Un solo parco, tante culture gastronomiche di diverse parti del mondo che si abbracciano e creano legami. Condividere un pasto, infatti, non è solo nutrirsi, ma scambiarsi storie e prospettive, arricchendo il proprio bagaglio culturale. Rappresenta un momento per costruire ponti fra culture e abbattere i muri, parlare di pace, creare convivialità con il coinvolgimento delle numerose comunità del territorio.
Un solo parco tante cucine
Ed è questo l’obiettivo dell’Associazione Parco del Chiù, che opera a Sasso Marconi come associazione ricreativo culturale, e organizzatrice di eventi anche attraverso il cibo. Abbattere muri e creare ponti attraverso il cibo attraverso momenti conviviali all’interno del parco del Chiù, utilizzando le proprie strutture, con il coinvolgimento e il protagonismo delle numerose comunità straniere insediate nel territorio.
Una domenica al parco coi sapori del mondo
L’appuntamento è per domenica 26 aprile, a partire dalle 12.30, per una giornata dove le diverse comunità che vivono a Sasso Marconi diventeranno altrettante comunità del cibo, proponendo in degustazione piatti e specialità delle rispettive tradizioni culinarie.
La pasta italiana a cavallo fra Toscana, Sicilia ed Emilia-Romagna
E così, mentre in rappresentanza dell’Italia ci sarà un divertente connubio fra Sicilia, Toscana ed Emilia-Romagna con le busiate artigianali condite da un coulis di pomodorini confit, crema di Aglione della Val di Chiana e olio EVO prodotto da COpAPS, dal Bangladesh arriveranno il Biryani, un raffinato equilibrio di riso basmati a chicco lungo, carne di manzo tenera e una miscela tradizionale di spezie, nato nelle cucine reali dell’Impero Moghul, e il Payesh, delicato budino dolce di riso basmati cotto nel latte, profumato con bacche di cardamomo, considerato un piatto sacro che viene offerto come simbolo di “barakah”, ossia di benedizione, durante i compleanni e i momenti propizi.
L’ospitalità maghrebina in due versioni del cocuscous
Due saranno le versioni servite del couscous, il “piatto della pace” per eccellenza del bacino del Mediterraneo: con semola, carne bovina, cipolla, ceci, concentrato di pomodoro, olio, uvetta, spezie, pepe e paprika quello della Tunisia, solo con carne, zucca, carote, zucchine, ceci e zenzero quello del Marocco, dal quale arriverà anche il tradizionale tè alla menta, rinfrescante infuso di tè verde gunpowder e abbondante menta fresca da sempre simbolo dell’ospitalità maghrebina.
Le proposte da Vietnam e Costa d’Avorio
Della cucina della Costa d’Avorio sarà possibile assaggiare l’Attiéké, semola di polpa fermentata della manioca servita in accompagnamento a pesce fritto e verdure fresche di stagione, piatto riconosciuto come patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco, e infine dal Vietnam arriveranno i Nem, involtini con carne, verdure, uova e noodles di riso avvolti in una carta di riso, che una volta fritti vengono immersi nel nước mắm pha, una salsa a base di pesce diluita con acqua, zucchero, succo di limone e aglio.
Il folklore vietnamita e il coro femminile multietnico
Siccome poi il cibo non è semplice nutrimento ma cultura che non conosce confini, la giornata vedrà anche due eventi legati alle diverse tradizioni del mondo. Alle 15 il folklore vietnamita si presenterà nel canto popolare di Quan Ho seguito dall’invito agli ospiti alla degustazione del tè e a masticare il betel, mentre alle 15.30 si assisterà al concerto del coro femminile multietnico Mosaico con la direzione del maestro Maria Brega.
Un parco dove il cibo crea ponti
L’atto di condividere un pasto, non è solo consumo di cibo o lo stare seduti attorno allo stesso tavolo, ma è interazione, scambio di storie, modi di vedere il mondo, ci si apre a nuove prospettive, si arricchisce il proprio bagaglio culturale ed interculturale.