La Piscina Mirabilis era in origine un’enorme cisterna di acqua potabile. È la seconda più grande cisterna dell’epoca imperiale costruita dagli antichi romani dopo la Cisterna Basilica di Istanbul.

Dove?
Si tova nell’area dei Campi Flegrei a nord-ovest del golfo di Napoli. Costruita in età augustea (44 a.C-14 d.C.) a Miseno, frazione di Bacoli, la sua parte sotterranea è ancora completamente visitabile.
Serviva principalmente per rifornire di acqua potabile la flotta militare romana (Classis Praetoria Misenensis) dislocata nel porto. I Romani la scavarono nella collina di tufo antistante il porto di Miseno.
Era la vasca finale di uno dei principali acquedotti romani, l’acquedotto augusteo, la cui acqua scaturiva dalle sorgenti di Serino. Situate sull’altopiano omonimo in provincia di Avellino, erano famose per la loro purezza ed abbondanza.
Dimensioni
La Piscina è imponente e perfettamente conservata: rettangolare, lunga settanta metri, larga venticinque e mezzo, alta quindici e profonda venticinque.
La volta è sostenuta da 48 pilastri cruciformi ed è leggermente in pendenza per aumentarne la funzione.
L’acqua veniva trasportata all’interno grazie a macchine idrauliche . Un bacino profondo un metro, nella navata centrale, la “piscina limaria”, veniva svuotata e pulita ad intervalli regolari.
L’incanto che si prova al suo interno è indescrivibile e non stupisce che sia stata e sia ancora scelta come location di pellicole cinematografiche.
La Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per il Comune e la Provincia di Napoli ne gestiscono il suo valore architettonico e storico.
Visitatori celebri

firma di Goethe
Era una delle tappe del Grand Tour, il lungo viaggio dei giovani aristocratici europei nel vecchio continente. Viaggiavano soprattutto in Italia a completamento dei loro studi, una tradizione in voga soprattutto nel XVIII e XIX secolo.
E, in occasione della loro visita a questo sito, ci sono graffiti sulle colonne che la tradizione attribuisce a celebrità come Wolfgang Amadeus Mozart, Johann Wolfgang von Goethe e Alexandre Dumas.
I nomi e le date incisi a testimonianza della loro sosta non fanno che aumentare il fascino di un luogo che sembra appartenere all’immaginario.