Un viaggio culturale e gastronomico che attraversa il Giappone contemporaneo e antico, dai vicoli animati dei konbini ai banconi degli izakaya, fino ai codici più raffinati dell’alta cucina… È questo il concept di Mihao, progetto inaugurato a Portici, in provincia di Napoli, nato dalla visione condivisa di Emanuele Raniello e Antonio Improta, già soci di Primo Piano, insieme a un team di professionisti accomunati dalla passione per il Sol Levante.
Ne fanno parte Valerio Cozzolino, responsabile di sala con un’importante esperienza maturata in ristoranti giapponesi all’estero; Alessio Olivieri, bar manager e anima della proposta mixology; Carmine D’Orsi, sommelier e curatore della cantina; Davide Totaro, in arte Dat Boi Dee, produttore musicale che ha firmato l’identità sonora e il concept musicale del locale, con un impianto audio progettato da Antonio Ruggiero; lo chef Pasquale Formisano, che dall’apertura affianca lo staff di Mihao. Un gruppo eterogeneo che ha trasformato l’amore per la cultura giapponese in un ristorante dall’identità precisa, autentica e profondamente personale.
Il nome stesso racchiude una storia intensa visto che durante un viaggio in Giappone, Emanuele, negli ultimi giorni di permanenza, si aggirava alla ricerca di un semplice souvenir Pokémon per il nipotino. Si ritrovò invece davanti a un tempio popolato dai celebri maneki-neko, i gatti portafortuna simbolo di prosperità e protezione.
Fu un monaco a fermarlo e a raccontargli la leggenda legata a quel luogo: un uomo, sorpreso da una violenta tempesta destinata a devastare il villaggio di Tokyo, sarebbe stato guidato da un gatto verso una grotta, trovando così salvezza. «Tu sei scampato alla tua tempesta», gli disse il monaco, intuendo la sua storia personale senza conoscerla.
Da quell’incontro nacque l’idea di Mihao: un gioco fonetico che richiama il saluto orientale “Ni Hao”, ma che assume un significato più profondo, quello del rifugio, del luogo in cui sentirsi finalmente a casa. Proprio come il protagonista della leggenda, guidato dallo spirito del gatto verso la salvezza.
Il percorso degustazione
La serata stampa, curata da DiPunto Studio, si è aperta con il Nobi Sour, cocktail di benvenuto costruito attorno ai profumi e alle suggestioni del Giappone. Protagonista assoluto è Ki No Bi, raffinato gin artigianale prodotto a Kyoto e realizzato con botaniche di ispirazione nipponica come fiore di sakura, yuzu, zenzero e ginepro. L’incontro con il liquore ai fiori di sambuco Saint-Germain e con un cordiale al cetriolo preparato direttamente dal locale restituisce un drink fresco, elegante e balsamico, capace di introdurre il percorso gastronomico con equilibrio e leggerezza.
Il primo assaggio è dedicato all’onigiri, probabilmente uno dei simboli più autentici dello street food giapponese. Lontano dall’immagine occidentale del semplice triangolo di riso freddo, quello proposto da Mihao viene servito caldo, proprio come accade nei piccoli chioschi di quartiere e nei konbini, i minimarket aperti ventiquattr’ore su ventiquattro che rappresentano una presenza quotidiana nella vita nipponica. Un gesto apparentemente semplice che racconta la volontà del ristorante di restituire non soltanto un sapore, ma un’abitudine culturale.
Il percorso prosegue con un tiradito nikkei, espressione della contaminazione tra cucina giapponese e tradizione peruviana nata dall’incontro tra le comunità nipponiche emigrate in Sud America. Sottili tagli di salmone e hamachi, la pregiata ricciola giapponese, vengono accompagnati da una salsa al peperoncino dalla piccantezza più equilibrata rispetto alle versioni sudamericane, in un gioco di acidità, sapidità e freschezza. L’abbinamento con il Riesling Strasserhof 2025 sostiene la componente agrumata del piatto senza sovrastarne la delicatezza.
Grande attenzione alla materia prima con il Nigiri Mix & Caviale, dove il riso preparato secondo tradizione diventa la base per ingredienti di assoluto pregio: Wagyu, la celebre carne bovina giapponese conosciuta per la sua straordinaria marezzatura, morbidezza e intensità aromatica, insieme ad hamachi e ventresca di tonno rosso, impreziositi dal caviale. Un insieme di consistenze e sapidità perfettamente calibrato, accompagnato dal Martiena 2024 di Dei, Malvasia aromatica capace di valorizzare la componente iodica della preparazione.
La sorpresa graditissima firmata dallo chef è invece l’Oshi-zushi, una specialità tipica di Osaka considerata una delle forme più antiche di sushi. A differenza del nigiri, il riso e il pesce vengono pressati all’interno di uno stampo in legno chiamato oshibako, creando una composizione compatta, geometrica e ricca di equilibrio tra consistenze e sapori.
Più deciso il Chipotle Roll, che introduce una nota fresca e contemporanea attraverso l’incontro tra salmone, avocado e gamberi crudi. Anche in questo caso il Martiena 2024 accompagna con eleganza le sfumature aromatiche della preparazione.
Tra le portate più sorprendenti spicca il Katsusando, reinterpretazione del celebre sandwich giapponese preparato con carne impanata racchiusa nel soffice pane al latte e completata dalla salsa tonkatsu.
Una ricetta iconica dello street food nipponico che, nella versione di Mihao, conserva il contrasto tra la croccantezza della panatura e la morbidezza del pane, trovando nel Trento Doc Dosaggio Zero di Revì un compagno ideale grazie alla sua verticalità e alla finezza della bollicina.
Il finale è affidato a Sweet Primavera, dessert accompagnato dal sake Heiwa “Kid” Junmai Daiginjo, una scelta che conferma la volontà del locale di proporre un percorso completo anche sul fronte delle bevande, superando il tradizionale abbinamento vino-sushi e avvicinando il pubblico italiano alla cultura del sake di alta qualità.
Il fascino del vinile
Ad accompagnare la degustazione anche una selezione musicale in vinile curata da Jale, ulteriore elemento di un progetto che punta a coinvolgere tutti i sensi e a costruire un’esperienza che va oltre il semplice pasto.
Con Mihao, Portici accoglie in una villa storica comprensiva di orto privato, un nuovo indirizzo capace di raccontare il Giappone attraverso le sue storie, i suoi sapori quotidiani e le sue contaminazioni contemporanee.
Un locale che non rincorre stereotipi, ma costruisce un’esperienza gastronomica autentica, dove ogni piatto diventa parte di un racconto più ampio fatto di viaggi, incontri e cultura, fino alla possibilità di scegliere anche il vinile che accompagnerà la propria serata.