“Vite in movimento” è una rubrica di interviste dedicate a nomadi digitali, viaggiatori contemporanei, creativi itineranti e professionisti senza ufficio fisso, che hanno trasformato il viaggio in uno stile di vita.Il focus non è solo dove vanno, ma come vivono, come lavorano, cosa mangiano e che rapporto hanno con i luoghi, le persone e cosa li ha spinti a cambiare ritmo di vita. Un racconto umano, concreto e ispirazionale, lontano dai luoghi comuni.
Quando si pensa ad una donna motociclista, la si vede già eroica, forte, indipendente che sa esattamente quello che vuole e non ha paura a prenderselo. Ed ecco che tutto questo, se connesso, diventa una bomba ad orologeria: vi presento Hele Biker! Elena, una ragazza più che determinata, un bel giorno di sette anni fa, ha caricato il minimo indispensabile e si è dissoluta nel mondo. Chi pensava che sarebbe stata un’impresa folle, chi troppo eccessiva per una ragazza, donna, da sola, chi che sarebbe tornata dopo qualche mese, si è dovuto ricredere: Elena che all’inizio ci teneva a far sapere i suoi sviluppi, nel tempo, ha ristretto la comunicazione al minimo indispensabile con il suo pubblico. Non era più necessario rimanere costantemente connessi a internet, scoprirà successivamente che l’unica cosa necessaria sarebbe stato rimanere connessi solo a sé stessi!
VITE IN MOVIMENTO | L’intervista
Qual è il tuo nome di battesimo e quello digitale (come lo hai scelto)?
Il mio nome di battesimo è Elena Lorena Axinte e molti amici mi chiamano Ele. In Italia ho aggiunto una “H” davanti, in modo che mi pronuncino il nome con l’accento giusto, quindi è diventato Helena o Hele. Da qui anche il mio nome digitale “Hele Biker”, che ho usato quando ho creato il mio account Instagram prima di cominciare il mio primo viaggio in moto (Africa). È rimasto così fino ad ora.
Chi sei, da dove arrivi e che lavoro fai?
È un po’ complicato definirmi in modo chiaro al momento. Sono romena di origini, trasferita in Italia, a Milano, appena ho finito gli studi universitari, e ho vissuto lì per ben 12 anni. Di professione sono attrice di teatro e teatro-terapeuta, ma da quasi 7 anni vivo una vita nomade in giro per il mondo con la mia moto.
Da quanto tempo sei in viaggio? Che rotta hai percorso fino ad oggi?
Questo agosto, di preciso il 9 di agosto, compio 7 anni da quando vivo nel mondo con la mia moto. Sono partita dall’Italia, Milano. Ho attraversato l’Europa dell’Est (i Balcani), passando per la prima volta con la moto nel mio Paese, la Romania. Da lì, passando per la Bulgaria e la Grecia, sono entrata in Turchia, il mio ultimo contatto con l’Europa.
Dalla Turchia ho cominciato uno dei più importanti e significativi capitoli del mio viaggio finora: il Medio Oriente. Ho viaggiato molto lentamente per due anni e mezzo in tutti i Paesi arabi: Libano, Siria, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Oman, Yemen, Qatar, Bahrain, Kuwait e Iraq, tutto questo anche durante la pandemia.
Ho lasciato lentamente il mondo arabo entrando nell’affascinante Iran e da lì ho aperto un altro capitolo: Sud Asia, con Pakistan, India, Bangladesh, Nepal e Bhutan. Da lì, per poter cominciare un’altra parte importante del viaggio, ho dovuto viaggiare in Tibet e Cina in un’attraversata molto veloce, complicata e provocatoria. Ed è così che sono entrata nel Sud-Est Asiatico: Laos, Thailandia, Cambogia, Malesia, Singapore, Indonesia e Timor Leste. Attualmente, dopo più di 5 anni di Asia, mi trovo su un nuovo e molto diverso continente: Australia.
Quanti anni avevi quando hai deciso di cambiare il ritmo della tua vita? Hai avuto paura?
Paura? Per niente. È stato tutto AMORE. È stata forse per la prima volta nella mia vita quando ho saputo con molta certezza ed armonia che quella era la più giusta decisione e scelta che ho mai preso. Sapevo profondamente che quello era il mio nuovo ritmo di vita ed ero perdutamente innamorata di questa nuova svolta. Quando sono partita avevo 34 anni compiuti, ma avevo deciso due anni prima, quindi quando avevo 32.
Quanto tempo ci hai messo ad agire e qual è stato il punto di “non ritorno” dalla classica vita da “ufficio”?
Il punto di non ritorno è stato il momento in cui ho scoperto e deciso che questo è il modo in cui vorrei vivere per un periodo indeterminato. Ci ho messo quasi 2 anni finché sono partita, ma ho iniziato ad agire fin da subito. Ci sono voluti 2 anni perché ho voluto chiudere alcuni cerchi che erano in corso di svolgimento, chiudere la vita che stavo facendo. Dopo un anno ho fatto il primo passo, il viaggio di 4 mesi in Africa, poi sono tornata, ho chiuso veramente tutto e a meno di due anni dalla mia “illuminazione” sono partita. In questi 2 anni non ho mai messo in dubbio la mia decisione e non mi sono mai interrogata se fosse la scelta giusta o sbagliata. L’ho saputo dal primo istante. Ho dovuto solo aspettare e preparare le condizioni favorevoli. Poi, la cosa interessante è che non facevo una classica vita da ufficio. Avevo una vita molto dinamica e creativa che amavo. Eppure ho trovato una cosa ancora più bella che mi ha fatto perdere la testa: la vita nomade.
Cosa significa nella quotidianità essere un Nomade Digitale?
In realtà io non sono proprio un nomade digitale. Sono semplicemente una nomade, perché spesso i progetti lavorativi sono offline e non online.
Cosa significa questo nella quotidianità? Non avere una dimora fissa, letteralmente. Significa che, se non tutti i giorni, periodicamente ti trovi in un posto nuovo, in una casa nuova, dormi in un letto diverso o monti la tenda sempre in una cornice nuova. Per me significa non avere una routine, non sapere cosa andrò a fare, chi incontrerò e come mi sentirò; sempre in movimento, indipendentemente dal ritmo, che sia molto lento o veloce. Sono sempre in un continuo movimento, a volte molto percettibile, a volte impercettibile. Ma vuol dire anche cercare sempre progetti di lavoro nuovi e soluzioni per poter continuare.
Che caratteristiche deve avere una persona che decide di essere un Nomade Digitale?
Mi riferisco anche questa volta più al concetto di nomade che a quello di nomade digitale, in quanto non mi identifico necessariamente con quest’ultimo. Non credo ci siano delle ricette miracolose che portino al biglietto vincente. In tutto questo tempo nel mio viaggio ho incontrato molti viandanti come me e ho capito che non esiste il modo giusto per farlo: l’unica ricetta è che tutto dipende dagli obiettivi, priorità, sogni e missioni di ognuno.
Invece posso dire cosa ha funzionato e continua a funzionare per me. Credo che i miei ingredienti più preziosi siano l’imprevedibilità, flessibilità, curiosità, tolleranza, accettazione e generosità. Quando decidi di vivere in modo nomade sai che questo ti porterà nei luoghi più diversi del mondo. Allora per me l’unico modo di farlo è abbracciare questo mondo col profondo della mia anima. Io senza questo non ci riuscirei. Senza essere pronta ad ascoltare tutti, a dormire ovunque, a fidarmi, pronta a non giudicare e accettare, apprendere e condividere… senza tutto questo non ci riuscirei.
Com’è la tua giornata tipo?
La mia giornata tipo è: atipica. Raramente un giorno assomiglia a un altro, al massimo va a periodi. Io per quasi il 90% del tempo sto con la gente del posto. Ho questo sogno molto speciale per me: sto cercando di coprire tutti i continenti senza aerei e senza alloggi commerciali. Col mio motto “home is everywhere – casa è ovunque”, in questi 7 anni non ho mai dormito una sola notte in alcun alloggio commerciale. Sono sempre ospite a casa della gente di ogni posto in cui vado.
È una storia molto speciale per me, cominciata in Africa, senza aver mai pianificato o pensato a questo. Meravigliata dal modo in cui tutte le porte si aprivano per me, per essere abbracciata come non mai dal calore del mondo, quando mi hanno detto, al ritorno, che questa cosa non sarebbe possibile fuori dall’Africa, che non avrei potuto trovare questo “ovunque”, dentro di me, senza esplicite motivazioni ma spinta da un richiamo profondo, è nato un grande sogno: continuare così ovunque, su tutti i continenti.
Poi, laddove una casa non si trova per me, la natura diventa la mia casa, campeggiando solo libero. Quindi la mia quotidianità è sempre connettermi con nuove persone, vivere le loro vite, le loro quotidianità, prestare i loro ritmi e sapori. Oppure vivere la natura nei posti più spettacolari.
Tante volte ci sono anche lunghe giornate di guida, cose burocratiche da risolvere, attese e a volte lavoro.
Ma è quasi tutto non pianificato ed imprevedibile.
Quanto costa mediamente vivere viaggiando?
Anche a questa domanda non ho una risposta molto chiara. È tutto molto variabile. Ovviamente prima di tutto dipende dal posto dove ti trovi. Certamente viaggiare in Asia ha un costo molto differente dall’Australia, Europa e ancora più diverso dall’Africa. Quello che posso dire è che di sicuro quello che spendo mensilmente è meno della metà di quello che spendevo vivendo a Milano 7 anni fa. Quando sei nomade non ci sono più fatture, scadenze, vizi, spese superflue. La gente tende a paragonare il viaggio con la vacanza e quando paragonano quello che spendono loro in due settimane di vacanza con una vita permanente in viaggio pensano che noi viaggiatori permanenti siamo dei milionari. In realtà è tutto all’opposto. La mia vita non è una vacanza permanente. È semplicemente una vita in movimento, molto più semplice, minimalista e sufficiente dal punto di vista economico. Perché i bisogni cambiano radicalmente.
Com’è migliorata la tua vita?
Dal mio punto di vista la mia vita è in un permanente miglioramento dal primo giorno fino ad oggi, sotto tutti gli aspetti. Vivo in una continua trasformazione su una linea ascendente. Ogni posto, ogni persona che incontri, ogni esperienza porta un miglioramento nella tua vita, anche impercettibile, perché è questo lo scopo: essere aperti a tutto e raccogliere quello che fa bene per te da ogni cosa, da ogni cultura, persona, religione, da tutte le forme della natura.
La vita migliora sempre nel viaggio e non c’è scuola migliore al mondo che esso. Magari sono io troppo romantica e sognatrice, ma non capisco come un viaggio non possa portare anche un minimo miglioramento nella vita di chiunque. La contaminazione dal mondo intero… diventi tutto e sei con tutti.
Cosa ti sta insegnando questa esperienza?
Insegnando e regalando. Molto, tanto, troppo. La maggior parte delle volte mi sento completamente sopraffatta da tutti gli insegnamenti che mi arrivano e da tutto ciò che ricevo dal mondo. Tuttora, dopo 7 anni, mi pare incredibile. A volte ho paura di non riuscire a sedimentare tutto ciò che mi arriva, ciò che ingerisco.
Ma ci sono alcuni insegnamenti che rimarranno impressi nella mia persona per sempre. La generosità. Questo è uno dei primi e più importanti insegnamenti che mi ha mai dato il viaggio.
La generosità candida, genuina, incondizionata. Una generosità che in molti posti non è una scelta, ma una caratteristica naturale e obbligatoria. E quando ricevi questo, non puoi fare a meno che diventare tu stessa così. Una generosità che parte dal cuore, dal puro amore, che non si fa per ricevere qualcosa in cambio o per attirare il buono, ma come gesto di amore e dedizione. Una generosità che arrivi ad amare di averla, che ti riscalda tutto il tuo essere.
E poi c’è la tolleranza. Capire che c’è un perché dietro ad ogni cosa. Comprendere e non giudicare, non cercare di cambiare mondi che non sono uguali al tuo. Restare umile ed essere consapevole dei privilegi o non-privilegi per cui non si ha né merito né colpa. Un altro preziosissimo insegnamento, o piuttosto regalo del viaggio, è lo staccamento dalle cose materiali, dalle cose inutili, superflue. Il mondo ti regala talmente tanto, i tuoi serbatoi affettivi sono talmente pieni, che non c’è più spazio per bisogni materiali oltre a quelli assolutamente necessari, di sussistenza. C’è tanta libertà nel non avere desideri materiali, tanta leggerezza.![]()
Ovviamente non si vive d’aria e la moto non va con l’acqua al posto della benzina, come sicuramente si affretterebbero a dire alcuni commentatori, ma io parlo delle cose di troppo, degli accumuli, di cose tanto, tanto inutili. Parlo di vestiti inutili, macchine di troppo, case, mobili, gioiellI: consumo, consumo, consumo! Un consumo talmente aggressivo che alla fine avrà delle conseguenze terribili su tutti. Ci sono talmente tante cose in questo mondo per riempire i serbatoi dei nostri bisogni, ma si rimane incastrati in un ingiustificato consumo materiale che inevitabilmente porterà alla rovina. La parte interessante è che prima o poi (la maggior parte più tardi che prima, spesso in fin di vita) tutti arrivano a comprendere questo. Sono molto grata e fortunata di aver avuto l’opportunità di capirlo abbastanza presto e non “troppo tardi”.
Ma in una parola, tutti questi insegnamenti di cui ho parlato qui sopra portano ad una sola cosa:
LA LIBERTÀ.
Qual è il lato emotivo più difficile della vita in movimento? E quello pratico?
Ripartire da ogni posto dove arrivo. Lasciare indietro le persone care e dire arrivederci che molto spesso so che è un addio.
E poi c’è la mancanza. In una vita in viaggio c’è sempre qualcosa o qualcuno che ti manca. Che sia la famiglia e gli amici che non vedi da 7 anni o persone che hai appena lasciato indietro nell’ultima casa dove hai vissuto, la persona di cui sei innamorato, oppure un deserto, una montagna o una spiaggia… c’è sempre il sentimento di “mi manca”.
Ma poi diventa uno stato permanente e ti abitui a vivere con questa mancanza. Diventa parte di te, come tutte le sensazioni quotidiane.
Per quanto riguarda il lato pratico, per me credo che la parte più difficile che ho dovuto affrontare finora è legata alla logistica. Perché per alcuni sogni a volte devi faticare di più. E siccome io sogno di toccare tutti i continenti senza aerei, a volte devo affrontare delle provocazioni abbastanza difficili, come è stata la particolare attraversata del Tibet, o l’attraversata dell’oceano dall’Indonesia all’Australia in una barca a vela. Al momento mi confronto proprio con questa difficoltà pratica: attraversare il Pacifico dall’Australia alle Americhe senza aerei.
Quindi, un grande in bocca al lupo a me.
Cosa stai cercando nel tuo percorso?
Non sto cercando. Sto semplicemente vivendo uno stile di vita che mi appaga e riempie le più grandi necessità. Sono sempre curiosa. Curiosa di come si svolgerà la mia vita domani, dopodomani, il mese prossimo, nel nuovo Paese o su un nuovo continente. C’è una curiosità enorme di vedere come sarà la mia vita giorno per giorno. Poi ci sono dei desideri: di migliorare sempre come essere umano, di poter restituire al mondo in qualche modo tutto ciò che ho ricevuto, e avere sempre un sogno da seguire.
Qual è l’oggetto più prezioso che porti con te, da cui non ti separi mai?
Direi la moto, ma è scontato. O il passaporto. Non ho attaccamenti particolari, anche questo avendo a che fare col distacco dalle cose materiali. Però ci sono delle cose dal valore affettivo che mi accompagnano sempre. C’è questa bambola molto speciale attaccata alla moto, un regalo da parte di mia sorella prima di partire per i miei primi viaggi. Nel frattempo è diventata un po’ inquietante, perché segnata da tutte le condizioni meteorologiche sulla strada, e la gente mi chiede sempre se faccio voodoo. Ma così rotta e inquietante è uno degli oggetti più preziosi che porto con me. Poi attorno a lei appendono tanti oggetti ricevuti in regalo nel viaggio, come souvenir, piccoli pupazzetti, portachiavi, ciondoli, bracciali, ecc. Tutti impolverati o pieni di ruggine, ma tutti disegnano il carattere della mia vita nel mondo.
Riesci a mantenere una dieta salutare lontano da casa?
Questo direi che è un punto un po’ sensibile, in quanto ho avuto un po’ di difficoltà con l’alimentazione nel viaggio. La cucina asiatica non è per niente una delle mie preferite e per più di 5 anni ho dovuto arrangiarmi col minimo. Io sono vegetariana e ho anche alcuni problemi gastrici cronici, capitati nel viaggio, che mi impediscono di mangiare il piccante.
Questa combinazione in Asia non è stata la più facile, quindi non ho potuto mantenere una dieta proprio salutare da tutti i punti di vista. Poi, essendo sempre ospite a casa della gente, spesso la dieta non la scelgo io.
Qual è il sapore che ti riporta in famiglia?
Quest’anno, per Natale e Capodanno, ho cucinato a casa di amici qui in Australia alcuni piatti tipici romeni abbastanza complicati e questo sicuramente mi ha riportato il cuore vicino alla mia famiglia. In generale credo che il sapore della frutta che si trova anche nel giardino dei miei, il pane e la polenta.
Quale piatto sogni ripensando alla tua città d’origine?
Le torte di mia mamma e tutto ciò che lei cucina per me.
Quante possibilità ci sono di incontrare qualcuno che sia in grado di farti restare “per sempre” in un posto? Lo speri?
Le possibilità di incontrare qualcuno sono infinite ed è già successo, ma le possibilità di incontrare qualcuno in grado di farmi restare per sempre in un posto sono inesistenti. Perché non è qualcuno che mi deve far voler restare, ma sono io, la mia anima. La vita è fatta di capitoli, tappe. Io li chiamo cerchi che si chiudono per far spazio ad altri più espansi ancora.
In questo capitolo, in questo cerchio, sono in movimento e adoro inspiegabilmente questo. Tuttora, dopo tutto questo tempo, non riesco a vedermi fare altro.
Ma quello che ho è la libertà. La libertà di seguire il mio richiamo più profondo che per ora mi dice: “vai, vai, vai, ci sono ancora molte strade aperte che ti aspettano”. Ed io vado senza spiegazioni, senza motivazioni realistiche, ma seguendo ciecamente questo potente richiamo. E se un domani mi dirà “fermati” o “torna”, io sarò libera di seguire il mio dolce richiamo.Quindi quello che io spero è di essere sempre libera di sentire e seguire il mio richiamo interiore.
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