È un Pappagallo di campagna quello che riparte nell’ultimo scorcio del 2025, un locale diverso da quelli precedenti ma che conserva l’anima ultracentenaria che rappresenta il blasone dell’insegna.

Mortadella “Opera”, salame, prosciutto e pancetta: i grandi salumi di Franceschini
Un Pappagallo di campagna: non cambia quel che si magna
Dopo essere stato costretto, tre anni fa, ad abbandonare la sede storica di piazza della Mercanzia, Michele Pettinicchio esce anche dalle stanze, eleganti ma forse un po’ troppo imbalsamate, del Golf Club Bologna per approdare non troppo lontano, in un vecchio casolare – già sede di una nota trattoria-pizzeria – situato lungo la vecchia Bazzanese e circondato da un verde giardino dove nella bella stagione è piacevole pasteggiare.
La parziale metamorfosi del Pappagallo: sapori schietti, eleganza immutata
Ed è qui, a cavallo fra la Strada del Vino e le colline della Valsamoggia, che avviene la parziale metamorfosi culinaria del Ristorante Osteria Al Pappagallo: lasciati immutati gli arredi (persino il forno da pizza è rimasto, sai mai che possa servire un domani) con la sola aggiunta dei lampadari in ferro battuto portati dalla sede originaria, la cucina ha scelto di muoversi su una linea che coniuga schiettezza, qualità e aderenza alla tradizione bolognese, non senza divagazioni.
Dalla tradizione bolognese ai piatti di pesce
Il risultato è una carta nella quale coesistono proposte di pesce e specialità della cucina petroniana, pietanze di impronta campagnola o montanara e piatti espressi che variano giornalmente in ossequio alla formula del menu “smart” pensato per il pranzo infrasettimanale. E’ in questa carta che si reinterpretano con sensibilità contemporanea i codici che hanno reso il nome del Pappagallo celebre in tutta Italia e al tempo stesso si custodiscono i segreti delle preziose ricette risalenti ai tempi di Vittorio Zurla, il calore raffinato e accogliente delle boiserie, la cura minuziosa per i dettagli e l’accurata selezione delle materie prime, con una predilezione per la filiera corta del territorio.

I tortelli di zucca, in una versione “inusuale”
Crescentine, tortellini fritti e salumi di Franceschini
E quindi, accanto alle crescentine fritte – fragranti, bollenti, perfette – abbinate ai magnifici salumi di Franceschini e agli immancabili tortellini fritti, ormai un must irrinunciabile, si affiancano tortelloni fritti ripieni di ricotta o una più cerebrale zucca al forno con salsa al Taleggio, mandorle e quenelle di caprino.
Il tortellino (d’oro) e la tradizione della pasta fresca
I tortellini – quelli vincitori del Tortellino d’Oro – non mancano mai, proposti sia classicamente in doppio brodo di cappone che nella storica versione “goccia d’oro”, ma al loro fianco rimangono le immortali lasagne verdi alla bolognese, le sempre piacevoli tagliatelle al ragù o con prosciutto e limone, e i tortelli di zucca, qui conditi con un’apprezzabile “conza” di prosciutto e gocce di pistacchio.
La storica cotoletta petroniana
Al momento del secondo poi si impone la leggendaria cotoletta con osso alla petroniana, accompagnata dall’immancabile friggione al Campari che fu inventato in piazza della Mercanzia. Ma se preferite altro potete contare su un gagliardo brasato di guancia di maialino iberico al Sangiovese con purè o sulla faraona arrostita all’aglione con patate al rosmarino.

Prosciutto, Parmigiano e brodo: la mitica cotoletta petroniana
Le proposte di pesce come i ristoranti di una volta
Articolata, e basata rigorosamente sull’offerta di mercato, la proposta giornaliera di pesce, che ricalca il vecchio uso dei grandi ristoranti bolognesi di una volta di inserire quotidianamente due o tre piatti ittici a rotazione: a seconda delle circostanze potrete trovare la reminiscenza anni ’80 del cocktail di gamberi in salsa rosa o gli spaghetti di Gragnano con vongole e bottarga, l’insalata tiepida di polpo profumata al basilico o il pescato del giorno infornato con pomodorini, patate e olive taggiasche.
Per il dessert si scomoda l’Artusi
Attentato calorico al momento del dessert, che oltre a contemplare una zuppa inglese confezionata con tutti i crismi sacri della ricetta artusiana può prevedere, “in prestito” dal ferrarese, la tenerina di cioccolato con mascarpone, oppure un bolognesissimo gelato alla crema fatto in casa con le mitiche amarene Fabbri.
I vini: più attenzione ai Colli Bolognesi e al territorio
Anche la carta dei vini guarda maggiormente alla campagna e all’Appennino, con un occhio più attento alle etichette dei Colli Bolognesi ed emiliano-romagnole in generale, senza però trascurare i grandi nomi dell’enologia nazionale e, per chi è veramente incontentabile, una bella selezione di bollicine italiane e francesi.

Per chi non sa rinunciare a nulla: una zuppa inglese secondo la ricetta dell’Artusi
La terza vita di campagna di un Pappagallo che ha oltre 100 anni
Da ristorante nel cuore di Bologna a osteria di campagna non è detto che sia una retrocessione: in questo caso non lo è perché un Pappagallo che si rispetti e che ha tenuto testa al resto del mondo per oltre 100 anni vive benissimo uno scorcio della sua vita anche come un gentiluomo di campagna, magari più rustico ma con quel tocco di raffinatezza e attenzione che fa sempre la differenza.