
La Sbergia, o Smergia e Pesca Merendella è una varietà di pesca nettarina autoctona del Sud Italia, in particolare della Sicilia e della Calabria.
il frutto raccolto solitamente tra luglio e agosto, si distingue per le sue unicità organolettiche che la rendono inconfondibile: una buccia liscia, una polpa bianca, un profumo all’olfatto distintivo e una dolcezza al gusto notevole.
Queste caratteristiche peculiari sono intrinsecamente legate alle specifiche condizioni pedo-climatiche e colturali dell’area in cui viene prodotta, rendendo impossibile replicarle altrove.

Nonostante le sue qualità, la Sbergia presenta delle sfide significative; il frutto si deteriora rapidamente e gli alberi che lo producono richiedono cure intensive in termini di difesa parassitaria, potatura e sostegno dei rami.
Attualmente, la coltivazione copre una superficie stimata tra i 75 e i 90 ettari, con una produzione media annua di circa 8.000 tonnellate. Il mercato è limitato alle province di Messina, Catania e Reggio Calabria e, a causa delle dimensioni modeste delle aree coltivate, la produzione non riesce a soddisfare la domanda.
Come tutte le pesche, anche la Sbergia è fatta principalmente di acqua, è ricca di fibre che regolano l’intestino, di vitamina A e di vitamine del gruppo B e C. Contiene anche sali minerali, aiuta il sistema circolatorio e regola la pressione sanguigna.

Ha un alto tasso di flavonoidi, che hanno azione antiossidante. Quasi assenti i grassi, ma alto il tasso di fruttosio. La Sbergia è diuretica, depurativa e disintossicante.
La storia della Sbergia
Secondo la tradizione, fu introdotta nel 965 dalle popolazioni arabe insediatesi nella zona, frutto di innesti sperimentali. Il nome stesso, “Sbergia”, si pensa derivi dall’arabo “al-berchiga”, trasformatosi poi nel francese “alberges” durante la dominazione angioina, fino alla terminologia attuale. La sua coltivazione nella valle del Niceto è documentata già dal XVI secolo, come attestato da Antonino Venuti nel suo trattato “De agricultura opusculum” del 1516.