Vorarlberg: una piccola regione di confine
Nel cuore verde di Dornbirn, là dove il torrente Dornbirner Ache scende impetuoso dai monti del Vorarlberg, si cela un luogo in cui l’archeologia industriale e la maestosità della natura si fondono nella località di Gütle con la sua spettacolare gola del Rappenlochschlucht.
Si tratta di un incontaminato paradiso escursionistico, visitato ogni anno da migliaia di turisti austriaci e stranieri, che affonda le sue radici nella rivoluzione industriale del XIX secolo, quando la forza dell’acqua fu imbrigliata per dare vita a uno dei poli tessili più dinamici della piccola regione austriaca sul lago di Costanza al confine con la Svizzera e con la Germania meridionale e di cui Dornbirn è la città più grande, anche se il capoluogo del Vorarlberg resta la città di Bregenz.
Da selva inospitale a polo industriale
La storia moderna di Gütle comincia nel 1861, quando il pioniere e industriale tessile Franz Martin Hämmerle (1815–1878) decise di insediare una nuova filanda in quella che allora era una gola boscosa e impervia, nota come l’area inondata dei torrenti Ebniter e Kobelache]. Per rendere accessibile la zona, fu necessario costruire strade, strutture abitative per gli operai e infrastrutture complesse. Nel 1864 prese ufficialmente avvio la produzione tessile, alimentata inizialmente da turbine idrauliche capaci di azionare migliaia di fusi. Il complesso industriale crebbe rapidamente sotto la guida dei fratelli e dei figli del fondatore, che non solo modernizzarono gli impianti con tecnologie all’avanguardia, come l’introduzione delle turbine ad alta pressione nel 1889 e delle macchine da filatura continua, ma trasformarono radicalmente l’intera morfologia del territorio circostante per scopi energetici.
L’energia idroelettrica sviluppata a Gütle rappresentò una pietra miliare per l’epoca: già nel tardo Ottocento le turbine ad alta pressione sfruttavano un dislivello di 150 metri, fornendo una potenza eccezionale per alimentare i macchinari e illuminare l’area circostante
La Rappenlochschlucht
Un capitolo di questa trasformazione riguarda proprio la creazione della Rappenlochschlucht come meta accessibile. La parola Schlucht in tedesco significa gola, canyon, orrido e il nome in questo caso è ben meritato. Nel 1881, in concomitanza con l’innalzamento delle dighe e delle condotte d’acqua per la centrale, Victor Hämmerle esplorò i meandri rocciosi più nascosti dietro i massi giganti. Per controllare e manutenere le condutture idriche, nel 1896 fu avviata la costruzione di un ardito sentiero intagliato nella roccia, aperto in seguito con grande successo anche al pubblico e agli escursionisti.
Quello che era nato come una necessità industriale si trasformò nel corso del Novecento in uno dei canyon naturali più visitati d’Austria, un autentico monumento naturale protetto in cui passerelle sospese e pareti calcaree strapiombanti impressionano ancora oggi i viaggiatori.
Declino industriale e rinascita culturale
Il XX secolo ha segnato profondamente le sorti del sito produttivo. Dopo le difficoltà dei periodi delle due guerre, quando la fabbrica fu parzialmente convertita alla produzione bellica e protetta per scopi strategici, il secondo dopoguerra vide una ripresa e una modernizzazione degli impianti, culminata negli anni Ottanta con una produzione di notevole entità e oltre un centinaio di addetti.
La grande crisi irreversibile dell’industria tessile europea della fine degli anni ’80 decretò purtroppo la chiusura definitiva della filanda Gütle nel 1990. Anziché essere abbandonato al degrado, il sito ha vissuto però una virtuosa riconversione: i capannoni sono stati riaffittati ad attività commerciali e artigianali, mentre le strutture idroelettriche hanno continuato a produrre energia pulita Oggi, il vecchio stabile della filanda ospita importanti poli museali come il Krippenmuseum, il museo dei presepi, affiancati da aree verdi storiche e monumenti naturali protetti, suggellando la perfetta armonia ritrovata tra passato industriale e rispetto dell’ambiente alpino.
Un’escursione per tutti
L’escursione per visitare questa piccola gola non richiede attrezzature, né capacità particolari: il luogo si può raggiungere in automobile, ma anche in bicicletta o con gli autobus di linea dal centro di Dornbirn, tra l’altro compresi gratuitamente con una card di mobilità sostenibile per chi alloggia negli alberghi della zona.
Rientrando verso il centro cittadino, se il tempo è bello si può fare una scelta inusuale per la cena: prendere la funivia Karrenseilbahn che in pochi minuti porta a 1000 metri sulla cima del Karren, la montagna che sovrasta la città di Dornbirn, una delle mete escursionistiche e panoramiche più accessibili della regione.
Una funivia per andare a cena
Questo rilievo si inserisce nel contesto paesaggistico del Bregenzerwald e domina la valle del Reno. L’area del Karren offre un ambiente alpino caratterizzato da boschi e sentieri escursionistici segnalati che si sviluppano in quota, collegandola ad altri percorsi della zona e alla non lontana gola del Rappenlochschlucht.
Alla stazione di arrivo della funivia si trova una costruzione che ospita un punto panoramico con una terrazza e una piattaforma sospesa che si protende verso la valle, nonché un noto ristorante, il Panoramarestaurant Karren, dal quale la vista che spazia sulla città di Dornbirn, sul Lago di Costanza e sulle cime circostanti.
Particolarmente suggestiva è una cena al tramonto per i colori e lo spettacolo che si gode dall’alto. Il menù è ricco ed equilibrato. Accanto ai piatti più tipici e immancabili della cucina austriaca e tedesca, come il Kässpätzle e le cotolette, compaiono piatti moderni come il Beef Bowl o il Surf & Turf con gamberi giganti e filetto di manzo, a testimonianza di un’offerta capace di soddisfare turisti alla ricerca della novità non meno che della tradizione.

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