Tre imprenditrici, Zam Mulindwa, ugandese, Estelle Konan e Adiba Sangare, della Costa d’Avorio: sono loro le donne che stanno cambiando il futuro del cacao in Africa.
Sono loro le protagoniste dell’incontro organizzato da Mani Tese, presso lo showroom Domori, nell’ambito di Terra Madre Salone del Gusto di Torino 2026, in collaborazione con Slow Food Cacao Coalition.
Storie di donne, cacao e territori per rivelare la complessa realtà della filiera internazionale del cacao, per comprendere come si possono costruire proposte e soluzioni concrete per un modello di filiera del cacao più giusto e sostenibile.
In Costa d’Avorio, primo Paese produttore al mondo (circa il 60% della produzione mondale globale e 2 milioni di tonnellate circa di produzione stimata nella stagione 2025/26), progetti di agroecologia, tutela della biodiversità e rafforzamento delle realtà locali vanno verso la costruzione di un modello diverso, nel quale una parte maggiore del valore rimanga nei territori d’origine. Veniamo al loro racconto di riscatto, emancipazione e imprenditoria femminile.
L’incontro è stato introdotto da Giuseppina Piccigallo della Direzione Supply Chain di Domori e da Giovanni Sartor, responsabile per l’Africa occidentale di Mani Tese, con la moderazione di Anna Migliorati, giornalista di Radio 24.
LE DONNE DEL CACAO RACCONTANO

Zam Mulindwa, donna del cacao ugandese. © Andrea Di Bella
ZAM MULINDWA – UGANDA
Zam guida l’azienda familiare di cacao biologico, si impegna a gestire progetti di cooperativismo, è formatrice di giovani agricoltori. Ha portato la sua testimonianza diretta su come l’agroecologia e l’imprenditoria guidata da donne possano scardinare lo sfruttamento nelle catene globali del cibo.
Diplomata in Information Technology (IT), Zam ha cercato invano di poter lavorare nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie ma è stata costretta a rientrare nel villaggio perché nessuno l’ha presa in considerazione; quindi, assieme alla sua famiglia, che possedeva qualche ettaro di terra, si è dedicata alla coltivazione del cacao.
Oggi è felice. “Certo – rivela Zam -, il processo di produzione è molto delicato; bisogna seguire tutte le operazioni con estrema cura, compresa la raccolta. Uno dei problemi emersi è la siccità oltre che affrontare le malattie fungine e le operazioni di diserbo”.
Zam gestisce un’azienda familiare di medie dimensioni focalizzata sulla produzione di cacao biologico e sostenibile. È imprenditrice e coltivatrice. Supervisiona e coordina l’intera catena produttiva del cacao biologico, applicando i principi dell’agroecologia e la gestione corretta delle fasi critiche di fermentazione ed essiccazione delle fave di cacao
La Cooperazione
Inoltre, è impegnata sul campo come consulente e formatrice di piccoli agricoltori, coordinando una rete cooperativa che contrasta la frammentazione del mercato agricolo ugandese, offrendo servizi di assistenza agronomica.
Delegata alla Slow Food Cacao Coalition
Zam Mulindwa è la delegata ufficiale dell’Uganda per la Slow Food Cacao Coalition.
Attualmente, svolge importanti mansioni manageriali e di sviluppo sociale, con un’attenzione particolare al ruolo delle donne nella catena del valore. Qualità del prodotto, equità della filiera , emancipazione delle donne sono gli aspetti fondamentali della sua filosofia.
Visione e Progetti
Il suo obiettivo è che l’Uganda non si limiti solo all’esportazione delle fave di cacao grezze, ma vuole che lavorazione e la prima trasformazione del cacao all’origine avvenga all’interno della cooperativa, per un maggiore profitto.
Si batte per un programma di incentivi e tutoraggio dedicato ai giovani, promuovendo la coltivazione del cacao come una carriera imprenditoriale redditizia; intende, inoltre, guidare i suoi associati verso una produzione di cacao “tracciabile e sostenibile” al fine di spuntare prezzi più alti sui mercati globali del cioccolato pregiato (a questo scopo mette in atto pratiche agroforestali stabili (coltivare il cacao all’ombra di alberi autoctoni per preservare la biodiversità).
Mira ad ottenere certificazioni biologiche ed eque, a rafforzare la rete di stoccaggio e fermentazione centralizzata della cooperativa, per dare maggiore potere contrattuale ai membri della cooperativa; infine, vuole eliminare gli intermediari locali che spesso raggirano i piccoli agricoltori.
Le sfide
Applicare principi dell’agroforestazione, non più monocoltura, e utilizzare le tecniche dell’agroecologia, attraverso la fertilizzazione naturale del terreno, facendo, tra l’altro, uso delle stesse bucce dei baccelli di cacao. Si impegna ad innalzare la qualità del cacao attraverso processi di fermentazione e di essiccazione più sofisticati.

Estelle Konan, donna del cacao della Costa d’Avorio. © Andrea Di Bella
ESTELLE KONAN – COSTA D’AVORIO
È una delle donne simbolo del mondo del cacao africano. Si muove tra la visione imprenditoriale, l’attenzione alla sostenibilità e all’innovazione; si batte affinché le donne abbiano maggior peso nella filiera del cacao. È stata tra le prime a credere nella transizione verso tecniche di agricoltura biologica.
La storia di Estelle Konan è un racconto di riscatto, emancipazione e innovazione sostenibile. La sua figura rappresenta una svolta epocale in Costa d’Avorio, dove tradizionalmente il sistema dei villaggi e della gestione agricola escludeva le donne dalle posizioni decisionali e dal controllo economico della terra.
Il percorso professionale
Il percorso di Estelle inizia e si sviluppa all’interno della SCEB (Société Coopérative Équitable de Tiassalé), che già, nel 2018, puntava a occuparsi direttamente della trasformazione del cacao in cioccolato (di solito realizzata fuori dalla Costa d’Avorio). Diventa operatrice specializzata nel cacao biologico, impossessandosi dei meccanismi della filiera corta e del commercio equo.
Matura una forte esperienza e, animata da coraggio, decide di non piegarsi alle dinamiche patriarcali e alle logiche della grande distribuzione che faticano a premiare la qualità e il lavoro dei piccoli produttori, in Africa.
Nel 2018, fonda la Cooperativa Yosran: diventa la prima donna alla guida di una cooperativa certificata biologica in Costa d’Avorio, con idee e progetti che si possono definire rivoluzionari per il Paese. Dà voce e indipendenza economica alle coltivatrici e ai piccoli produttori locali; implementa tecniche avanzate di lavorazione post-raccolta per massimizzare la qualità degli aromi.
Parte con la coltivazione di varietà di cacao antiche, a resa più bassa rispetto ai cloni moderni, che permettono il mantenimento della ricchezza dei suoli e combattono l’erosione col loro ciclo “lento”. Le tecniche di fermentazione e di essiccamento prevedono pratiche agroecologiche a basso impatto.
La tracciabilità del prodotto è garantita da un Qrcode presente su ogni singolo sacco e permette al cliente finale di sapere ogni kg di cacao da che particella proviene, chi è il coltivatore che l’ha coltivato, il giorno di raccolta, di fermentazione, di essiccazione e di stoccaggio.
La visione di Estelle
Anche lei, come Zam Mulindwa, è legata alla rete Slow Food Cacao Coalition e all’ONG Mani Tese. Attraverso partnership con marchi storici del cioccolato di qualità (come Domori), viaggia per portare la sua testimonianza — partecipando a grandi eventi come Terra Madre Salone del Gusto —, dimostrando come le donne stiano letteralmente riscrivendo le regole economiche ed ecologiche del cioccolato nel mondo.
Per Estelle, il futuro del settore del cacao equo e sostenibile passa dall’indipendenza economica e dalla trasformazione sociale delle donne nelle comunità agricole.

Adiba Sangare, donna del cacao della Costa d’Avorio. © Andrea Di Bella
ADIBA SANGARE – COSTA D’AVORIO
Adiba Sangare è una giovane donna del cacao della Costa d’Avorio. Anche lei rappresenta la nuova leadership femminile che lotta per un modello agroalimentare più giusto, inclusivo e sostenibile.
Il suo percorso aziendale e sociale si distingue per un obiettivo rivoluzionario nel settore: spostare la trasformazione della materia prima direttamente nel luogo d’origine e promuovere il consumo locale del cioccolato, avendo notato come il suo Paese esportasse quasi interamente la materia prima grezza, perdendo margini di guadagno.
Profilo Professionale
È responsabile di produzione e portavoce internazionale del progetto Choco+ a Grand-Bassam.
È specializzata nell’arte della lavorazione del cioccolato artigianale dalla fava alla tavoletta, perfezionando le sue competenze con maestri cioccolatieri italiani. Coordina la produzione di cioccolato biologico di alta qualità e si occupa di formazione giovanile.
L’inclusione femminile
Adiba incarna la leadership femminile e l’emancipazione all’interno della filiera del cacao. Sotto il suo coordinamento e grazie all’impresa locale Comoé Equitable, il cioccolato fresco Choco+ garantisce un reddito equo e stabile che contrasta lo sfruttamento strutturale degli agricoltori. Nel contesto ivoriano, sebbene le donne svolgano quasi la metà del lavoro manuale nelle piantagioni, raramente possiedono la terra o controllano i guadagni.
Adiba sta dimostrando come le donne possano emanciparsi, occupando ruoli di vertice non solo nella coltivazione, ma nella direzione aziendale, nella logistica e nel marketing.
Tracciabilità
Presta grande attenzione alla tracciabilità della filiera; allo scopo di garantire trasparenza, contrastare la deforestazione e dare valore alla qualità del cioccolato prodotto in modo responsabile. Il progetto crea in questo modo, connessioni tra produzione, trasformazione e commercializzazione, offrendo nuove opportunità economiche per le famiglie contadine.
L’imprenditrice ivoriana ha ribadito la necessità di ridefinire il concetto di “qualità del cioccolato“, che per essere reale non può prescindere da condizioni di lavoro dignitose ed eque all’inizio della filiera.
Il futuro
Parola d’ordine: “decolonizzare la filiera“. L’imprenditrice mira a trasformare il mercato storicamente incentrato sulla pura esportazione di materie prime grezze in un’economia locale forte, circolare e inclusiva, attraverso l’aumento dei volumi di fave di cacao lavorate all’origine, la strutturazione di nuovi canali commerciali, l’espansione del modello di inclusione lavorativa.
Trasformare un numero sempre maggiore di donne e giovani in condizioni di vulnerabilità sociale o economica in artigiani del cioccolato qualificati ed economicamente indipendenti.