Alle falde del Vesuvio c’è un luogo in cui la campagna non fa da semplice cornice alla ristorazione, ma ne determina il carattere. È Tenuta Nunziata, a Torre Annunziata: circa ventimila metri quadrati in cui agricoltura, cucina e ospitalità convivono all’interno di un progetto guidato da Gino Camera e Rita Chiacchio, costruito attorno a un’idea precisa, quella di restituire centralità alla terra e ai suoi prodotti. Basta attraversare la proprietà per comprenderne la vocazione.
Gli ulivi convivono con il limoneto e l’aranceto, il vigneto si alterna agli spazi dell’orto e il paesaggio agricolo accompagna ogni angolo della Tenuta. Da queste coltivazioni nascono olio extravergine d’oliva, tre etichette IGP – bianco, rosato e rosso – passate, conserve, confetture e marmellate, in particolare quelle realizzate con i frutti dell’agrumeto. Ci sono poi il frantoio e lo shop biologico, a completare una filiera che mantiene il più possibile vicino il rapporto tra ciò che viene coltivato e ciò che viene portato a tavola.
Coltivare per servire è la sintesi di questa filosofia. E a La Stalla, il ristorante della Tenuta aperto a pranzo e a cena anche agli ospiti esterni, il principio prende forma attraverso una cucina che guarda alla Campania senza rimanere ancorata alla tradizione. A guidarla è lo chef resident Antonio Commone, che costruisce i suoi piatti partendo dalla memoria gastronomica regionale e la rilegge con uno sguardo contemporaneo. Il gusto viene sviluppato attraverso il gioco tra acidità, sapidità, note amare, dolcezza e consistenze, con l’obiettivo di dare profondità alle preparazioni senza perdere la riconoscibilità della materia prima.
Durante la cena stampa vissuta a Tenuta Nunziata, questo rapporto con la terra emerge con particolare evidenza.
L’orto e le produzioni aziendali entrano nel percorso gastronomico non come semplice richiamo al territorio, ma come parte concreta del lavoro della cucina. La disponibilità degli ingredienti, le stagioni e i tempi della natura diventano così elementi che orientano il menu. È una cucina che non cerca di sovraccaricare l’ingrediente, ma di accompagnarlo. Una scelta che ritrova la stessa sensibilità nella pasticceria di Maria Rita Coppola, mentre in sala Alessio D’Agostino, direttore di sala, coordina il servizio contribuendo a mantenere un filo coerente tra cucina e accoglienza.
Il risultato è un’esperienza nella quale il territorio non viene semplicemente nominato: si riconosce nei prodotti, nei sapori e nel modo stesso in cui la Tenuta viene vissuta.
Dalla tavola all’ospitalità
Tenuta Nunziata nasce però con una vocazione più ampia rispetto alla ristorazione. Il progetto comprende camere immerse nel verde, piscina, giardino e spazi per eventi, ricevimenti e matrimoni, pensati per permettere agli ospiti di prolungare l’esperienza e vivere la proprietà con maggiore lentezza.
Anche l’accoglienza segue la stessa logica della cucina: non separare la struttura dalla campagna che la circonda, ma lasciare che paesaggio, produzioni agricole e gastronomia dialoghino tra loro.
La posizione contribuisce a rendere la Tenuta un punto di partenza interessante per conoscere l’area vesuviana. Tra il Vesuvio e il Golfo di Napoli, si trova infatti a breve distanza dalle principali aree archeologiche del territorio e dal mare, permettendo di alternare alla dimensione rurale della struttura la scoperta del patrimonio storico e paesaggistico circostante. Il progetto di Gino Camera e Rita Chiacchio tiene insieme, dunque, diverse anime senza perdere il proprio centro: la terra. È da lì che partono i prodotti, da lì nasce una parte importante del lavoro della cucina e intorno a quella stessa campagna si costruisce l’ospitalità.
A Tenuta Nunziata il territorio non viene aggiunto al racconto come un ingrediente finale. È il punto da cui tutto comincia.
Il percorso Raccolta, il più ricco
A raccontare più concretamente la cucina di Antonio Commone è il menu degustazione “Raccolta”, pensato come un percorso attraverso ingredienti, stagioni e contrasti. Si parte dall’antipasto con Manzo, fichi, pinoli e aglio nero, dove la componente carnosa incontra la dolcezza del fico, la nota tostata dei pinoli e la profondità dell’aglio nero.
Accanto, Uovo fondente, pomodoro e portulaca, un piatto nel quale l’uovo diventa il punto di partenza per un incontro tra cremosità, acidità e note vegetali. Il percorso prosegue con i primi: Riso, zafferano e panna acida, giocato sull’incontro tra la morbidezza e la componente aromatica dello zafferano e la nota fresca e acidula della panna, e Lasagna, riletta da Commone attraverso la sua sensibilità contemporanea della tradizionale bolognese.
Tra i secondi arriva Anatra, radicchio e melagrana, costruito sul contrasto tra la carne saporita dell’anatra, la componente amaricante del radicchio e la freschezza acidula e fruttata della melagrana.
A chiudere il percorso è la Tarte Tatin, forse il piatto che più di tutti restituisce l’idea di una cucina capace di giocare con la materia senza perderne l’essenza. La mela viene cotta e modellata fino ad assumere la forma di una delicata rosa, lucida e avvolgente, impreziosita dal miele di castagno, che aggiunge una nota intensa e leggermente amaricante alla dolcezza del frutto. Accanto, il gelato introduce una componente fresca e cremosa, creando un contrasto di temperature e consistenze che alleggerisce il dessert e ne accompagna la parte più caramellata. Un finale elegante, nel quale la semplicità della mela viene trasformata attraverso tecnica e sensibilità, senza mai perdere la propria riconoscibilità.
Il menu è accompagnato dai tre vini IGP della Tenuta, pensati come espressione della terra e delle sue stagioni: Rosato, Falanghina e Aglianico. Un abbinamento che completa il percorso e riporta ancora una volta il racconto al punto di partenza: i prodotti, il paesaggio e la stagionalità di Tenuta Nunziata.