevo mai pensato potesse diventare il mio mestiere. È stata quella prima esperienza, a 16 anni, che mi ha cambiata tanto. Entrare nella cucina di un hotel importante con una brigata giovane che aveva voglia di ‘spaccare’ è stata un’esperienza molto importante, formativa, per me, giovanissima. Ero diventata parte attiva di quel mondo… ricordo un risotto meraviglioso che avevamo preparato per quel Capodanno e ho saputo, da poco, che è ancora nel menu di quel ristorante… la cosa mi riempie di gioia… un mio pezzo di cuore, un’impronta di me è rimasta ancora lì!”
Sei ambiziosa, coraggiosa? Determinata? Descrivici il tuo carattere. Come vedi e cosa vedi nel tuo futuro
“So di essere una ragazza testarda, ambiziosa e determinata, molto solare; le mie idee devono essere realizzate. Non ho sicuramente finito di crescere, non voglio fermarmi, non sono arrivata, anche se ho un’importante Medaglia di bronzo al collo. Voglio diventare qualcuno, desidero far parlare di me in futuro, ho voglia di lasciare il segno. Sogno un futuro sorprendente… rimanete connessi”

La ventitreenne Sara Triglia in un momento di relax. Credits Andrea Di Bella
Sara, spaziamo un po’ per il mondo gastronomico: quale è la tua visione, come immagini la cucina di domani? Quale piatto non deve mancare mai nel tuo menu!
“Nella mia ipotetica cucina di domani non dovrà mancare, di sicuro, l’innovazione!. Voglio portare l’innovazione dalla sfera tecnica ad un nuovo equilibrio tra questa e il sapore, il gusto, l’armonia del piatto. Voglio che il cliente che siede al tavolo del mio ristorante faccia un viaggio enogastronomico dove esplora, attraverso i 5 sensi, anche il suo palato stesso: molti si avvicinano alla cucina senza sapere cosa e come mangiano. Oltre all’innovazione non voglio, però, dimenticare la tradizione. Sappiamo che la Cucina Italiana è ormai Patrimonio Immateriale UNESCO e questo conferma quanto importanti siano la storia e la cultura della nostra cucina. Mangiare deve diventare un racconto emozionale; posso affermare che anche il mio piatto della medaglia di bronzo ha seguito questa mia filosofia”
Quali aspetti chiave leggi in questo riconoscimento UNESCO? E poi, sarei curioso di sapere quale è un tuo ingrediente preferito
“Devo dire che non me l’aspettavo anche se ci speravo. La nostra è una cucina molto varia, quella delle regioni, dei borghi, del mare e dei monti, è la cucina delle materie prime che abbiamo solo noi. Quella che unisce, che aggrega, che parte dalla storia, che guarda saperi e sapori antichi, tramandati dalle nostre nonne, bisnonne. Sapori che vengono da lontano, autentici, figli della natura che da noi significa territori straordinari, baciati dal sole e dalla nebbia; coperti dalla neve e accarezzati dai venti che soffiano da ogni parte. Abbiamo un Patrimonio gastronomico di primaria importanza; quindi ha vinto la terra, hanno vinto gli uomini che la coltivano, sono stati premiati i cuochi che hanno dedicato la loro vita a questo mestiere. L’ingrediente che prediligo è l’agrume, il limone, l’arancia, il bergamotto… i miei nonni erano siciliani, di Messina e guardavano il mare sia della Calabria che della Sicilia. Hanno vissuto tra il profumo del mare e l’odore della terra che in Sicilia ha il sapore degli agrumi. Il mio affetto verso i nonni e quel territorio mi fanno amare i piatti del mare, i profumi e i sapori mediterranei”
Hai partecipato qualche settimana fa ai Campionati Italiani della Cucina a Rimini come Lady Chef Piemonte, hai vinto la medaglia di bronzo. Ci vuoi raccontare come sei arrivata a questo prestigioso traguardo, così giovanissima? Ci descrivi il piatto che hai preparato? Con quale stato d’animo sei arrivata a Rimini?
“Sono arrivata a Rimini dopo aver vinto la medaglia d’oro alla selezione regionale piemontese, nel 2025. Subito, cominci a pensare al dopo, ti fai venie le idee sul piatto che potresti portare ai Campionati, idee che cambiano fino al momento dell’iscrizione, siamo a settembre, ottobre. Poi decidi e iniziano gli allenamenti settimanali sul piatto che hai scelto: vai un po’ sotto pressione, comincia la lotta contro il tempo, devi stare nei 45 minuti previsti dal regolamento per la preparazione e devi calcolare ogni cosa, ogni attimo che fugge per raggiungere l’obiettivo. E poi vai e ti diverti, sì, perché non devi fasciarti la testa, è una bella esperienza in ogni caso, quello che succede poi per me è divertimento, in ogni caso. Per quanto riguarda il mio piatto medagliato, c’è da dire che avendo la mia categoria come sponsor Cirio, la mia scelta è caduta sulla preparazione di un primo, una ricetta della mia regione, “Radici Piemontesi”. Ecco la ricetta: ho preparato Ravioli con l’impasto di concentrato di pomodoro, su una base di pomodoro giallo, e, all’interno, la rivisitazione del ‘capunet’, mitico involtino di verza con macinato di carne. Ho chiuso il tutto, mantecando con burro francese, concentrato di pomodoro ed estratto di barbabietola, abbinato ad un olio al basilico, con crumble di grissini Rubatà, piemontesissimi, e un gel di Ruché di Castagnole Monferrato, vino proveniente da uno dei più rari vitigni autoctoni del Monferrato astigiano, proprio per esaltare il piatto. Tre mesi di idee, di aggiustamenti, di prove e poi due mesi di allenamenti serrati per analizzare i tempi. E vai, la gara, il batticuore, lo scenario, il pubblico, i giudici… la giostra è bella… non voglio assolutamente mettere i piedi per terra, voglio continuare, sospesa”

Sara e la Medaglia di Bronzo ai Campionati Italiani di Cucina 2026. Credits Andrea Di Bella
Sara cosa rappresenta per te questa medaglia di bronzo al collo
“Ha un grande significato! Un anno di sacrifici, di fatiche, di emozioni… ma rappresenta anche un punto di partenza, un trampolino di lancio, non voglio fermarmi, devo guardare avanti, devo andare oltre. Non pensavo che a 23 anni potessi arrivare a tanto… sono felice”
Sei una fan della cucina estetica, dell’immagine dei piatti che porti in tavola?
“Mi sento di affermare che nei miei piatti curo la tradizione, ho il rispetto della materia prima, però non disdegno di dare un’immagine accattivante, gradevole, a volte sorprendente al piatto, perché il cliente prima di mangiare con la bocca, mangia con gli occhi, con il naso, quindi trovo corretto dare un’estetica che attiri l’attenzione. Il piatto deve essere bello a vedersi, è come trovarsi davanti ad un dipinto e apprezzarlo”
Nel tuo percorso professionale hai seguito qualche personaggio importante di riferimento del mondo degli chef oppure non hai guardato in faccia nessuno?
“Rimanendo in Italia, mi viene di pronunciare il nome di Cristina Bowerman, “chef controcorrente”, promotrice dell’agricoltura sostenibile, stella Michelin dal 2010, impegnata come Ambasciatrice del Gusto da parecchio tempo, sostenitrice della parità di genere nelle cucine professionali. Se devo dirla tutta, sarebbe per me un onore grandissimo fare parte del suo team di cucina. Se mi leggesse e mi contattasse farei salti di gioia. Se Cristina è donna, guardando a figure di riferimento maschili direi Marco Pierre White, chef britannico, un genio ai fornelli; insignito con tre stelle Michelin a 33 anni, scriveva le sue ricette su un pezzo di carta e poi diventavano opere d’arte culinaria”
A proposito della nascita di un piatto, come nasce quello di Sara Triglia? Nel sogno di una notte o in che modo?
“Io il piatto non lo scrivo, né lo disegno. Vado ad intuito, mi piace sperimentare, metto questo, tolgo quello, forse avessi messo quell’altro sarebbe stato più azzeccato… da vari assaggi, tentativi, prove. Una cosa non deve mancare però, la croccantezza. Il mio piatto non deve essere scialbo, deve essere dinamico, armonioso, si deve sentire in bocca e la croccantezza è uno dei parametri su cui mi piace soffermarmi”
Secondo Gualtiero Marchesi, primo cuoco italiano ad avere una fama internazionale e a definire, una volt per tutte, la figura del cuoco, colui che nel 1985 conquistò per la prima volta in Italia le “tre stelle Michelin”, “il vero giudice di una pietanza è il cliente, non le guide”. Sei d’accordo?
“Pienamente d’accordo, devi fare colpo sul cliente, è lui che hai davanti, è lui che ti giudicherà. Il cliente prima di tutto. La presenza del tuo locale su una Guida rappresenta un merito, un riconoscimento, è la conseguenza che hai lavorato bene. Il grande Maestro aveva ragione”
Quali devono essere, secondo te, le abilità di uno chef!
“Vorrei partire dal gusto e dai sapori, dalle sensazioni che deve offrire il piatto che hai preparato. Siamo d’accordo con l’estetica che deve comparire, però il gioco di emozioni che deve esistere tra il cliente e il cuoco è fondamentale. Quindi al primo posto metterei la creazione di gusti e di sapori, osare accostamenti anche insoliti, studiare ricette, valorizzare materie prime di qualità andando incontro alle esigenze del palato dei commensali. Il processo creativo è molto importante. Non bisogna però andare dietro le mode, stravolgere le preparazioni, perché la moda passa. Desidero che al cliente arrivi la stessa mia percezione del piatto. Al commensale deve arrivare l’idea di cucina dello chef. La cucina deve essere un atto affettivo e narrativo. E poi, una grande conoscenza delle tecniche di cottura, sapere scegliere e selezionare fornitori e materie prime, possedere doti di coordinamento e capacità organizzative. Ma, soprattutto, sapere gestire lo stress”

Sara Triglia osserva orgogliosa la medaglia conquistata a Rimini. Credits Andrea Di Bella
Sara non possiamo non parlare di sogni… tu sei giovanissima… apri il cassetto dei desideri. Sai dove pescare, cosa cercare. Forse ne troverai tanti, ma svelaci quello meraviglioso, favoloso, quello che non ti fa dormire la notte! Quello che, chiudendo gli occhi, ti fa sorridere e ti rende ancora più felice!
“Si, la mia giovane età mi permette di vivere tra tanti sogni e realtà. Devo dire che è meraviglioso. Ho aperto già qualcuno dei cassetti dei sogni ma devo ancora aprirne tanti altri. Se però mi chiedi di confessare il sogno più bello, devo ammettere che è ‘aprire un ristorante tutto mio’. Parliamo di sogni, so di essere ancora molto giovane… devo ancora fare esperienze diverse… però nella mia mente vedo già un ristorantino piccolo, intimo, 30 coperti al massimo… Voglio che parta da una cucina della serenità, lontano dalla città, dalla cucina più caotica e veloce. I sapori vanno gustati lentamente con la giusta emozione, con una calma interiore tutta da vivere. Voglio la cucina del sorriso, quella emotiva, della mente, come dice lo chef Massimo Bottura ‘Non cuciniamo per riempire lo stomaco, cuciniamo per raccontare una storia, per far sentire qualcuno a casa’”
Siamo alla fine, Sara. L’ultima risposta, in pratica, l’hai già data, l’hai anticipata. Ti avrei chiesto di immaginare il tuo ristorante del futuro: la sua ubicazione, nel centro dinamico di una città, in montagna che guarda le nuvole, al mare che ascolta le onde, in campagna tra campi di girasole e papaveri, affacciato sul silenzio di un lago! Rustico, radical chic, minimal… quanti coperti… la proposta culinaria! Il nome del locale!
“Deve guardare il mare, deve ascoltare le onde, deve offrire serenità e atmosfere di felicità. Il cliente deve stare bene. Si alla musica di sottofondo, gli interni devono richiamare il colore del mare… sul nome non posso svelare nulla ma è già stabilito!”
Hai ragione Sara, il nome lasciamolo in sospeso, tienilo ancora per te, nascosto nel tuo cuore tra tante altre cose belle. Pero, non farci aspettare tanto per svelarlo.
Gioca ancora con i sogni… Sara, le emozioni ti stanno venendo incontro!
Grazie!