“S’ot dròca la colassion, it la treuvi pì”, cioè, “Se ti cade la merenda non la trovi più” o ancora “S’ot dròca ёl bertin, ot toca curije drera fin ant la val”, “Se ti scivola il berretto devi inseguirlo fino a valle”.
Una terra difficile, magra, dai pendii così accentuati da dovere ammettere quanto siano credibili i detti piemontesi scritti sopra.

Filari della Cantina Vinchio Vaglio Serra. Credits Andrea Di Bella
Sto parlando di una storia d’amore tra i cittadini di Vinchio e Vaglio Serra, due piccoli borghi che si guardano e che giocano con le nuvole, tra le colline dure di un Monferrato splendidamente e, forse, volutamente appartato.
IL paesaggio vitivinicolo qui è straordinario, pendenze importanti, esposizioni favorevoli, terreni difficili, però. I vigneti si estendono prevalentemente nei comuni di Vinchio e Vaglio Serra e, in parte minore, in quelli limitrofi di Incisa Scapaccino, Cortiglione, Nizza Monferrato, Castelnuovo Belbo, Castelnuovo Calcea e Mombercelli.
Ci troviamo nel cuore del Monferrato: appollaiati sui bricchi, uno di fronte all’altro, i due paesi si fronteggiano al centro di una delle aree a miglior vocazione vitivinicola dell’Italia settentrionale, il Sud Piemonte, dove regna sovrana la biodiversità.
Devi avvicinarti a questi filari con amore, devi amare questi luoghi, gli uomini, lqterra: la viticoltura è faticosa, in quest’angolo di Piemonte; qui, il lavoro e la passione del contadino sono al centro della produzione.
È una terra dove le vigne scoscese e a strapiombo ai margini dei boschi sono state mantenute a prezzo di fatiche immani, di tanto sudore versato.
A Vinchio, terra tipica della Barbera, i terreni argilloso-calcarei forniscono vini di buona acidità e struttura adatti all’invecchiamento. L’area verso ovest presenta invece terreni prevalentemente sabbiosi che consente di dare ai vini grande freschezza e notevole eleganza.

Paesaggio e Biodiversità tra Vinchio e Vaglio. Credits Andrea Di Bella
I terreni dell’area di Vaglio Serra presentano considerevoli quantità di argilla e venature di terra rossa dai quali si ottengono vini di maggior struttura e colore.
In questa zona le terre bianche sono argillose e calcaree la cui presenza di calcio nel terreno favorisce una buona produzione di aromi, mentre l’argilla regala la struttura che sancisce longevità al vino.
Nei comuni limitrofi, infine, non mancano terreni con venature di sabbia, calcare, argille e terre rosse compatte e strutturate.
L’unione di tutti questi elementi permette alla vite di esprimersi nel modo migliore con rese piuttosto basse che arrivano al massimo a 1,5 Kg di uva per ceppo. L’escursione termica che si verifica tra la notte e il giorno permette di sviluppare al meglio i profumi dell’uva.
È straordinario tutto questo!.
Ho accettato con molto piacere l’invito dell’Ufficio Stampa della Cantina Sociale di Vinchio – Vaglio Serra (Asti) per due motivi:
- perché amo il Monferrato
- perché quella di Vinchio – Vaglio Serra è una Cantina Cooperativa esemplare, condotta con grande professionalità, lungimiranza, serietà, onestà, dove l’attenzione alla sostenibilità ambientale è massima, e produce vini di ottima qualità in un territorio meraviglioso.

Matteo Laiolo, enologo, in Cantina. Credits Andrea Di Bella
UNA STORIA TRASCINANTE
La Cooperativa era partita dalla passione di 19 vignaioli, nel 1959, attualmente sono circa 200 Soci. 500 ettari vitati di cui il 70% è coltivato a Barbera, il “Rubino di Vinchio”, fiore all’occhiello della Cantina.
Nel Castello medievale di Vinchio, abbattuto nell’800 nacque e prosperò una primitiva forma di cooperazione tra agricoltori per il governo del bestiame, delle cantine e del granaio del paese. Dopo tanti incontri necessari a superare l’antica rivalità tra i due Comuni, la Cantina cooperativa di Vinchio Vaglio Serra nasce nell’inverno del 1959, come risposta ad una situazione di mercato estremamente punitiva per il lavoro contadino e la sua sostenibilità economica. Le uve venivano infatti vendute a chi le vinificava, a prezzi molto bassi e spesso in altre zone del Piemonte.
Dopo lunghe discussioni per decidere se la Cantina si dovesse costruire a Vinchio o a Vaglio Serra, fu individuato un terreno in pianura, al confine tra i due Comuni che mise d’accordo tutti. Già la vendemmia del’59 fu ospitata qui.
La Cantina divenne da subito punto di riferimento per chiunque cercasse vini di qualità, in particolare a base Barbera. Per questo il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, definì Vinchio Vaglio “la madre di tutte le Barbere”.
Dal 2001, il neo eletto presidente Lorenzo Giordano decise di costituire uno staff per aumentare la commercializzazione a marchio proprio.
Grazie alla varietà dei vigneti, alla versatilità del vitigno e all’esperienza maturata con gli anni in cantina, oggi a Vinchio Vaglio la Barbera si esprime in diverse declinazioni. Dallo storico “Tre Vescovi”, al ”Vigne Vecchie 50”, fresco e profumato, al “Vigne Vecchie Superiore”, affinato in botti di rovere e al “Sei Vigne Insynthesis”, massima espressione, prodotta solo nelle migliori annate.
La Cantina combina metodi di viticoltura tradizionale – lavori manuali, dalla gestione della chioma alla vendemmia – e pratiche che prevedono l’uso di tecnologie avanzate, come il controllo delle temperature in cantina, l’impiego di energia fotovoltaica e una linea di imbottigliamento all’avanguardia. Il packaging è stato modernizzato negli ultimi anni e una nuova sala degustazione attende i clienti, che sono tanti.
Parlando col giovane direttore, Marco Giordano, che con la sua competenza amministrativa e tecnica, oltre che con le sue straordinarie capacità di comunicazione, rappresenta un punto di riferimento per tutto lo staff, con l’Export Manager, Tessa Donnadieu, portatrice in Italia e nel mondo del frutto eccellente di queste colline, ti accorgi subito che qui si lavora duro, si hanno le idee chiare sul presente e sul futuro della Cantina, tutto è programmato. Dinamismo, organizzazione, una bella famiglia del vino, con Marco Direttore e il papà Lorenzo Presidente.
Dai loro discorsi viene fuori consapevolezza, attaccamento a questa terra difficile e fortunata, entusiasmo, fierezza.

Davide Lajolo , scrittore di Vinchio
“Non so chi è più vivo nei ricordi, con chi si può parlare più a lungo. Qui molti uomini parlano da soli, spesso discutono le loro questioni soltanto con la luna al buio della sera, distesi nel cortile sulle foglie che fasciavano il granoturco”, scriveva Davide Lajolo, scrittore, poeta, politico, giornalista di Vinchio.
La Cantina ha saputo creare un polo produttivo di prim’ordine. Negli Anni Sessanta, da qui si partiva per andare a lavorare per la Fiat. Il sogno industriale aveva contagiato tutti, si abbandonavano le campagne. La presenza della Cantina ha dato freschezza all’economia locale, ha creato nuove possibilità e prospettive per duecento famiglie di questa zona.
I macchinari utilizzati sono stati costruiti nel territorio di Calamandrana… tra Calamandrana e Canelli, attraverso un polo eno-tecnologico molto importante.
Arriva Matteo Laiolo, giovane enologo, fin da piccolo dimostra una passione per la sua terra, trasmessa dalla famiglia, socia della cantina di vecchia data, che lo porta a diplomarsi presso la Scuola Enologica di Alba. Affianca gli studi universitari alla cura dell’azienda agricola e al lavoro in cantina. Affianca, in qualità di Enologo interno, prima Giuliano Noè e, successivamente, Beppe Rattazzo instaurando un rapporto di stima reciproca, in cui l’esperienza del “professore” si coniuga bene con l’entusiasmo dell’”allievo”.
Come nasce una bottiglia di vino, Matteo? Come si costruisce un blend?
“Prima della vendemmia vengono fatte le analisi nei vigneti più rappresentativi: si decide quale apporto deve dare un certo vino per arrivare al blend richiesto. Devi avere la conoscenza del terreno, delle esposizioni, delle caratteristiche intrinseche di un certo vitigno. Conoscenze, preparazione, tecnica perfetta sono gli ingredienti base per essere in grado di creare una bottiglia di qualità, complessa e bilanciata, capace di esprimere al massimo il potenziale di ciascuna varietà usata, nel caso, appunto di un blend”.

Barbera d’Asti Vigne Vecchie 50 2023 . Credits Andrea Di Bella
LE VIGNE VECCHIE DI VINCHIO VAGLIO
Il progetto Vigne Vecchie nasce, nel 1985, dalla selezione delle vigne più vocate con oltre 50 anni di vita, grazie a una profetica intuizione dell’enologo Giuliano Noè. Un’idea in controtendenza che mirava a salvaguardare il patrimonio storico dei vigneti più vecchi e a donare qualità alla Barbera.
È il risultato di un’idea controcorrente: in un momento in cui la maggior parte dei viticoltori decideva di espiantare i vigneti più anziani per sostituirli con nuovi impianti più produttivi, qui fu scelta un’altra strada. Bisognava ascoltare la voce di questi filari, rispettare la loro lentezza e la loro memoria, convinti che la qualità non si misurasse solo in termini di produttività ma anche di profondità, equilibrio e autenticità, di carattere. Ed ecco la Barbera d’Asti nella sua espressione più pura, capace di unire struttura e freschezza, complessità e bevibilità.
Il “Vigne Vecchie 50” è il risultato di un progetto, la testimonianza che la strada intrapresa negli Anni Ottanta, quella della valorizzazione dei vigneti storici, del lavoro condiviso e della fedeltà al territorio, continua a dare i suoi frutti.
Gambero Rosso ha assegnato i Tre Bicchieri 2026 alla Barbera d’Asti Vigne Vecchie 50 – 2023, uno dei vini più rappresentativi della cantina e del modo in cui si intende il lavoro, la terra e la tradizione. I Tre Bicchieri, in questo caso, non premia solo un vino, ma anche un progetto, un impegno, un’intuizione. È soprattutto un incoraggiamento a proseguire con la stessa passione di sempre, con la consapevolezza che si debba guardare al futuro per costruire valore.
Le due giornate monferrine sono servite anche per esplorare il Museo Mazzetti ad Asti, con una mostra dedicata al Maestro Paolo Conte – “Il disegno è uno dei miei due vizi capitali, più antico di quello per la musica e le canzoni” afferma l’originale cantante e compositore astigiano.
Una visita alla Torroneria e Cioccolateria Davide Barbero, sempre ad Asti, fa scoprire una bottega storica, ancora artigianale, con macchinari d’epoca.

Ristorante Violetta: Plin di gallina al loro fondo di cottura. Credits Andrea Di Bella
UNA NOTA GASTRONOMICA DEL TERRITORIO
Calamandrana: Ristorante Violetta
Immerso tra i vigneti, atmosfera d’altri tempi, accoglienza professionale e affettuosa. Qui si lascia un pezzo di cuore. Piatti degustati: Peperone in Bagna Cauda, Plin (fatti in casa) di gallina al loro fondo di cottura, Stracotto di vitello al Barbera. Vini in accompagnamento: Alta Langa Metodo Classico Brut 2021 Cantina Vinchio Vaglio – Barbera d’Asti Vigne Vecchie 50 2023 Cantina Vinchio Vaglio – Moscato d’Asti Mongioia di Riccardo Bianco 2023.
Vaglio Serra: Ristorante Piazza Crova 3
Raffinate sperimentazioni per un ristorante d’atmosfera, in un luogo incantevole. Sia esperienze gastronomiche di mare che di terra. Qualità, creatività, eccellenza della materia prima sono ingredienti che il ristorante riesce ad offrire con estrema cordialità e professionalità.