È una domanda che attraversa la storia dell’arte da secoli e che oggi torna sorprendentemente attuale nella mostra Danse Macabre dell’artista belga Hans Op de Beeck, ospitata alla Tenuta Dello Scompiglio di Vorno, sulle colline lucchesi, e curata da Angel Moya Garcia.
L’esposizione si sviluppa attraverso una grande installazione site-specific e un film d’animazione, componendo un percorso immersivo che invita il visitatore a confrontarsi con il tempo, la memoria e la natura effimera dell’esistenza.
La giostra come metafora dell’esistenza
L’opera principale che dà il titolo alla mostra conduce il pubblico in un paesaggio notturno e monocromatico: alberi spogli, specchi d’acqua, un sentiero che si perde nell’oscurità e, al centro, una giostra a grandezza naturale completamente grigia. Un’immagine potente e straniante, sospesa fuori dal tempo. La giostra è uno degli oggetti più universali dell’immaginario collettivo. Evoca l’infanzia, il gioco e la spensieratezza. Eppure Hans Op de Beeck ne ribalta il significato.
Privata dei suoi colori e del suo movimento, la giostra appare come un fossile del divertimento, una reliquia di qualcosa che è stato vivo e ora non lo è più. Il grigio uniforme la trasforma in una sorta di monumento alla transitorietà, come se il tempo si fosse improvvisamente fermato. L’artista invita così a riflettere su una condizione profondamente umana: il continuo girare attorno alle cose, alle ambizioni, ai desideri e alle abitudini che scandiscono le nostre vite. La giostra gira in tondo. Anche noi, spesso, abbiamo l’impressione di farlo.
Un simbolo che accompagna tutta la sua ricerca
La scelta della giostra non è casuale né episodica nel percorso artistico di Op de Beeck. Già nel 1999, nel video Blender, l’artista utilizzava questo elemento come metafora della condizione umana: una giostra colorata che ruota fino a dissolversi in un vortice indistinto per poi arrestarsi nuovamente. Da allora questo soggetto è tornato più volte nella sua produzione, diventando il simbolo di un’esistenza che oscilla continuamente tra movimento e immobilità, desiderio e disillusione, ricerca di senso e ripetizione.
Il richiamo della “danza della morte”
Il titolo Danse Macabre richiama un tema iconografico nato nel Medioevo: la danza della morte, in cui uomini e donne di ogni condizione sociale venivano rappresentati insieme agli scheletri per ricordare che la morte accomuna ogni essere umano. Nell’installazione di Op de Beeck gli scheletri popolano la giostra come protagonisti di una festa congelata nel tempo. Tra piatti sporchi, resti di torte, bottiglie vuote, frutta abbandonata e oggetti lasciati al loro destino emerge l’immagine di un banchetto terminato, di un’allegria ormai svanita.
Più che spaventare, questi scheletri sembrano raccontare la fragilità della condizione umana. Come nelle antiche nature morte, tutto diventa un memento mori: un invito a ricordare che nulla è permanente e che ogni esperienza, per quanto intensa, è destinata a passare.
Una riflessione sulla società contemporanea
L’aspetto forse più interessante dell’opera è la sua capacità di dialogare con il presente. Viviamo in una società che celebra costantemente l’intrattenimento, la velocità e la ricerca di nuove esperienze. Siamo circondati da immagini che invitano a consumare, divertirsi, apparire e inseguire continuamente nuove emozioni. La giostra immobile di Hans Op de Beeck sembra invece porre una domanda scomoda: cosa rimane quando il rumore si spegne? Cosa resta quando l’euforia si dissolve e la festa finisce?
L’opera non offre risposte definitive, ma apre uno spazio di contemplazione sempre più raro nel nostro tempo. Ci invita a fermarci e a osservare ciò che normalmente preferiamo ignorare: il passare degli anni, la precarietà delle cose e il bisogno umano di attribuire un significato più profondo all’esistenza.
Dal visibile all’invisibile: il viaggio di Vanishing Point
La mostra prosegue con il film d’animazione Vanishing Point, accompagnato da un paesaggio sonoro composto da Sam Vloemans ed eseguito dall’Hermes Ensemble. Il titolo, che in pittura indica il punto di fuga prospettico, viene utilizzato dall’artista in senso simbolico. È il luogo in cui il visibile lascia spazio all’ignoto, dove ciò che può essere misurato e compreso si dissolve per aprirsi a una dimensione più interiore. Attraverso immagini ad acquerello animate e paesaggi sospesi tra sogno e memoria, il film accompagna il visitatore verso una riflessione sul mistero dell’esistenza e su quei momenti in cui l’essere umano abbandona per un istante il controllo razionale della realtà. In questo senso, il “punto di fuga” diventa una metafora del passaggio dall’intelletto alla contemplazione, dal concreto allo spirituale.
Un artista di respiro internazionale
La presenza di Hans Op de Beeck alla Tenuta Dello Scompiglio conferma il profilo internazionale del progetto culturale lucchese. Nel corso della sua carriera l’artista ha esposto in importanti musei e istituzioni di Europa, Stati Uniti e Asia, tra cui la Galleria Borghese di Roma, il Hirshhorn Museum di Washington, il MOCA di Cleveland, il Museo Reina Sofía di Madrid, il Centre Pompidou di Parigi e la Tate Modern di Londra. Ha inoltre partecipato a prestigiose manifestazioni internazionali come la Biennale di Venezia e Art Basel. Una presenza che contribuisce a rafforzare il ruolo della Tenuta Dello Scompiglio come luogo di ricerca e confronto culturale.

Hans Op de Beeck
La Tenuta Dello Scompiglio: arte, natura e sostenibilità
Ideato e diretto da Cecilia Bertoni, il Progetto Dello Scompiglio è una realtà unica nel panorama culturale italiano. Situata sulle colline di Vorno, alle porte di Lucca, la Tenuta integra arti visive, spettacolo dal vivo, paesaggio, attività agricole e riflessione ambientale in un dialogo continuo tra cultura e natura. La sostenibilità, la responsabilità verso il territorio e la valorizzazione delle relazioni tra essere umano e ambiente rappresentano elementi centrali di un progetto che da anni ospita mostre, spettacoli, residenze artistiche e percorsi di ricerca multidisciplinare.
Informazioni sulla mostra
Hans Op de Beeck – Danse Macabre
A cura di Angel Moya Garcia
Tenuta Dello Scompiglio
Vorno, Capannori (Lucca) https://www.delloscompiglio.org/it/
Fino al 25 ottobre 2026
Orari di visita
Giovedì e venerdì: 14.00-18.00
Sabato e domenica: 15.00-19.00
Biglietto: €10, comprensivo dell’accesso alle opere permanenti della Tenuta.
Una mostra che utilizza la forza evocativa delle immagini per interrogare il nostro rapporto con il tempo, la memoria e la finitezza umana, trasformando una semplice giostra in una potente allegoria della condizione contemporanea.