Le botteghe storiche e artigiane sono da difendere, lo dicono anche i sindaci dei comuni, ma non sempre queste dichiarazioni corrispondono alla realtà dei fatti e molte sono costrette a chiudere i battenti se non hanno la capacità di rinnovarsi.

Nico Valentini
Ecco una buona storia
Correva l’anno 1966. Rolando Valentini aveva 25 anni, un milione di lire risparmiato e un sogno: avere un forno tutto suo. Acquistò il panificio all’angolo tra via dello Scalo e via Saffi, probabilmente preesistente da più di cent’anni e ancora col forno nelle cantine, davanti al quale da ragazzo passava in bicicletta con la gerla piena di pane. Da quel gesto nacque il Forno Valentini, conosciuto a Bologna come “Al mi Furner”, che oggi celebra 60 anni di attività.
La famiglia di fornai
In sei decenni il forno ha attraversato cambiamenti economici, sociali e generazionali senza perdere la propria identità: il profumo del pane, il lavoro quotidiano in laboratorio e il rapporto diretto con la clientela. All’inizio Rolando condivise l’impresa con il fratello Nino e le rispettive mogli, Gina e Anna. Nel 1978 entrò il figlio Nico; nel 1986 si unì Franca, moglie di Nico, consolidando una storia costruita sul lavoro e sulla collaborazione familiare.
Il lavoro notturno per i “biassanot”

Il Banco di vendita
A metà degli anni Novanta arrivò una svolta: la famiglia ottenne il permesso di vendere anche di notte. Il forno divenne così un punto di riferimento per chi viveva la città nelle ore più tarde. Generazioni di studenti e giovani hanno aspettato davanti alla bottega le prime sfornate di paste, bomboloni e pane caldo: un rito semplice, entrato nella memoria notturna di Bologna, la città dei biassanot (i masticatori della notte, i tiratardi).
Le nuove generazioni
Il Forno Valentini è diventato un pezzo della memoria quotidiana della città, capace di accompagnare famiglie e generazioni diverse.
La storia è proseguita con Simone, entrato nel 2006, e con il fratello Leonardo, arrivato nel 2012. Con loro la terza generazione ha raccolto competenze, ricette e conoscenza del mestiere, mantenendo vivo il rapporto quasi familiare con i clienti.
Il traguardo ha un significato speciale per la famiglia. Rolando è scomparso nel 2021, ma il suo sogno continua nel lavoro dei figli e dei nipoti, nel pane appena sfornato e nei ricordi di chi ha aspettato una notte davanti al forno o ha accompagnato figli e nipoti davanti allo stesso bancone. A lui la famiglia dedica questi 60 anni.
“Ci piace pensare che, da lassù, tu possa gioire insieme a noi di questo traguardo. Ciao papà.”
Sessant’anni dopo, il forno di via Saffi continua a raccontare una piccola ma significativa storia bolognese: quella di una famiglia che ha fatto del pane il proprio mestiere, dell’artigianalità la propria identità e della continuità il proprio futuro.


1 commento
Grazie di tutto, l’articolo è fantastico, è stato un piacere.