Il Casòlet, tipico formaggio di montagna a pasta molle delle valli di Sole, Rabbi e Pejo, prende il nome dal latino casoleus, che significa piccolo formaggio; infatti, era storicamente il “formaggio della famiglia”, prodotto in piccole forme per il consumo domestico.

Un tempo prodotto solo in autunno, quando le mandrie erano già scese dall’alpeggio estivo e le mungiture giornaliere erano scarse, come scorta alimentare per l’inverno; oggi è realizzato tutto l’anno ed è diventato una piccola grande rarità.
Il suo nome ha un’origine latina: deriva infatti da “caseolus”, piccolo formaggio e, in effetti, le forme hanno ancora oggi piccole dimensioni.
È un formaggio grasso, a pasta molle o semidura, che matura rapidamente e può essere consumato dopo 20-30 giorni.

Ottenuto da latte vaccino intero, crudo o termizzato, il Casòlet viene prodotto utilizzando latte delle vacche alimentate con foraggio verde in estate o con fieno dei pascoli locali.
La sua forma è cilindrica, con una crosta liscia e una pasta morbida di colore bianco o paglierino chiaro che profuma di erbe dell’alpeggio, con una lieve occhiatura e un sapore dolce e delicato che si adatta a tutti i palati.
Tradizionalmente prodotto in caseifici e malghe della zona, è oggi un Presidio Slow Food, che mira a preservare la produzione a latte crudo delle piccole tome, simili a quelle fatte in passato.
Il Casòlet, dal sapore delicato e aromatico, è un formaggio che si presta a essere consumato giovane e fresco per apprezzarne al meglio la dolcezza, ma è adatto anche in cucina, per preparare ottime ricette come la fonduta, ma anche torte salate e frittate rustiche.
Caratterizzato da un gusto vagamente burroso, questo prodotto può essere consumato ad esempio anche in insalata abbinato alle pere, oppure come condimento di gnocchetti di pane e ortiche, della scaloppa con finferli e porcini, sino alla polenta concia, o ppure anche in versione fonduta, con il tortel di patate o sulle lasagne.