In un territorio particolarmente bello e suggestivo della Valle Cervo, stretta striscia di terra tra la Valle del Lys e la Valsesia, un tempo conosciuta come Valle d’Andorno, in provincia di Biella, circondata dalle Alpi Pennine, c’è il piccolissimo borgo di Rosazza, uno dei comuni meno popolati d’Italia, con meno di 100 abitanti, nel club dei Borghi più Belli d’Italia.
Qualcuno lo definisce la “Rennes-le-Château” d’Italia, altri addirittura il borgo più misterioso, perché capace di attirare quanti hanno qualche interesse ai luoghi esoterici e misteriosi.
Rosazza deve infatti la sua fama a Federico Rosazza, Senatore del Regno e membro della Giovane Italia mazziniana, che pare fosse anche Grande Maestro della Massoneria di Biella e che proprio in questa città tenesse le sue riunioni segrete.
Pillole di storia
L’origine di questo piccolo borgo piemontese sono piuttosto incerte; probabilmente è sorto in epoca molto antica, lungo una delle vie di comunicazione tra il nord ed il sud percorse da tanti popoli nelle diverse epoche storiche, che si sono insediati riuscendo a convivere con le difficoltà e l’isolamento tipiche della zona.
Le notizie storiche prima del X secolo d. C. sono scarse; non sono stati trovati reperti o testimonianze, ma è certo che, seppur scarsamente, la Valle fu abitata da popolazioni di provenienza diversa. In questa zona di confine e di transito tra Italia e Francia, infatti, si alternarono popoli di razza mediterranea, provenienti dalle pianure, e stirpi celtiche che filtravano dalle montagne. Ancora oggi nei toponimi e nel dialetto è possibile riscontrare molte parole di derivazioni diverse che hanno analogie con etimologie francesi e tedesche, nonché romane per la continua presenza degli eserciti di Roma nella zona.

Rosazza è un borgo ricco di arte, di storia e di cultura, con monumenti che sono giunti fino a noi perfettamente intatti, a testimonianza del suo leggendario passato; un luogo pieno di fascino, anche per via del suo caratteristico paesaggio architettonico.
Le sue abitazioni, perfettamente integre, sono quelle tipiche delle Alpi Occidentali, con i tetti in lose, lastre in pietra di Luserna, cui si accostano armonicamente edifici monumentali costruiti nel 1800 da Federico Rosazza: la chiesa, il castello, il municipio e il cimitero monumentale.
Passeggiando fra le strette vie lastricate, fra case colorate ed eleganti, si scoprono angoli suggestivi, fontane, iscrizioni lapidee, queste ultime presenti anche lungo le mulattiere che si inoltrano nel verde delle montagne circostanti, come quella della Gragliasca, con una coerenza architettonica dovuta all’abilità degli abitanti della valle nel mestiere di muratore-scalpellino, attività tradizionale ben documentata all’interno della Casa Museo che con le sue quindici sale rappresenta usi e costumi e tradizioni dell’Alta Valle Cervo.
L’antico castello
Il castello si erge, con la sua caratteristica torre guelfa, era la residenza estiva di Federico Rosazza, progettato e costruito con chiari riferimenti all’esoterismo e alla Loggia; i muri e le colonne vennero trattati con acido nitrico per ottenere un effetto che ricordasse gli antichi templi di Paestum.
Tutto attorno ad esso c’è un ampio giardino con un arco in pietra sbrecciata che riproduce l’arco di Volterra, opera etrusca del IV secolo a.C.; la torre, invece, ha evidenti analogie con l’architettura medioevale.
A

nche il municipio, la torre civica e la chiesa parrocchiale sono della stessa epoca, fine ottocento, voluti da Federico Rosazza, e realizzati sempre con molte delle caratteristiche del castello.
Il palazzo comunale, dove pare che Federico Rosazza tenesse le sue riunioni massoniche, ha la torre con merlature ghibelline e una scala di marmo bianco che dà accesso ai piani superiori, mentre la chiesa ha l’interno a tre navate dove campeggia un immenso cielo stellato, dove sono ben visibili le costellazioni dell’Orsa Maggiore e Minore, la Via Lattea e la Croce del Sud.
Natura selvaggia e incontaminata

Tutto attorno al borgo la natura domina incontrastata ed è il regno di chi ama la natura, la sua bellezza ancora selvaggia, dov’è possibile incontrare le antiche mulattiere di collegamento con le valli confinanti.
Lungo la mulattiera che conduce al castello sono stati realizzati diverse opere di sostegno, punti di sosta e molte incisioni rupestri realizzate dagli abili scalpellini della valle e raffiguranti alcune delle sue tante leggende, il volto del suo santo protettore San Giovanni Battista ed originali scritte di saluto ed augurio.