Colori del Périgord
Ocra, dorata, venata di nero: è la pietra di Les Eyzies la prima cosa che colpisce arrivando nel cuore del Périgord, in Dordogna, una degli angoli più affascinanti della grande regione della Nouvelle Aquitaine. Nel Mesozoico, l’era dei dinosauri, da 100 a 66 milioni di anni fa, una vasta parte della Francia sud-occidentale era coperta da un mare poco profondo e caldo. Sul fondo si accumulavano gusci, scheletri di organismi marini e fanghi calcarei, che nel tempo si compattarono in una roccia calcare, il cui colore ocra si deve all’ossido di ferro che contiene, mentre lestriature scure sono licheni. Le imponenti falesie che costeggiano il fiume Vézère raggiungono quasi i 50 metri di altezza: ai piedi di queste pareti, tra ripari naturali e cavità, i nostri antenati trovarono per millenni un tetto e una difesa.
La capitale della preistoria
Per questo il villaggio di Les Eyzies si fregia del titolo di capitale mondiale della preistoria. Nel suo centro, sopra l’abitato, su una terrazza riparata dalla falesia, sorge il castello fatto erigere da Jean Guy de Beynac, personaggio singolare che nel 1605 cospirò contro Enrico IV per vendicare la decapitazione dell’amico Biron. Fu solo grazie all’intervento del duca di Turenne che il castello si salvò dalla distruzione. Trasformato col tempo in cava di pietra, fu poi salvato dalla rovina dalla famiglia Escande e acquistato dallo Stato. Divenne così il primo Museo della Preistoria, è stato recentemente rinnovato e si presenta ora con un aspetto decisamente moderno e con una ricca collezione di reperti che richiedono tempo per essere ammirati.
Cro-Magnon, i primi uomini moderni
Il nome di Les Eyzies è legato inoltre per sempre a quello di Cro-Magnon. Nel sito di Cro-Magnon nel 1868 furono scoperti cinque scheletri di Homo sapiens sapiens: da allora «Uomo di Cro-Magnon» indica i primi uomini moderni europei. E’ sorprendente che in una distanza di meno di 200 metri siano stati ritrovati i resti di 14 individui, adulti e bambini. Si tratta della più grande concentrazione di resti umani preistorici conosciuta: perciò visitare questi luoghi e camminare oggi lungo queste strade a fianco del fiume Vézère, tra pareti di pietra e giardini ordinati, significa attraversare un luogo dove la storia dell’uomo è cominciata.
Grand Roc, una grotta sorprendente
A pochi minuti dal paese, in alto sul fiume, la falesia nasconde Grand Roc, una grotta sorprendente. Solitamente nelle grotte carsiche su terreno di roccia calcarea l’acqua piovana, arricchita di anidride carbonica, scioglie il calcare trasformando il carbonato di calcio, insolubile, in bicarbonato di calcio, solubile; quando le gocce giungono in grotta e perdono anidride carbonica, la reazione si inverte e il carbonato di calcio precipita sotto forma di calcite, costruendo nel tempo spettacolari stalattiti che scendono dalla volta e stalagmiti che salgono dal pavimento. Questa grotta non fa eccezione, ma presenta in più un fenomeno inusuale, concrezioni che crescono in orizzontale, protendendosi nel vuoto in ogni direzione come ramificazioni e filamenti di pietra. Il percorso, breve e ben illuminato, mette in fila gallerie e sale dove questi gioiello minerale fuori dal tempo forma un paesaggio sospeso, quasi irreale.
All’uscita, la terrazza regala una vista ampia sulla vallata e sul fiume, ed è una buona occasione per rimettere in prospettiva il tempo geologico appena attraversato: scendendo a pochi passi di distanza la Laugerie-Basse si trova sotto la stessa falesia che domina la Vézère. Fu scoperta nel 1863 dal paleontologo Édouard Lartet e divenne presto un riferimento per gli studiosi di preistoria di tutto il mondo. Il riparo conserva le tracce di un’occupazione umana ripetuta, dalla fine del periodo Magdaleniano, quando qui viveva l’uomo di Cro-Magnon circa 15.000 anni fa, fino al Medioevo. Il giacimento è eccezionale per la quantità e la varietà delle circa 600 opere rinvenute, spesso di grande qualità.
Oggi si visita il riparo detto di Marseilles, dove una sala presenta le copie dei pezzi più belli: un disco d’osso inciso, un arpione, una statuetta di testa di cavallo e la figurina femminile nota come «Vénus impudique». L’altra parte del sito è stata invece edificata ed è abitata ancora oggi. È la prova che questa parete di roccia, protetta e affacciata sul fiume, non ha mai smesso di essere una casa per gli uomini di numerose epoche.
Les Glycines, la tappa giusta
Per dormire e mangiare a Les Eyzies c’è un solo indirizzo che mette d’accordo tutti: l’Hôtel Les Glycines. È l’indirizzo migliore della zona, quattro stelle aperto dal 1862 proprio sul ponte della Vézère che conduce al sito di Grand Roc. Le camere sono 25. Alcune si trovano in due edifici staccati, due dépendance immerse nel verde: una in pietra d’epoca e una nuova, del 2012, interamente in legno, che ospita tre suite con ampia terrazza. Il parco si estende per 3 ettari e comprende una piscina esterna riscaldata. C’è anche una spa Sothys, al piano interrato, con piccola piscina interna, sauna e bagno turco. Per chi viaggia per lavoro, al primo piano c’è una sala per seminari e riunioni. Il parcheggio non lontano è ampio, dotato di ricarica per auto elettriche e di deposito per bciclette
Il cuore della casa è però la tavola. Colazione e pranzo sono serviti nel bistrot dalla facciata avanzata e chiusa a vetri; la sera si cena al ristorante gastronomico sul retro, con 25-30 coperti tra la terrazza affacciata sul parco e la sala interna, in base al tempo. Il prossimo anno nascerà una nuova sala climatizzata che includerà anche la terrazza, così da servire tutto l’anno.
In cucina c’è lo chef Pascal Lombard, qui dal 1999, anno del suo arrivo all’albergo. Ha studiato alla scuola alberghiera di Bordeaux e non ha mai fatto mestieri diversi da questo che ama. Nel 2022 ha conquistato la sua prima stella Michelin. La sua è una cucina che parla del territorio e del giardino, fatta di fiori e verdure. In sala lo affianca la figlia Léa, che dà all’insieme il tono di una grande casa di famiglia.
Menù gastronomico
Il menù gastronomico è un percorso chiamato Le temps d’une balade e si sviluppa in sequenze, cinque o sette a scelta, come una passeggiata nel Périgord Noir tra bosco, orto e fiume. Si comincia con un risveglio del palato, poi arriva la zucca butternut, accompagnata da uova di luccio affumicate: dolcezza della polpa, nota resinosa e sapidità del fiume in un solo piatto. Seguono i finferli con la reine des prés, un’erba di prato dal profumo di mandorla e miele, e la nocciola. Poi il carciofo Camus, varietà tenera di origine bretone, con il tartufo estivo e l’amandon de pruneau, il seme nascosto nel nocciolo della prugna, dal gusto di mandorla amara.
Il pesce è la trota di Les Eyzies, lavorata con la tecnica giapponese dell’ikejime, che ne preserva la delicatezza, in dialogo con la susina Regina Claudia e i fagiolini. Per la carne, il piccione affumicato al ginepro, con more e broccoletti, porta in tavola il sottobosco d’autunno. A chi lo desidera è proposta anche una selezione di formaggi, fuori menù.
Prima del dolce c’è una pausa di freschezza, con kiwi giallo e verde, uva e crema d’Isigny, la panna normanna. È una cucina che segue il paesaggio, in cui fiori, erbe e verdure hanno lo stesso peso degli ingredienti nobili.
Dopo una giornata tra pareti di roccia e uomini di Cro-Magnon, cenare qui è il modo migliore di tornare al presente.
Info
Hôtel Les Glycines
Avenue de Laugerie 4, Les Eyzies
Tel. 0033 5 53069707