C’è chi la definisce soft drink e chi più semplicemente gassosa al caffè, ma se chiedeste a un calabrese cosa sia la Brasilena vi risponderebbe con convinzione: «In Calabria la Brasilena è come la Coca Cola nel mondo». Un’affermazione che può sembrare esagerata, ma che racconta bene il legame tra questa storica bibita e la sua terra d’origine. Con la sua iconica etichetta gialla e un gusto inconfondibile, la Brasilena è diventata negli anni un vero simbolo identitario, la bevanda più amata dai calabresi dentro e fuori dalla regione. E per molti basta un sorso per sentirsi subito a casa.
Che cos’è la Brasilena, la bevanda amata dai calabresi
La Brasilena è una bibita al caffè, prodotta a Girifalco, in provincia di Catanzaro, con un infuso di caffè torrefatto nell’acqua minerale che sgorga a Monte Covello, dove ha sede lo stabilimento di Acqua Calabria. Siamo esattamente a 850 m slm, sospesi tra il golfo di Squillace e quello di Lamezia, dove l’aria è considerata tra le più pulite d’Europa e l’acqua sgorga naturalmente dalle rocce. È qui che prende forma la Brasilena, un prodotto profondamente legato al territorio anche nella sua miscela di caffè, realizzata a km zero con l’utilizzo di Caffè Guglielmo prodotto nella vicina Copanello, senza conservanti ed ecosostenibile, in quanto fatta interamente con utilizzo di energia verde e confezionata in packaging di vetro o lattina.
Quel sapore inimitabile di caffè e nocciola
Questa bibita al caffè vanta una storia lunga quasi un secolo e da sempre è la bevanda più bevuta al Sud, orgoglio di tutti i calabresi. Un marchio storico, inserito anche fra i PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale), ma soprattutto un gusto che non si dimentica facilmente. La sua composizione, mai cambiata, include acqua oligominerale, zucchero, infuso di caffè (12%), anidride carbonica e aromi. Il suo sapore – pare sia frutto di una ricetta segreta – è inimitabile, con note di caffè tostato, cioccolato e nocciola.
La bevanda che fece impazzire i calabresi negli anni ’80
Siamo tra gli anni ’30 e ’40 quando Cesare Cristofaro, capostipite dell’azienda, prepara artigianalmente le bibite nel suo emporio. Tra le tante, crea una prima ricetta a base di caffè tostato infuso in acqua frizzante, che chiama semplicemente “gazzosa al caffè” e comincia a vendere sfusa. Dobbiamo far passare la Seconda Guerra Mondiale e arrivare negli anni ’60 perché Salvatore Cristofaro, figlio di Cesare, apra la fabbrica Acqua Calabria specializzata nell’imbottigliamento di acqua minerale e bevande, ma soprattutto decida di registrare il nome “Brasilena”.
La comparsa ufficiale sul mercato avviene negli anni ’80 e il successo è immediato. Dissetante con la sua frizzantezza non esagerata, stuzzicante con la sua combinazione di aromi estratti dal caffè, la Brasilena è l’idea vincente, capace di cambiare le abitudini di consumo locale e diventare un vero fenomeno sociale.
Il mercato della Brasilena, anche fuori dalla Calabria
Per molti ancora sconosciuta, la bibita ha in realtà un gran mercato, anche al di fuori dei confini regionali. Oggi l’azienda distribuisce circa 2 milioni di bottiglie tra Italia ed estero, dal Canada agli Stati Uniti fino all’Australia. In poche parole la Brasilena arriva laddove c’è una comunità calabrese che la desidera.
di Giusy Ferraina by Gambero Rosso