È in edicola la Guida Osterie d’Italia 2027 – Slow Food Editore: 1952 “osterie” frutto di un attento censimento fatto alla luce di precisi criteri: rigorosa aderenza alla cucina del territorio, l’ambiente confortevole e ospitale, il buon rapporto qualità-prezzo.
“È nel DNA degli italiani cercare questo tipo di ristorazione – aveva ripetuto in più occasioni Carlin Petrini, l’indimenticabile fondatore di Slow Food -. Gli osti hanno capito di essere elementi determinanti per l’economia locale rispetto alla produzione alimentare. Io metterei le Osterie italiane nel Patrimonio materiale (e non solo immateriale) dell’UNESCO. Va bin?”.

© f.vizioli@slowfood.it
PRESENTAZIONE DELLA GUIDA
Il 19 ottobre 2026, nella Sala Fucine delle OGR di Torino è stata presentata la nuova edizione della Guida Osterie d’Italia. A condurre il racconto delle novità regione per regione e l’assegnazione dei premi speciali una coppia inedita: Carlo Bogliotti, responsabile editoriale della guida e Amministratore delegato di Slow Food Editore, e Fulvio Marino, mugnaio, panificatore e autore per l’editore della Chiocciola.
È stato il ristoratore Piero Alciati a dare il via alla presentazione, con un ricordo dedicato a Carlin Petrini. “Certi vuoti non si riescono a colmare, certi affetti non si possono sostituire, ma bisogna trovare la forza per poterli onorare. Grazie Carlo perché ci hai insegnato a essere umani”.
E parte proprio da lì il racconto, dall’intuizione di Petrini e dalla saggezza di Folco Portinari, uno dei firmatari del Manifesto di Slow Food, nel 1987.
E Carlo Bogliotti, nella presentazione, si rivolge all’ideatore di Slow Food con queste parole: “Carlo Petrini, oltre che uno degli ideatori della guida, era anche un vero affezionato alle Osterie. Quando avevo il privilegio di girare l’Italia con lui ogni tragitto era studiato (o allungato clamorosamente) per fermarsi in Osteria a pranzo e a cena, e percepivo nettamente l’affetto che lui provava per gli osti e quanto era sinceramente ricambiato. Non possiamo che ringraziarlo per aver immaginato questa guida meravigliosa e unica e cercare di fare al meglio per portare avanti il suo progetto”.

Carlo Bogliotti e la Presentazione alle OGR. © Andrea Di Bella
“Le Osterie sono piccoli ma indispensabili santuari di autenticità. Ed ecco la parola chiave, autenticità, quando la realtà attuale è sempre più rappresentata attraverso il maquillage dell’intelligenza artificiale e la velocità imposta dalla comunicazione frenetica che tutti frequentiamo. Nelle osterie, invece, si vive, si lavora, si mangia e si beve, si riattivano i sensi, si sta bene, insieme, senza filtri. E si impara. Si diventa aperti e tolleranti, gastronomi e cittadini colti e responsabili”.
ALCUNI DATI
Il primo dato che risalta della guida 2027 è 1952. Tanti sono i locali segnalati in questa nuova edizione, (pensate che nella prima edizione della Guida del 1990 erano poco più di 700 Ndr) in cui campeggiano ben 175 Locali Quotidiani, ovvero i pastifici, le gastronomie, le enoteche con cucina, che per la prima volta compaiono come sezioni regionali e non più raggruppati in fondo al volume. In più, come ogni anno, gli inserti regionali con i bacari veneziani, i buffet triestini, le malghe trentine, i fornelli pugliesi, i trippai fiorentini e tanti altri locali tipici di ogni regione.
Dei 1952 locali segnalati nella guida, sono 335 i locali a cui è assegnata la Chiocciola, che viene attribuita a quelle insegne che si contraddistinguono per l’eccellente proposta e per l’ambiente, la cucina e l’accoglienza decisamente in sintonia con i valori di Slow Food.
Guardando alle regioni, quelle con più osterie segnalate sono il Piemonte (169), e subito dietro Toscana (158) e Campania (155), mentre diverso è l’ordine se si guarda al numero delle Chiocciole, che vede la Campania di nuovo in prima posizione con 34 locali: seguono il Piemonte con 31 e a pari merito con 26 l’Emilia-Romagna, la Toscana e la Puglia.
HO VOGLIA DI… LO TROVO A…
In coda al volume una novità che in realtà è un lieto ritorno, ovvero la sezione Ho voglia di… Lo trovo a…, un indice da “sussidiario” presente nella prima edizione della guida Osterie d’Italia, quella del 1990: dall’abbacchio alla zuppa valpellinentze si percorre un itinerario che accompagna il lettore sulla strada dei suoi piaceri, dei suoi desideri.

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Chiara Cauda, direttore editoriale della casa editrice ha posto l’accento su osti e ostesse, senza i quali non esisterebbe la guida: “I veri autori di questa guida sono innanzitutto gli osti e le ostesse. Sono loro, anno dopo anno, a scriverla attraverso il proprio lavoro, le scelte quotidiane, i piatti che portano in tavola e le storie che sanno raccontare. Sono custodi di ricette, certo, ma molto spesso anche custodi dei luoghi che abitano: paesi, vallate, campagne e quartieri che rischierebbero altrimenti di perdere una parte della propria identità. Osterie d’Italia continua a essere un libro vivo proprio perché raccoglie le loro voci”.

© f.vizioli@slowfood.it
In chiusura le parole con cui Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, ha salutato questa edizione e che ne condensano lo spirito: “Ricordando il pensiero di Carlin, le Osterie sono state centrali fin da principio. Sono luoghi di lavoro, di incontro, di relazioni ma anche di cultura e politica. Luoghi di vita e autenticità, luoghi incantevoli e imperfetti, come la vita. E come noi. Allegri ma a volte anche tristi, come la vita. E come noi. Nuovi di zecca o un po’ “sbucciati”, come la vita. E come noi. Poetici e prosaici, come la vita. E come noi. Luoghi che vogliono esistere, fare del loro meglio e che possono rendere il mondo un luogo un po’ migliore, come dobbiamo e possiamo fare tutti noi”.