Quando si racconta una mostra si parla quasi sempre delle opere, degli artisti, della curatela. Più raramente si racconta ciò che accade dietro le quinte: il lavoro educativo che trasforma un evento culturale in un’esperienza di formazione. È quello che è accaduto a Bologna con Fashion Portraits, la mostra dedicata a Marco Glaviano, nata da un progetto curatoriale di Gaetano La Mantia e sviluppata all’interno della rete culturale di Contemporary Concept. Conclusasi il 4 aprile, la mostra lascia in eredità non solo un percorso espositivo di alto profilo, ma anche un’esperienza educativa che ha coinvolto attivamente gli studenti, trasformandoli da spettatori a protagonisti. Il progetto si inserisce nella Formazione Scuola Lavoro (FSL), già PCTO.
Parte degli allievi della classe III M -Liceo Righi
Una rete tra scuola e territorio
Il progetto ha preso forma grazie alla collaborazione tra il mondo culturale e quello scolastico. Il Liceo Scientifico Augusto Righi è stato il primo istituto ad avviare il percorso di FSL (Formazione Scuola Lavoro) in collaborazione con Gaetano La Mantia, aprendo tre anni fa un dialogo strutturato tra scuola e realtà culturale del territorio. In una fase successiva si è unito anche il Liceo Artistico Arcangeli, oggi al secondo anno di partecipazione, e l’Accademia di Belle Arti. Durante alcune delle esperienze espositive, gli studenti dei due istituti hanno collaborato nelle attività di accoglienza e mediazione culturale, accompagnando i visitatori nella scoperta delle mostre e contribuendo a costruire un primo livello di relazione tra pubblico e opere.
Imparare l’arte dall’interno
Entrare in una mostra non più come visitatori ma come parte attiva del suo funzionamento cambia radicalmente lo sguardo. Gli studenti hanno potuto osservare da vicino le dinamiche organizzative, il rapporto con il pubblico, il funzionamento di uno spazio espositivo. Hanno compreso che dietro ogni mostra esiste una rete di competenze, professionalità e responsabilità. Tra gli incontri più significativi, quello con Cleto Munari, che durante la mostra a lui dedicata ha dialogato con i ragazzi per diversi giorni, condividendo riflessioni sul proprio percorso creativo e sul valore del lavoro artistico.
Studenti di VP-Liceo Righi- Mostra di La Chapelle
Dal vedere al fare: l’esperienza laboratoriale
Nel caso della mostra dedicata a David La Chapelle, il percorso si è arricchito di un momento conclusivo particolarmente significativo. L’esperienza si è infatti chiusa con un laboratorio fotografico ideato come esito finale del percorso didattico. Il laboratorio, progettato e coordinato dalla docente Tania Causio del Liceo Righi, ha coinvolto gli studenti nella ricostruzione del metodo creativo dell’artista.
Le immagini di La Chapelle nascono da vere e proprie messe in scena: scenografie costruite, attori, luci e composizioni studiate nei minimi dettagli. Partendo da questo approccio, gli studenti hanno lavorato alla realizzazione di una scena fotografica collettiva, sperimentando in prima persona il passaggio dall’idea all’immagine. Non più semplici osservatori, ma parte attiva del processo creativo.
Le voci degli studenti
A restituire il valore dell’esperienza sono soprattutto gli studenti coinvolti. Le risposte che seguono sono una sintesi dei feedback raccolti durante le interviste, e riflettono in modo significativo la percezione condivisa del percorso.
Qual è stata la cosa che ti ha sorpreso di più lavorando dentro una mostra come questa?
“Pensavo che una mostra fosse semplicemente un luogo dove si espongono delle opere. In realtà ho capito quanto lavoro c’è dietro: l’organizzazione, l’allestimento, l’attenzione al pubblico.”
Che cosa pensi di aver imparato da questa esperienza di FSL?
“Ho imparato a relazionarmi con le persone e a spiegare ciò che vedevo. All’inizio ero intimidito, poi ho capito che parlare con i visitatori era parte dell’esperienza.”
Guarderai le fotografie in modo diverso dopo questa esperienza?
“Sì, perché ora so che dietro ogni immagine c’è un’idea, una costruzione. Non guarderò più una fotografia come qualcosa di immediato.”
Mostra di Marco Glaviano
Che cosa resta davvero
Al di là delle competenze acquisite, ciò che emerge con maggiore forza dai feedback degli studenti è il valore umano dell’esperienza. Alla domanda “Che cosa ti ha lasciato questo percorso?”, le risposte convergono su un punto preciso: la crescita personale. Molti raccontano di aver superato la propria timidezza, di aver imparato a interagire con il pubblico e di aver acquisito maggiore sicurezza in sé stessi. Il contatto diretto con gli artisti, la possibilità di fare domande, di entrare in relazione con chi l’arte la costruisce ogni giorno, ha reso l’esperienza ancora più significativa.
Altri sottolineano quanto sia stato importante scoprire il lavoro che esiste dietro le quinte: l’organizzazione, la preparazione, la costruzione di un evento culturale. Per alcuni questa esperienza ha acceso un interesse verso un possibile futuro professionale in questo ambito; per altri, al contrario, è stata utile per comprendere che non è la strada da intraprendere. In entrambi i casi, il valore resta. Perché fare esperienza significa anche orientarsi, conoscersi, scegliere. E, come molti di loro hanno sottolineato, è stato anche un momento di condivisione e partecipazione vissuto con entusiasmo, capace di unire apprendimento e coinvolgimento.
Laboratorio: La Chapelle- Studenti che hanno messo in scena le dipendenze degli uomini. Classe VP a.s. 2024-2025.
Educare lo sguardo, oggi
In un tempo dominato dalla velocità delle immagini digitali, imparare a sostare davanti a un’opera diventa un gesto quasi controcorrente. Esperienze come questa insegnano ai giovani non solo a osservare, ma a comprendere. A riconoscere che la bellezza non è superficie, ma costruzione, pensiero, responsabilità. Educare alla bellezza significa educare allo sguardo.
La mostra come punto di arrivo
È in questo percorso che si inserisce la mostra di Marco Glaviano. Dopo aver incontrato artisti, osservato processi creativi e sperimentato in prima persona il linguaggio fotografico, gli studenti arrivano a confrontarsi con un autore che ha costruito un immaginario. Le sue immagini non chiedono consenso: chiedono attenzione. Non si consumano: si attraversano.
Una lezione che resta
La mostra si è conclusa, ma il suo significato resta. Per gli studenti, non come ricordo, ma come esperienza concreta: aver attraversato il mondo dell’arte dall’interno. Perché una mostra può essere un evento culturale. Ma quando incontra la scuola diventa un luogo di formazione. E, soprattutto, un esercizio di consapevolezza: imparare a guardare davvero.
Studenti VP- a.s. “2024-2025. Partendo da sinistra: Marco Vincenti, Matteo Tasselli, Luca Pivari. Laboratorio La Chapelle.