A Casa di Mare per degustare i vini campani di Santacosta

di Massimo Tommasini
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Santacosta

SantacostaUn invito all’Osteria Casa di Mare di Forlì, ospiti di Luca Gardini, non si può assolutamente rifiutare perché si può star certi di degustare degli ottimi vini ad accompagnare la straordinaria cucina dello chef Simone Di Gennaro.

L’occasione, questa volta, è stata la presentazione dell’Azienda Santacosta della famiglia Pagano, amici di lunga data di Luca e Roberto Gardini che li hanno invitati in Romagna per presentare la loro produzione di Falanghina, Fiano, Greco, Aglianico e Moscato.

Santacosta, cinquant’anni in vigna

L’azienda Santacosta ha una lunga storia di viticultura tradizionale, a partire dal 1936, quando Andrea, il bisnonno dei quattro fratelli Pagano attuali proprietari, iniziò nel beneventano il percorso di valorizzazione dell’Aglianico e del Piedirosso, vitigni autoctoni da cui si ottengono vini di elevata riconoscibilità.

SantacostaIl beneventano è zona di vini bianchi di alto spessore, i cui vigneti crescono e subiscono l’influenza dei terreni di origine vulcanica; ne derivano vini come Fiano, Greco, Aglianico e Falanghina che nascono dalla fatica quotidiana nelle vigne e dal rispetto dei tempi in cantina, per poi assaporare pienamente il gusto della sfida vinta.

A Casa di Mare Giuseppe Pagano si è presentato con la moglie Michela e la giovanissima figlia Ludovica, che rappresenta la quarta generazione della famiglia e che nonostante i suoi diciannove anni ha già le idee ben chiare sul suo futuro: laurea in Agraria, specializzazione in Viticoltura ed Enologia all’Università di Firenze, per poi prendere in mano l’azienda di famiglia e perpetuare quello che è stato il lavoro ed il sogno del bisnonno Andrea, al quale i nipoti, tra l’altro, hanno dedicato la linea di punta della produzione di Santandrea, il Don Andrea 36*05.

Pagano, una storia quasi centenaria

SantacostaIn realtà l’attività è ancora più antica, perché il bisnonno di Andrea Pagano, Giuseppe, faceva questo lavoro quando ancora c’era il Regno delle Due Sicilie a Boscotrecase, alle falde del Vesuvio; il figlio Raffaele e poi il nipote Andrea ne hanno continuato l’attività passando dalla vendita del vino sfuso all’imbottigliamento e nel 1968 trasferendosi a San Marzano sul Sarno.

I figli di Andrea hanno proseguito l’attività; Raffaele con il marchio Joaquin a Montefalcione e Andrea con Santacosta a Torrecuso dove ha acquisito i vigneti ed altri sono in procinto di passare sotto il suo controllo diretto.

Il cuore pulsante dell’azienda è comunque a San Marzano, il paese del pomodoro, dove sotto gli occhi attenti dell’enologo Sergio Romano e la consulenza di Luca Gardini si producono circa due milioni di bottiglie, di cui 300mila circa con i nove vini della linea Don Andrea 36*05.

Santacosta, in arrivo una grossa novità

SantacostaLa commercializzazione è rivolta per il 95% al mercato Ho.Re.Ca. italiano, perché l’azienda ha voluto in questi anni privilegiare la qualità del prodotto alla quantità; l’obiettivo, comunque è di raddoppiare la produzione in brevissimo tempo, per poi affrontare in modo serio anche il discorso dell’export ed in tal senso sono stati messi in conto investimenti importanti, uno dei quali riguarda la trasformazione di Santacosta in “Andrea Pagano S.p.A.”.

SantacostaLuca Gardini, da perfetto anfitrione, ha presentato come sempre nel suo stile “frizzante” i diversi vini di Santacosta, dal fresco, fruttato e floreale Falanghina, prodotta sia come vino fermo che come vino frizzante a fermentazione naturale, al “grasso”, “piccante”e “salino” Fiano, un vino di grande spessore, adattissimo ai piatti di Casa di Mare.

Nel degustare il Greco e l’Aglianico, Gardini ha dato spettacolo; ha letteralmente “scomposto” i vini, parlato dei terreni, del clima, della natura mediterranea che circonda le colline beneventane con le sue piante, i fiori, i frutteti i cui aromi e sapori arrivano a “contaminare” le uve che trasferiscono poi nei vini i loro profumi.

SantacostaParticolarmente interessanti anche il rosato della linea Don Andrea 36*05, vinificato con uve 50% Piedirosso, 25% ciascuno Merlot e Cabernet Sauvignon ed il Moscato in purezza, proveniente dai vigneti di Baselice e Pietralcina, che ha accompagnato il dessert preparato dal giovane chef Simone di Gennaro di Casa di Mare.

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