Dove la Liguria finisce e sta per diventare Toscana. Basta avanzare di qualche miglio via mare se si viene dal Golfo di La Spezia o risalire le meravigliose curve del Monte Caprione per accorgersi di Bocca di Magra, del suo fiume che sfocia silenzioso e bello e delle vette splendenti delle Apuane.

Il fiume Magra, al confine tra Liguria e Toscana. Credits Andrea Di Bella
Siamo in un luogo di confine, siamo a Tellaro, borgo incantevole dove il rumore del mare incontra il silenzio, e le poche persone che lo abitano, contadini e marinai, riflettono sul tempo andato tra una partita di carte e un calice di Vermentino.
“Amo Tellaro proprio per questo. È un posto che non si può attraversare. È un posto a cui si arriva. Un po’ alla fine, una delle fini del mondo. Si arriva e basta: si è arrivati. C’è un senso, unico, di calma e di chiusura”. Sono parole dello scrittore torinese Mario Soldati (1906-1999) che nel 1973 aveva deciso di vivere qui gli ultimi anni di vita.
“Quando vado a Tellaro per la posta, mi aspetto sempre di incontrare Gesù intento a chiacchierare con i suoi discepoli mentre costeggia il mare dall’alto, sotto i grigi alberi luminosi”, pronunciava lo scrittore torinese.

Barche a riparo a Tellaro. Credits Andrea Di Bella
Il borgo non ha un luogo per l’attracco, una piccola insenatura tra gli scogli, e più sù, una piazzetta dove restano “parcheggiate” poche barche rovesciate al sole, al riparo dalle tempeste di tramontana che durante l’inverno si fanno sentire.
Proteso sul mare, sfida indomito la furia delle onde con le sue case colorate che sembrano nascere dalla scogliera e volare verso l’alto, addossate le une alle altre, con grosse pietre sui tetti per salvare le tegole dall’impeto del vento.
Arrivando via mare o via terra la prima cosa che ti salta all’occhio è la Chiesa di San Giorgio, con l’abside protesa verso il mare aperto, come una nave pronta al varo. Colorata di rosa, offre un impatto visivo spettacolare, in contrasto col mare turchese quasi sempre pieno di spruzzi spumeggianti che l’accarezzano.

La chiesa di San Giorgio. Credits Andrea Di Bella
Narra la leggenda di un grande polipo che, avendo scelto come dimora un anfratto sotto la chiesa e disturbato nel buio della notte dal sopraggiungere dei pirati barbareschi, sbucò all’improvviso abbarbicandosi alla corda delle campane svegliando così gli abitanti, che in questo modo riuscirono a mettere in fuga gli invasori saraceni. I tellarini misero l’eroico pesce nello stemma del paese, e, in seguito, continuarono a portare in tavola, con contorno di patate e tanti profumi i suoi meno eroici discendenti!.
Stretti carruggi si intersecano, attraversati da paesaggistiche scalinate che invitano al sogno. Piccole piazzette, rimaste lì quasi per caso, si affacciano sulle onde magnifiche che battono scogli ormai indifferenti al frastuono del mare.
È un paesaggio davvero pittoresco, non puoi fare a meno di riflettere, di estasiarti, rincuorarti, recriminare, guardarti dentro. Gioia e malinconia ti assalgono e poi la sera, a ridosso di San Giorgio, fermati a guardare le stelle, la luna, stai in silenzio e, se sei predisposto, gioca con qualche sogno che ti assilla la mente.
Qui, nel tempo, sono arrivati letterati, scrittori, poeti che hanno scritto pagine idilliache su questi luoghi.

Scogliera a Tellaro. Credits Andrea Di Bella
Ad arricchire il fascino di quest’angolo di Paradiso, pini d’Aleppo, lecci, pini marittimi, querce, e poi specie costiere come corbezzolo, lentisco, mirto, ginestre e capperi, senza dimenticare il paesaggio terrazzato di uliveti secolari… “Non hai idea di quanto sono belli gli olivi”, scriveva, nei primi anni del Novecento, David H. Lawrence (autore, tra gli altri del romanzo “L’amante di Lady Chatterley”), scrittore e poeta britannico, visitando questi luoghi, a un amico.
E poi mare e montagna si incontrano a tavola: è risaputo che la cucina tradizionale ligure è una gastronomia “terra-mare” che guarda all’entroterra e che qui subisce anche le suggestioni della cucina toscana. Una cucina semplice e antica.
Muscoli ripieni alla spezzina, Polipo alla tellarese, Acciughe, Torte salate ripiene di verdura, Testaroli, Pansotti, Corzetti, la Mesciua, antico piatto povero spezzino, una zuppa formata dagli avanzi di legumi che si avevano in casa o che cadevano dai sacchi al mercato e, poi, il Bagnun, a base di acciughe, pomodori, pane e olio, che in passato veniva cucinato direttamente sui pescherecci.

Il borgo di Tellaro. Credits Andrea Di Bella
Se volete bere un buon calice, affidatevi a un “Bianco delle 5 Terre”, frutto della fatica dell’uomo che lavora sui terrazzamenti a picco sul mare o a un “Colle di Luni”, prodotto al confine con la Toscana, nelle versioni bianco e rosso, l’angolo più orientale della Liguria, tra il Golfo di La Spezia e le Alpi Apuane.
Ma non andate via senza aver meditato con un assaggio di Sciacchetrà: ti porterai dietro il sole, il vento, il mare, la terra impossibile da cui nasce. Non te ne pentirai… non lo dimenticherai.
Se volete dormire o mangiare, ci sono diversi luoghi lungo la costa tra Lerici e Bocca di Magra dove assaggerete i sapori di questa terra, di questo mare, e il rumore delle onde vi terrà compagnia durante la notte.

Le acciughe di Monterosso. Credits Andrea Di Bella
Vi consiglio un albergo-ristorante che guarda il Golfo dei Poeti attorniato da limoni, piante mediterranee, fiori, ulivi: la Locanda Miramare, a Tellaro, è messa lì da più di sessant’anni ma rimane ancora il fascino familiare.
ALBERGO RISTORANTE MIRAMARE – TELLARO
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