E se il nostro corpo fosse molto più di ciò che vediamo? E se, attraverso una fotografia, potesse raccontare ciò che siamo stati, ciò che stiamo diventando e tutto quello che rischiamo di perdere? Dal 17 ottobre al 14 novembre 2026, Firenze accoglie All We Have Is Now, la mostra personale di Viktoria Andreeva, artista bulgara che vive e lavora a Vienna. Un percorso nel quale il corpo umano si trasforma, perde i propri confini e diventa materia poetica. Ma anche un invito a interrogarsi sul tempo, sull’identità e sul significato di quel presente che troppo spesso attraversiamo senza davvero abitarlo.
Quando la fotografia supera i confini della realtà
Ci sono immagini che si limitano a mostrarci qualcosa. Altre, invece, ci costringono a fermarci e a guardare diversamente. La ricerca di Viktoria Andreeva appartiene a questa seconda dimensione. Ex ballerina, l’artista porta nella fotografia una sensibilità particolare per il movimento, l’equilibrio e la relazione tra corpo e spazio.
Nelle sue opere, la figura umana si allontana progressivamente dalla tradizionale rappresentazione del ritratto. I corpi si raccolgono, si intrecciano, sembrano sospendersi o fondersi con la materia. L’identità individuale si dissolve, lasciando emergere forme ambigue, nelle quali convivono vulnerabilità e forza, armonia e inquietudine.
Che cosa rimane di noi quando l’immagine smette di raccontare un volto e comincia a suggerire una condizione dell’esistenza?
È una domanda che attraversa questo lavoro fotografico. Il corpo non è più soltanto una presenza fisica. Diventa un territorio da esplorare, una forma in trasformazione, una soglia tra ciò che possiamo riconoscere e ciò che sfugge alla definizione. In questa tensione si apre lo spazio dell’interpretazione. Lo spettatore non è chiamato soltanto a osservare, ma a confrontarsi con immagini che sembrano custodire qualcosa di familiare e, allo stesso tempo, inafferrabile.
All We Have Is Now: il tempo che ci appartiene
Il titolo della mostra, All We Have Is Now, racchiude una riflessione essenziale: tutto ciò che abbiamo è adesso. Eppure, quanto siamo davvero presenti nella nostra vita? Quante volte rimaniamo legati al passato, alle occasioni perdute, alle immagini di ciò che eravamo? E quante altre proiettiamo ogni speranza in un futuro che non possiamo ancora conoscere?
Il presente è una dimensione fragile. Accoglie la memoria, ma non può trattenerla. Contiene le possibilità del futuro, ma non può anticiparle. È il punto d’incontro tra ciò che è stato e ciò che ancora deve accadere. Nella ricerca di Andreeva, questa consapevolezza trova una traduzione visiva. Le figure sembrano attraversare una metamorfosi continua, sospese tra presenza e dissoluzione. La loro forma non appare definitiva. Si modifica, si deforma, si sottrae a una lettura univoca.
La fotografia può allora diventare una riflessione sulla caducità, sulla bellezza di ciò che esiste proprio perché non è destinato a rimanere immutato. In un’epoca dominata dalla velocità delle immagini e dalla necessità di documentare ogni istante, fermarsi davanti a un’opera può diventare un gesto controcorrente. Non per trattenere il tempo, ma per riconoscerne il valore.
Dieci opere, un dialogo tra materia e immagine
Il percorso espositivo riunisce dieci opere, mettendo in dialogo differenti modalità di fruizione della fotografia contemporanea. Cinque lavori sono presentati in forma fisica: tre appartengono alla serie Cosmic Beings, mentre gli altri sono Memories of the Past e All We Have Is Now. Altre cinque opere sono proposte in formato digitale attraverso Samsung The Frame.
La compresenza di opere materiali e immagini luminose introduce un ulteriore livello di lettura. La fotografia non si esaurisce nella superficie che la contiene, ma si confronta con lo spazio, con la luce e con la percezione di chi guarda. Anche il processo creativo dell’artista contribuisce a questa sensazione di trasformazione. Le texture che attraversano i corpi vengono costruite dopo lo scatto, attraverso interventi successivi, stratificati e controllati. Non sono semplici effetti decorativi, ma strumenti che modificano la percezione del soggetto.
La distorsione fotografica e la progressiva depersonalizzazione allontanano così la figura dalla sua individualità. Il corpo diventa una presenza sospesa, capace di evocare dimensioni che superano la realtà immediatamente riconoscibile. È proprio in questa zona di confine che le opere acquistano la loro forza evocativa. Non offrono risposte definitive, ma aprono possibilità di interpretazione.

L’artista Andreeva vincitrice del premio Lorenzo il Magnifico.
Dalla Florence Biennale al progetto Art Suite
La mostra rappresenta anche un ritorno significativo per l’artista. Nel 2023, Viktoria Andreeva ha vinto l’International Open Call Competition I Am You – Photography, ricevendo il Premio speciale Lorenzo il Magnifico alla XIV Florence Biennale, dove ha partecipato come Guest of Honour. La sua opera All We Have Is Now era stata scelta come immagine coordinata di quell’edizione, diventando uno dei riferimenti visivi più riconoscibili della manifestazione.
Tre anni dopo, la stessa opera torna al centro di un progetto che collega memoria e presente. Non si tratta soltanto di recuperare un’immagine significativa del passato. È anche un modo per riconoscere come il significato di un’opera possa evolvere nel tempo, incontrando nuovi luoghi e nuovi sguardi. La personale è il secondo appuntamento di Art Suite, il progetto nato dalla collaborazione tra Florence Biennale e Anglo American Hotel Florence – Curio Collection by Hilton. L’iniziativa porta l’arte contemporanea fuori dai tradizionali spazi espositivi, inserendola in un luogo dedicato all’ospitalità internazionale.
L’hotel diventa così uno spazio d’incontro tra arte, cultura e vita quotidiana. Un contesto nel quale l’opera può essere scoperta anche al di fuori delle consuete abitudini di visita. Il progetto accompagna inoltre la Florence Biennale verso il trentennale della sua fondazione, che ricorrerà nel 2027.
Leggere il presente attraverso l’arte
Il ritorno di Andreeva a Firenze si inserisce in una riflessione più ampia sul tempo, destinata a proseguire con la XVI Florence Biennale, in programma alla Fortezza da Basso dal 23 al 31 ottobre 2027.
Beyond the Sense of Time. Memory, Caducity and Eternity in Contemporary Art and Design sarà il tema della prossima edizione. Memoria, caducità ed eternità diventeranno le direttrici di un’indagine sulla trasformazione dell’esperienza temporale. Sono temi che la fotografia di Andreeva sembra già interrogare. Perché il tempo non è soltanto ciò che passa. È anche ciò che lascia dentro di noi, ciò che trasforma il nostro sguardo e ciò che continua a vivere attraverso le immagini.
Che cosa rende davvero prezioso un istante: la possibilità di conservarlo o la consapevolezza di non poterlo trattenere?
Forse l’arte non può fermare il tempo, ma può aiutarci a riconoscerlo. Può rendere visibile la fragilità che accomuna ogni forma vivente e ricordarci che l’identità non è qualcosa di immobile. È un processo, una continua negoziazione tra memoria e cambiamento. In questo senso, All We Have Is Now non è soltanto una mostra fotografica. È un invito a interrogare il nostro rapporto con la presenza, con il corpo e con il trascorrere della vita. Perché, mentre cerchiamo di conservare ciò che siamo stati e immaginiamo ciò che saremo, il presente continua a scorrere. E forse è proprio qui che l’arte ci restituisce una possibilità preziosa: imparare a guardare davvero ciò che abbiamo, prima che diventi memoria.

Informazioni utili
Mostra: Viktoria Andreeva. All We Have Is Now
Dove: Anglo American Hotel Florence – Curio Collection by Hilton, via Solferino 6, Firenze.
Apertura al pubblico: dal 17 ottobre al 14 novembre 2026.
Orari: tutti i giorni, dalle 9:00 alle 19:00.
Per informazioni sulla mostra e sui progetti della Florence Biennale: www.florencebiennale.org.
La XVI Florence Biennale si terrà alla Fortezza da Basso di Firenze dal 23 al 31 ottobre 2027.