Nel Sud Italia non è raro trovare taralli e biscotti da forno che raccontano la convivialità e il legame con il territorio e nel grazioso borgo di Sant’Agata de’ Goti, in provincia di Benevento, incastonato tra rocce e valli con case in tufo che sembrano sospese nel vuoto, spiccano le famose ‘nfrennule, che proprio in questo contesto trovano la loro autentica identità, rappresentando un’eccellenza artigianale. Si distinguono non solo per la forma “a otto”, ma anche per l’uso del vino bianco, spesso un vino locale come la Falanghina, insieme a farina, olio extravergine d’oliva e semi di finocchietto.
Una tradizione locale
Il nome sembra derivare dal termine latino frenulum, al plurale frenula, che indicava una piccola briglia utilizzata per addomesticare i cavalli, elemento che ricorda la forma intrecciata delle ‘nfrennule.
Si ritiene che siano stati i Normanni, presenti a Sant’Agata de’ Goti nel Medioevo, a introdurre questa usanza, lasciando nella zona tracce tangibili del loro passaggio e un importante patrimonio culturale.
Durante i banchetti medievali, infatti, i feudatari erano soliti condividere taralli e vino come gesto simbolico per suggellare un accordo o ristabilire la pace dopo un conflitto. Da questa pratica potrebbe derivare l’espressione popolare “finire a tarallucci e vino”, che ancora oggi evoca la capacità tutta italiana di concludere un dissidio con serenità e buon umore.
Anche la Soprintendenza archeologica Belle arti e Paesaggio ha riconosciuto la peculiarità del tipico prodotto santagatese inserendolo nell’elenco dei “Beni di interesse demoetnoantropologici”.
Cosa sono le ‘nfrennule
Si tratta di piccoli tarallucci salati, realizzati con un impasto a base farina, acqua tiepida, vino bianco secco, olio extravergine d’oliva e una manciata di semi di finocchietto selvatico. Si inizia sciogliendo il lievito in acqua tiepida, poi incorporando la farina, il vino bianco, l’olio e infine i semi di finocchietto e il sale. Si lavora bene fino ad ottenere una pasta liscia e compatta, la si lascia riposare per un po’ per farla lievitare, quindi la si suddivide in pezzetti.
La classica forma a otto
Ogni pezzetto viene allungato in un bastoncino e poi modellato nella sagoma tipica e riconoscibile delle ‘nfrennule. Infine, si inforna, in forno caldo, fino a raggiungere una doratura uniforme e una superficie leggermente lucida, segno caratteristico dell’olio presente nell’impasto. Nel contesto della preparazione, l’uso del vino bianco è un elemento distintivo, un simbolo del legame coi vigneti della zona, della tradizione vitivinicola locale (tra cui la Falanghina) e della convivialità.
Taralli fragranti, profumati, croccanti, ma non eccessivamente duri. Il finocchietto selvatico conferisce profumo all’impasto, l’olio extravergine d’oliva dona lucentezza e sapore, mentre la lievitazione conferisce sapidità e leggerezza al taralluccio.
di Ilaria Corona by Gambero Rosso
Foto credit, Facebook Antonio Anna Icolari