Si chiude finalmente il lungo percorso che ha portato il Consorzio nazionale per la tutela della Grappa a essere riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura. Per l’ente, nato a Roma nel 2022, è arrivata la pubblicazione in Gazzetta ufficiale (serie generale numero 251 del 28/10/2025) dell’apposito decreto del Masaf del 17 ottobre 2025. L’inerzia della politica, lamentata dai produttori tre anni fa in merito a un iter troppo lento e macchinoso, proprio dalle pagine del settimanale Tre Bicchieri del Gambero Rosso, è ormai solo un brutto ricordo.
Le funzioni erga omnes

Sebastiano Caffo, presidente Consorzio nazionale per la tutela della Grappa
Il Consorzio, attualmente presieduto da Sebastiano Caffo (con 24 soci e una rappresentatività del 67% sulla produzione della Ig Grappa) ha ora ottenuto il via libera ufficiale. L’ultimo step burocratico, di fatto, porta al primo riconoscimento Masaf per un ente di tutela di una bevanda spiritosa a Indicazione geografica. L’agenzia delle Dogane e monopoli svolgerà le funzioni di organismo di controllo. Mentre al Consorzio spettano le funzioni di tutela, vigilanza, promozione e valorizzazione della Ig, che saranno svolte in modalità erga omnes, il che implica sia maggiori poteri di vigilanza sia il pagamento delle quote per l’uso della Ig anche a chi non è iscritto al Consorzio, le cui porte – come spiega lo stesso Caffo al Gambero Rosso – sono aperte a tutti: «Oggi non ci sono più alibi per salire a bordo con noi. E mi riferisco a produttori, imbottigliatori, elaboratori, fino ai conferitori di vinacce».
Traguardo storico
Un traguardo storico per il comparto degli spirit italiani, sottolinea la Fondazione Qualivita, che ricorda come l’Italia possieda 36 Indicazioni geografiche delle bevande spiritose. Se si considerano le 857 denominazioni Dop, Igp e Stg, di cui 330 prodotti agroalimentari e 529 prodotti vitivinicoli, si raggiunge un totale di 895 Indicazioni geografiche italiane. Al Consorzio spetteranno diversi compiti: vigilare sull’osservanza delle disposizioni che regolano l’Ig Grappa; promuovere la valorizzazione del prodotto, anche nei mercati esteri; informare e tutelare il consumatore in modo che la denominazione Grappa identifichi prodotti che rispondano a criteri qualitativi definiti e trasparenti. «Il decreto colma finalmente un vuoto normativo – commenta Cesare Mazzetti, presidente del Comitato nazionale acquaviti e liquori di AssoDistil – e pone il settore su un piano di pari dignità rispetto agli altri comparti, in linea con la nuova riforma europea delle Ig».
La lotta all’italian sounding
Uno dei compiti più delicati per il Consorzio sarà agire all’estero contro i tentativi di imitazione e contro il fenomeno dell’italian sounding. Ma su questo, la filiera produttiva ha già ottenuto qualche successo. Uno è certamente in Nuova Zelanda dove da maggio sono entrate in vigore le leggi dell’accordo di libero scambio con l’Ue che riservano alle sole produzioni italiane l’uso del termine Grappa. Altro passo importante è relativo all’accordo tra Unione europea e Paesi del Mercosur: tra le 344 indicazioni geografiche riconosciute e tutelate, la Grappa si distingue come l’unica bevanda spiritosa italiana inclusa nel trattato. Un riconoscimento che, premia sia l’impegno del Consorzio nazionale Grappa sia quello di AssoDistil. Preoccupano i riflessi dei dazi negli Stati Uniti sugli spirit italiani (Grappa Ig compresa), che muovono un giro d’affari di oltre 2 miliardi di euro di esportazioni, di cui circa il 12 per cento verso il mercato americano. Anche se la Grappa Ig – come fa sapere il Consorzio – non è particolarmente esposta. E anche in Cina le politiche antidumping del governo di Pechino hanno colpito dall’estete 2025 i distillati made in Ue.
Un lavoro di squadra
Forse qualcuno diffidava del percorso avviato dall’Istituto nazionale grappa, che anni fa aveva messo nero su bianco il progetto per la nascita del Consorzio di tutela. Ora il traguardo è stato raggiunto e, come racconta il presidente Caffo al Gambero Rosso, si tratta di un «punto di partenza per rilanciare tutti assieme il nostro distillato di bandiera. Con l’individualismo – rileva il presidente Caffo – non si va da nessuna parte. Il nostro obiettivo deve essere ora creare la categoria “Grappa” a livello globale. I consumatori nel mondo conoscono whisky, cognac, rum come distillati di grido, ma la nostra Grappa Ig punta a fare altrettanto». Del resto, questo prodotto vanta complessità e versatilità: «Non abbiamo nulla da invidiare. Abbiamo tanto da raccontare: siamo un distillato moderno e green, dal momento nasce da una materia prima, le vinacce, tutta made in Italy, recuperata dalla filiera vitivinicola. Inoltre, i residui di lavorazione nei processi di distillazione diventano biomasse. Siamo un esempio di economia circolare».
Il mercato 2025 e le prospettive 2026
Il mercato della Grappa Ig, attualmente, segna un «rallentamento dei consumi in linea con il segmento degli alcolici nazionali», spiega Caffo. Numeri positivi arrivano dalle vendite estere, secondo dati del Consorzio, visto che da gennaio a luglio 2025, le vendite di Grappa, che rappresenta una nicchia del comparto spirit (con circa 19 milioni di euro), registrano un incremento a volumi del 2 per cento. L’export della Grappa Ig è prevalentemente europeo, con la Germania che si conferma il principale cliente, con oltre il 50% del totale export (circa 10 milioni di euro), seguita da Svizzera, Austria e Stati Uniti. Ora, lo sguardo del Consorzio si rivolge già al 2026: «Partiremo con un budget più importante di quello attuale. Anche perché – conclude il presidente del Consorzio della Grappa Ig – finora tutte le attività sono state fatte con le risorse economiche dei soci fondatori».
di Gianluca Atzeni by Gambero Rosso