Un veliero, il Golfo di Napoli e una città da leggere da una prospettiva diversa. È stato questo il cuore di “Racconti di Napoli dal mare”, il progetto inserito nella quinta edizione di “Vedi Napoli d’estate e poi Torni”, iniziativa ideata, sostenuta e promossa dall’Assessorato al Turismo e alle Attività produttive del Comune di Napoli.
Diciotto appuntamenti gratuiti, tra luglio e agosto, hanno portato cittadini e visitatori a bordo del Veliero Tortuga per un viaggio lungo la costa napoletana. Due gli itinerari proposti: “Otium. Posillipo e le ville di ozio”, diretto verso la costa occidentale, e “Negotium. Le attività produttive verso Vigliena e Pietrarsa”, dedicato invece alla Napoli del lavoro, del porto e delle attività produttive. Entrambi i tour si concluderanno rispettivamente il 2 – 3 Settembre.
Otium, sulle tracce della Napoli romana
È soprattutto il percorso Otium a trasformare il Golfo in una sorta di museo a cielo aperto. La rotta segue la costa occidentale, attraversando il paesaggio di Posillipo, le ville affacciate sul mare, gli antichi borghi marinari e la zona della Gaiola, fino a Bagnoli. Il termine otium non è casuale. Per i Romani rappresentava il tempo dedicato al riposo, allo studio, alla cultura e alla contemplazione, lontano dagli impegni della vita pubblica. E Posillipo era già nell’antichità uno dei luoghi privilegiati per questo genere di vita. Il nome stesso Pausilypon, dal greco, viene generalmente interpretato come “luogo che fa cessare gli affanni” o “che libera dalle preoccupazioni”. Il toponimo, inizialmente legato alla grande villa romana della zona, finì per identificare l’intero promontorio.
Qui, tra la baia di Trentaremi e la Gaiola, sorse la sontuosa villa di Publio Vedio Pollione, ricchissimo cavaliere romano vicino ad Augusto. Il complesso del Pausilypon comprendeva ambienti residenziali, terme, giardini, un teatro e un odeion destinato agli spettacoli, alla poesia, alla retorica e alla musica. Alla morte di Pollione, nel 15 a.C., la villa passò ad Augusto, entrando nel patrimonio imperiale. Posillipo diventava così uno dei luoghi simbolo di quella cultura dell’otium che univa lusso, paesaggio e attività intellettuali. Ma Pollione aveva anche un lato oscuro. Le fonti antiche lo descrivono come un uomo ricchissimo e spietato: celebre è il racconto secondo cui avrebbe fatto gettare gli schiavi nelle vasche delle murene come punizione. Secondo la tradizione, Augusto, presente a uno di questi episodi, avrebbe impedito che la condanna venisse eseguita.
La Grotta di Seiano e il paesaggio della Gaiola
Uno degli elementi più spettacolari del sistema archeologico di Posillipo è la Grotta di Seiano, una galleria scavata nel tufo lunga circa 800 metri, che attraversa il promontorio collegando l’area di Posillipo con quella di Coroglio.
Il nome è tradizionalmente associato a Lucio Elio Seiano, generale e uomo di fiducia dell’imperatore Tiberio, anche se l’attribuzione non è considerata una certezza sull’effettivo autore dell’opera. Il tratto di costa davanti alla Gaiola conserva inoltre importanti testimonianze archeologiche sommerse. L’area è oggi tutelata dal Parco Sommerso di Gaiola, dove natura e archeologia convivono in un paesaggio profondamente modificato nei secoli anche dai fenomeni di bradisismo. Il mare, dunque, non è soltanto lo scenario della villa romana: è diventato nel tempo anche il custode di una parte della sua storia.
Dalle ville romane alle dimore dell’aristocrazia
La vocazione residenziale di Posillipo non si esaurì con l’età romana. Tra Settecento e Ottocento il promontorio tornò a essere una delle zone predilette dall’aristocrazia e dall’alta borghesia napoletana e straniera, che vi costruirono o trasformarono numerose ville immerse nel verde e affacciate sul Golfo.
Uno degli esempi più significativi è Villa Doria d’Angri, voluta dal principe Marcantonio Doria d’Angri e completata nel 1833. Il progetto fu affidato all’architetto Bartolomeo Grasso, che concepì l’edificio sfruttando scenograficamente un grande banco tufaceo, tanto che la villa sembra quasi emergere direttamente dalla roccia. La famiglia Doria, di origine genovese, contribuì così a imprimere al paesaggio di Posillipo uno dei suoi più riconoscibili esempi di architettura neoclassica. Ancora più emblematica è la storia di Villa Rosebery, oggi una delle residenze ufficiali del Presidente della Repubblica. Le sue origini risalgono all’inizio dell’Ottocento, quando l’ufficiale austriaco Giuseppe De Thurn, brigadiere della flotta borbonica, iniziò nel 1801 ad acquistare e accorpare diversi terreni a Capo Posillipo. Fece realizzare una residenza con cappella privata e giardino, mentre gran parte della tenuta rimase destinata a vigneti e frutteti.
Nel 1820 la proprietà passò alla principessa di Gerace e al figlio Agostino Serra di Terranova, che trasformarono il fondo agricolo in una vera villa di rappresentanza, affidando gli interventi agli architetti Stefano e Luigi Gasse, tra i protagonisti del neoclassicismo napoletano. La villa passò poi attraverso diverse mani, tra cui Luigi di Borbone, fratello di Ferdinando II, e il banchiere francese Gustave Delahante, fino all’acquisto nel 1897 da parte dello statista britannico Archibald Philip Primrose, conte di Rosebery, dal quale deriva il nome con cui ancora oggi è conosciuta. In seguito la proprietà arrivò allo Stato italiano e fu messa a disposizione della famiglia reale. Dal 1957 Villa Rosebery fa parte della dotazione della Presidenza della Repubblica.
Craven, Gallotti e Pavoncelli: la trasformazione di Posillipo
La storia delle ville racconta anche la progressiva trasformazione urbanistica del quartiere. Un ruolo importante fu svolto dall’aristocratica inglese Elizabeth Craven, che nell’Ottocento acquistò terreni legati alla grande proprietà di Villa Gallotti e utilizzò parte dei possedimenti per realizzare Villa Craven, contribuendo alla presenza sempre più consistente della comunità straniera a Posillipo. Nel 1834 fu invece l’imprenditore Domenico Gallotti ad acquistare una parte consistente dei terreni della zona, dando vita a una nuova fase della storia edilizia del promontorio. La proprietà comprendeva vigneti, seminativi, masserie e altri fabbricati; nel tempo proprio da questa grande tenuta sarebbero derivate altre ville e proprietà.
Ancora più interessante è la vicenda della famiglia Pavoncelli, mercanti originari di Cerignola. Tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Gaetano Pavoncelli e poi il nipote omonimo acquisirono ampie porzioni dei terreni appartenuti alla famiglia Cella e avviarono numerosi interventi edilizi nella zona a monte di via Posillipo. Tra questi figurano anche nuove ville e fabbricati, contribuendo al processo di progressiva urbanizzazione della collina. È una trasformazione importante perché segna il passaggio da una Posillipo ancora prevalentemente agricola e aristocratica a una zona residenziale sempre più strutturata, nella quale grandi proprietà venivano frazionate e trasformate in nuove dimore.
Parole, musica e teatro
Il viaggio non è stato però soltanto archeologico e paesaggistico. A bordo del Veliero Tortuga la storia è stata trasformata in racconto attraverso la presenza dello scrittore e divulgatore Amedeo Colella, nei panni di ‘O Prufessore, affiancato da una guida turistica. La narrazione ha attraversato il mito di Partenope e delle sirene, la storia di Posillipo e dei suoi borghi, le ville della costa e l’otium romano, la Gaiola e la leggenda della villa maledetta, il Castel dell’Ovo e il mito dell’uovo di Virgilio, fino alla trasformazione del Lungomare Caracciolo e alla cultura gastronomica legata al mare.
A completare il format sono stati musica, teatro e danza, con il coinvolgimento di Dario Caradente, Salvatore Totaro, capogruppo de I Guarracini, e della danzatrice Irene Anniorio. La contaminazione tra linguaggi ha trasformato la navigazione in un’esperienza narrativa e multisensoriale: la città non è stata soltanto osservata dal mare, ma raccontata attraverso la sua lingua, la musica, il teatro e le tradizioni.
Due Napoli, due itinerari
La novità del 2026 è stata l’affiancamento dell’Otium al Negotium, un secondo percorso dedicato a una Napoli completamente diversa. Se la rotta verso Posillipo ha raccontato la città del paesaggio, delle ville e dell’ozio aristocratico dell’antichità, quella verso Vigliena e Pietrarsa ha portato alla scoperta della Napoli produttiva e marittima, attraversando luoghi meno consueti nei tradizionali itinerari turistici. È una scelta che ha ampliato il racconto della città, mettendo in dialogo due dimensioni apparentemente opposte: l’otium delle ville sul mare e il negotium della città produttiva.
“Racconti di Napoli dal mare” ha così trasformato il Golfo in una chiave di lettura della città. Dal ponte del Veliero Tortuga, Napoli è apparsa come un racconto stratificato: la città greca e romana, quella dei borghi marinari, delle ville aristocratiche e delle leggende, ma anche quella del porto, dell’industria e del lavoro. Un progetto gratuito promosso dal Comune che ha scelto il mare non soltanto come scenario, ma come punto di osservazione privilegiato per riscoprire l’identità di Napoli e il suo rapporto, antico e sempre attuale, con il Golfo.