“Non c’è vita senza terra. Rigenerazioni”: Life Talk all’UNISG di Pollenzo

di Andrea Di Bella
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L'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Credits Andrea Di Bella

L’incontro, focalizzato sulle tematiche legate all’Ambiente, è stato organizzato dal Gruppo A2A in partnership con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo per approfondire i temi della circolarità delle risorse e della rigenerazione. L’analisi allarmante dello scienziato, professore Stefano Mancuso: ”Maggiore umiltà dell’uomo e conversione ecologica”, un nuovo approccio al cambiamento inteso come salvaguardia e opportunità di preservare la bellezza di questo Pianeta

“Come sta la vita su questo Pianeta?”. Con questo interrogativo il professore Stefano Mancuso, Neurobiologo delle piante e Direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) dell’Università degli Studi di Firenze ha aperto all’UNISG di Pollenzo il secondo Life Talk dal titolo “Non c’è vita senza terra. Rigenerazioni”,  dopo l’appuntamento dello scorso luglio dedicato all’Acqua.

UNISG di Pollenzo: il professore Stefano Mancuso con la moderatrice Carlotta Ventura. Credits Andrea Di Bella

UNISG di Pollenzo: il professore Stefano Mancuso con la moderatrice Carlotta Ventura. Credits Andrea Di Bella

Secondo appuntamento molto interessante focalizzato sulle tematiche legate all’Ambiente del Gruppo A2A in partnership con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo), per approfondire i temi della circolarità delle risorse e della rigenerazione: una nuova tappa del progetto di A2A per promuovere una riflessione sulla gestione responsabile delle risorse e la salvaguardia degli elementi necessari alla vita.

L’ incontro ha fornito un’occasione per riflettere con gli studenti dell’Ateneo di Pollenzo sull’importanza delle risorse naturali e sulla necessità di ripensare i modelli economici, produttivi, sociali ed organizzativi al fine di renderli più sostenibili. Circolarità e rigenerazione sono le tematiche al centro del dibattito. Partendo dall’importanza di adottare comportamenti di consumo responsabile e favorire una gestione circolare delle risorse, la riflessione abbraccia anche il concetto di rigenerazione. Un ulteriore passo avanti rispetto alla preservazione dell’ambiente e dei suoi elementi, affinché le risorse naturali possano rinnovarsi.

Quello che rende il nostro Pianeta unico è la presenza della vita – spiega il professor Mancuso -. Non abbiamo nessuna traccia, nessuna evidenza scientifica che su altri pianeti ci sia vita: questo si chiama ‘principio di precauzione’. La vita che conosciamo esiste sì, ma in uno spazio molto limitato, uno strato di 20 chilometri, 10 sopra il livello del mare e 10 sotto: è la Biosfera! Addirittura il 96% di tutta la vita che conosciamo è racchiusa in uno straterello di due chilometri”.

Lo scienziato Stefano Mancuso. Credits Andrea Di Bella

Lo scienziato Stefano Mancuso. Credits Andrea Di Bella

“L’uomo vive in una ‘bolla’, siamo convinti che la vita possa esistere dappertutto e che quindi possiamo consumare risorse all’infinito: questo è il problema fondamentale. In realtà stiamo parlando della cosa più rara dell’Universo, dobbiamo rendercene conto. C’è una data epocale che divide in un ‘prima ‘ e un ‘dopo’ la storia del Pianeta: è il 2021. Perché, cos’è successo? È accaduto che dal 2021 su questo Pianeta c’è più materiale sintetico prodotto dall’uomo (per il 96% cemento, asfalto e plastica), in peso, che vita. Nel 1920, un secolo fa il peso di questi materiali sintetici sul peso della vita era inferiore allo 0,5%, irrilevante. Rispetto al periodo preindustriale la temperatura è aumentata di circa 1 grado e mezzo a livello globale. È un evento epocale considerando che mentre si continua a produrre, la vita sul nostro pianeta si riduce ”.

Per capire la catastrofe di ciò che stiamo facendo vi cito solo un dato: la Cina, nel 2021, ha prodotto, in un anno, la stessa quantità di cemento che gli Stati Uniti hanno prodotto nel secolo precedente. E ancora, nel 2022 lo Stato Britannico commissiona all’Università di Cambridge un Report sulla Biodiversità del Pianeta; vuol sapere quanto costa la perdita di biodiversità del Pianeta. Bene, leggendo il rapporto Dasgupta ho registrato un dato allarmante a cui non credevo: la vita animale registra negli ultimi 50 anni una perdita del 50-70%. E ancora, un altro dato impressionante: il 97% dei mammiferi su questa Terra sono uomini e animali che alleviamo per il nostro consumo alimentare. E i pesci? Non esiste un solo modello  scientifico che dica che da qui ai prossimi 50 anni ci saranno ancora pesci selvatici”.

In 50 abbiamo realizzato tutto questo. Gli animali rappresentano lo 0,3% il peso della vita. La vita di questo Pianeta, in peso, è composta dall’86% da piante, per lo 0,3% da animali, per l’1,3 % da funghi, il restante microrganismi. Le piante gestiscono, attraverso la fotosintesi, la trasformazione di energia solare in energia chimica. 12 mila anni fa nasce la civiltà umana e sulla Terra c’erano 6 mila miliardi di alberi; oggi sono la metà, di cui 2 mila miliardi li abbiamo tagliati negli ultimi due secoli. Se ci fossero questi 2 mila miliardi, probabilmente oggi non avremmo il fenomeno del riscaldamento globale. Due miliardi di persone non sapranno dove vivere nei prossimi 30 anni per limitazioni climatiche”.

Per finire, voglio dire a tutti, e mi rivolgo soprattutto ai giovani studenti di questo Ateneo, perché con quelli della mia età non intendo più parlare – conclude il professore -: se facessimo tutto quello che possiamo fare saremmo tutti più felici. La nostra specie, quella di homo sapiens, ha avuto il dono di un’intelligenza che sicuramente ha fatto un salto evolutivo molto maggiore rispetto alle altre specie; ma a cosa serve questo privilegio se ci stiamo “auto-estinguendo” molto più velocemente delle altre specie?. Con una maggiore umiltà (noi uomini siamo convinti di essere i  migliori e di poter governare su tutti) e la conversione ecologica compiremo il più grande atto d’amore verso noi stessi. L’elogio della vita. La sola che conosciamo!”.

Applausi a scena aperta degli studenti dell’Università di Pollenzo.

Renato Mazzoncini dialoga con Oscar Farinetti. Credits Andrea Di Bella

Renato Mazzoncini dialoga con Oscar Farinetti. Credits Andrea Di Bella

Nel dibattito “Rigenerazioni”, sono intervenuti Renato Mazzoncini, AD del Gruppo A2A, e Oscar Farinetti, fondatore di Eataly e AD dell’azienda vitivinicola Fontanafredda, hanno indagato il significato del concetto di ‘rigenerazione’ declinandolo in quattro ambiti di azione: ecosistemica, energetica, urbana e culturale.  A partire dalla condivisione di esperienze e best practices per affrontare le sfide del climate change e della transizione ecologica, vengono raccontati esempi di filiere sostenibili e di creazione di nuove risorse, sotto forma di materia ed energia, grazie al biometano. Tematica di discussione anche quanto sia essenziale ripensare alle città in chiave rigenerativa e la necessità di un cambio di paradigma culturale, capace di riportare in equilibrio il rapporto uomo – terra.

È stato quindi presentato il secondo documentario nato dalla collaborazione fra A2A e Will Media dal titolo “Rigenerazione”, in cui Mattia Battagion – Head of Sustainability di Will Media – ha illustrato alcuni esempi di come la sostenibilità possa concretizzarsi in progetti di rigenerazione. Grazie al contributo di esperti e addetti ai lavori, il documentario – disponibile sui canali digitali di Will e A2A – mostra come l’innovazione e l’impegno per la salvaguardia dell’ambiente possano contribuire al benessere delle future generazioni.

Mario Calabresi intervista Valeria Margherita Mosca e Franco Aliberti col contributo di Silvia Lazzaris. Credits Andrea Di Bella

Mario Calabresi intervista Valeria Margherita Mosca e Franco Aliberti col contributo di Silvia Lazzaris. Credits Andrea Di Bella

In chiusura l’intervista condotta dal giornalista Mario Calabresi dal titolo “Cibo e cultura: un approccio rigenerativo per il futuro” con i contributi della reporter scientifica Silvia Lazzaris, della ricercatrice e ambientalista Valeria Margherita Mosca e dello chef Franco Aliberti.

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