Ci sono storie che non appartengono a un’epoca, ma all’essere umano. Romeo e Giulietta è una di queste: un racconto che continua ad attraversare i secoli perché parla dell’amore nella sua forma più istintiva, senza freni né regole, come impulso primordiale del sentimento. Ed è proprio questa natura senza tempo a renderla ancora oggi necessaria.
È da qui che prende forma la rilettura coreografica firmata da Fredy Franzutti per il Balletto del Sud, andata in scena al Teatro Duse di Bologna. In questa versione, la tragedia shakespeariana non viene semplicemente narrata, ma vissuta attraverso il corpo, affidando alla danza il compito di guidare il destino dei personaggi.
La partitura intensa di Sergej Sergeevič Prokof’ev accompagna una narrazione ambientata in un’Italia aragonese cupa e violenta, ispirata alle fonti più antiche della vicenda, come il racconto di Masuccio Salernitano, antecedente alla versione di Shakespeare. In questo contesto, l’amore diventa una forza che rompe gli equilibri, un atto che sfida l’ordine sociale e ne rivela tutta la fragilità.
Quando la coreografia diventa identità
In scena, la danza non è mai decorazione. La coreografia descrive la storia con precisione, delineando i personaggi nei loro aspetti più intimi e personali. Ogni gesto racconta un carattere, ogni movimento restituisce un conflitto interiore.
A confermarlo è Gaetano La Mantia, Ballet Master, assistente coreografo e coach del Balletto del Sud, che lavora quotidianamente a stretto contatto con Fredy Franzutti:
«La coreografia descrive esattamente la storia e ne delinea i personaggi nei loro aspetti più intimi e personali. Durante le prove il mio lavoro è stato portare sul piano della riflessione questi caratteri già ben definiti nel linguaggio coreografico».
Il risultato è una danza che non racconta soltanto, ma determina il destino dei personaggi, rendendo visibile ciò che spesso resta invisibile: emozioni, slanci, fragilità.
Un dialogo tra arti che parla al presente
Uno degli elementi più affascinanti di questo allestimento è il dialogo profondo tra danza, musica e arti visive. Scene e costumi evocano la pittura del Quattrocento italiano, richiamando Giotto, Piero della Francesca e Cimabue, creando un universo sospeso, bidimensionale, carico di simbolismo.
Secondo La Mantia, oggi questa fusione dei linguaggi è più che mai necessaria:
«Danza, musica e arti visive sono oggi strettamente legate tra loro, in un dialogo che restituisce allo spettatore la vera identità della storia d’amore di tutti i tempi».
Un intreccio di linguaggi che permette allo spettacolo di parlare al presente, coinvolgendo lo spettatore non come semplice osservatore, ma come parte emotiva del racconto.
La danza come linguaggio dell’invisibile
Dopo anni di palcoscenico e l’apertura al cinema, per Gaetano La Mantia la danza resta il mezzo più autentico di espressione:
«La danza è il modo più semplice, diretto e naturale per disegnare col corpo emozioni e stati d’animo spesso invisibili, sconosciuti».
Una definizione che sembra racchiudere l’essenza stessa di questo Romeo e Giulietta, capace di coinvolgere profondamente chi guarda. Non a caso, se dovesse essere definito con una sola parola, La Mantia non ha dubbi:
«Immersivo, nella misura in cui riesce a farti entrare nella storia senza lasciarti in una dimensione prettamente da spettatore».
Gaetano La Mantia
Dentro il Balletto del Sud
All’interno della compagnia, La Mantia ricopre un ruolo centrale nel lavoro quotidiano:
«In questo momento sono Ballet Master, assistente coreografo e coach della compagnia. Mi occupo del training giornaliero dei danzatori e lavoro a stretto contatto con il direttore Fredy Franzutti. Con lui si è instaurato un rapporto di stima e fiducia: mi affida i suoi danzatori e le sue creazioni».
Uno scambio professionale che contribuisce a mantenere viva l’identità del Balletto del Sud, una delle realtà italiane più attive e riconosciute anche a livello internazionale.
Uno sguardo al futuro
Lo sguardo è già rivolto ai prossimi passi:
«Oltre agli stage formativi dedicati ai più giovani, mi dedicherò alla ripresa di alcune mie coreografie, come “Gersh in Love”, e a una nuova creazione sulla quale sto lavorando».
Segni di un percorso artistico in continuo movimento, che trova nella danza non solo una professione, ma una forma di pensiero.
Dal suo debutto nel 1998, questo Romeo e Giulietta ha raccolto consensi unanimi di pubblico e critica, fino alla trasmissione televisiva su Rai 2 nella notte di Natale del 2010. Ma al di là delle repliche e dei riconoscimenti, resta la forza di una storia che continua a interrogarci, perché parla di amore, di scelta e di destino.
E quando la danza riesce a rendere visibile tutto questo, non resta che lasciarsi attraversare. https://teatroduse.it/
![]()