Sale San Giovanni è un piccolo comune di circa 150 abitanti della provincia di Cuneo, sospeso tra colline alte e valloni appartati dell’Alta Langa. Qui il paesaggio cambia rispetto alle Langhe del Barolo: meno vigne, più boschi, prati e campi di erbe officinali che negli ultimi decenni hanno ridisegnato l’orizzonte rurale.

Il borgo è diventato negli ultimi anni una meta molto amata da chi cerca paesaggi insoliti e silenziosi, lontani dai circuiti più battuti delle Langhe del vino. Tra giugno e luglio, infatti, le colline si accendono di viola grazie ai campi di lavanda e alle tante piante officinali che hanno cambiato il volto agricolo di questo angolo di Piemonte, creando fasce di colore che ricordano la Provenza senza copiarla.
Il profumo delle erbe, i percorsi tra cascine e boschi, il castello e le chiesette rurali raccontano un territorio che vive ancora di agricoltura e che ha trovato nelle officinali una nuova identità. Chi arriva fin qui scopre un paese minuscolo ma autentico, dove la fioritura è spettacolo fragile e brevissimo, da osservare con rispetto, sapendo che dietro ogni appezzamento ci sono mesi di lavoro silenzioso.
A inizio estate, tra la seconda metà di giugno e il mese di luglio, la fioritura della lavanda e del lavandino trasforma alcune colline in un mosaico di viola e verde. Non è un parco tematico: parliamo di campi produttivi, coltivati da aziende agricole che hanno scelto di specializzarsi in lavanda, elicriso, salvia, issopo e altre essenze officinali. Proprio questa dimensione autenticamente agricola rende Sale San Giovanni una meta particolare: si viene per le foto, certo, ma si resta per il silenzio, i profumi e il ritmo lento di un borgo che continua a vivere di terra.
Pillole di storia
Il territorio di Sale sembra sia stato abitato già in epoca romana, come testimoniato dal ritrovamento di una lapide databile fra il I ed il II secolo.
Verso l’anno 890 il territorio di Sale, come l’intera regione limitrofa, subì le incursioni saracene. Adll’inizio del millennio Sale entrò nei domini del Marchesato di Ceva e attorno al 1500 finì sotto i domini di Casa Savoia, per essere assoggettato poi alle truppe napoleoniche ed aver subito successivamente il corso della storia italiana nei successivi secoli.
Paesaggi, campi di lavanda e percorsi tra le colline
Il richiamo principale di Sale San Giovanni sono i campi di lavanda che punteggiano le colline intorno al paese. Non formano un unico tappeto compatto, ma appezzamenti diversi per ampiezza e varietà, alternati a boschi, noccioleti e prati. Proprio questa discontinuità crea scorci sempre nuovi, con file viola che seguono l’andamento morbido dei versanti.
Per godersi il paesaggio senza rovinare le coltivazioni esistono strade rurali e percorsi pedonali che permettono di osservare i campi da vicino restando all’esterno delle file. Non c’è un solo “sentiero della lavanda” fisso: ogni anno possono cambiare tracciati, accessi e parcheggi, in base alle esigenze agricole e all’afflusso di visitatori.
II tesori del borgo
Il centro storico, raccolto e facilmente esplorabile a piedi, conserva testimonianze che riportano a epoche ben precedenti all’arrivo delle officinali. Il profilo del borgo è dominato dal Castello dei Marchesi Incisa di Camerana, dell’XI secolo, che svetta sopra il nucleo abitato e racconta una storia legata ai poteri signorili del passato
Tra gli edifici religiosi, la Pieve di San Ggiovanni dell’anno 1000; la Cappella di Sant’Anastasia dello stesso periodo; quella di San Sebastiano del XV secolo; la Chiesa dell’annunciazione di Maria Santissima, nota anche come chiesa dei disciplinanti o dei battuti e l’imponente settecentesca Parrocchiale di San San Giovanni al cui interno contiene un organo monumentale.
La storia recente degli agricoltori locali punta sulle piante officinali ed ha trasformato il paesaggio e aperto nuove possibilità economiche, senza cancellare la struttura rurale originaria. La lavanda, in questo senso, è solo l’aspetto più visibile di un mosaico agricolo più ampio, ma vi sono anche numerose coltivazioni di timo, finocchgio selvatico, salvia, camomilla e coriandolo, cui il borgo ad inizio estate dedica anche un’iniziativa fieristica: “Non Solo Erbe”, che richiama sempre moltissimi visitatori.
In questa, come in diverse altre occasioni, nei pochi locali tipici del borgo e dei suoi dintorni è possibile soddisfare il palato con i piatti caratteristici della cucina piemontese: dai tomini agli agnolotti dal plin, dal fritto misto piemontese ai gnocchi al Castelmagno, per passare dalla bagna càuda al bollito misto con salse, senza infine dimenticare i dolci, tra cui il classico bonèt e le paste di meliga.
di Fabio Belmonte by Paesi Online