“La cucina italiana è una miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie, un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri, per esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali, offrendo alle comunità uno sbocco per condividere la loro storia e descrivere il mondo che li circonda. Non è solo nutrimento: è linguaggio, è memoria, è identità”.

Credits Andrea Di Bella
Con queste motivazioni, il Comitato intergovernativo dell’Unesco, che si è riunito a Nuova Delhi ha dichiarato la Cucina Italiana Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Ed è la prima cucina al mondo a essere riconosciuta nella sua interezza.
Per la prima volta nella sua storia, l’UNESCO ha scelto di premiare una tradizione culinaria nella sua globalità, l’intera cucina di un Paese. Parole che arrivano al cuore di chi, con fatica e sacrifici, dedica la propria vita alla produzione di cibo.
È una vittoria dei contadini, degli allevatori, dei casari e pescatori, viticoltori e artigiani che producono con passione e rispetto per la terra e per i loro animali. Ha vinto il territorio nazionale, dalle Alpi a Pantelleria, hanno vinto le montagne, le colline, le pianure, le terre eroiche.
Hanno vinto le nostre nonne, le mamme che si sono prodigate sempre affinché la tradizione non si perdesse, non volasse via nel vuoto, affinché antiche ricette non venissero disperse. Una forte volontà di conservare, di tramandare, di potere rallegrare il gusto di comunità, ma anche di sostenere il diritto al cibo a tutta l’umanità.

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E poi, hanno vinto anche loro, i cuochi, quelli della tradizione, del rito del cibo, delle espressioni autentiche di un piatto, senza stravolgimenti. Quelli del cibo “Buono, pulito e giusto”, per raccontarlo alla maniera di Carlin Petrini. Sì, il cibo piacevole, accessibile a tutti, prodotto con criteri di sostenibilità, nel rispetto dei diritti di chi lo produce, di chi ne fruisce e della biodiversità agroalimentare e gastronomica.
In tutto questo, mi piace ricordare alcune figure emblematiche, simboliche, importanti, strategiche, veri e propri Maestri che hanno saputo inventare nuove tecniche di comunicazione enogastronomica in questi ultimi decenni, che hanno avuto il coraggio, la volontà di fare uscire allo scoperto e fare ascoltare la voce di uomini appassionati di cibo semplice, della terra in cui vivevano, che credevano in ciò che facevano.
Voglio ricordare Luigi Veronelli, uno dei personaggi fondamentali dell’enogastronomia del Novecento. Storico, scienziato, filosofo, è stato uno dei primi a schierarsi dalla parte dei contadini e dei produttori, aveva stabilito un intimo legame con la ruralità. E poi, Mario Soldati, personaggio fantastico, un po’ poeta, romanziere, gastronomo/non gastronomo. Quel suo “Viaggio lungo la Valle del Po. Alla ricerca dei cibi genuini”, del 1957, prodotto per la Rai, fece scuola, divenne una pietra miliare, coinvolgendo professionisti del settore enogastronomico, nel momento in cui, in Italia, si stava passando dall’economia rurale contadina a quella industriale. Una narrazione popolare dove uomini, prodotti, riti, ricette, luoghi rimanevano gli artefici di un’Italia ricca di tradizioni culinarie.
La cucina italiana nasce lì, tra i pollai di un vecchio borgo lontano da tutto e da tutti, tra le montagne figlie del vento, attraversando la Pianura Padana, dove l’aria diventa improvvisamente grassa, tra cascine isolate e vitalità e di uomini coraggiosi, in mezzo alle terre scure dei vulcani, tra le meravigliose colline che guardano il mare da sempre, lungo i cento fiumi che si fanno strada, non sempre agevolmente, lungo lo stivale.

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Ma, come si legge nella motivazione Unesco, “La cucina italiana è una miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie…”. La cucina italiana, in tutte le sue varianti locali, deve molto alla cultura dei popoli che anticamente abitarono il nostro Paese (Fenici, Greci, Celti, Popolazioni germaniche, Arabi, ma anche il continente americano ha regalato prodotti a noi sconosciuti).
Le ricette che nascono non sono mai espressione di una cultura locale, ma frutto di esperienze che si incrociano e si arricchiscono a vicenda. La disponibilità italiana ad accogliere è stata la premessa per continuare ad arricchirsi, non per snaturarsi. È stata una continua crescita nello studio, nella ricerca, nella tutela e valorizzazione di produzioni in via di estinzione (Presidi Slow Food, Terra Madre, L’Arca del Gusto, I Cuochi dell’Alleanza, I Mercati della Terra, etc.), nella difesa dei suoli agricoli, nella costruzione di un paesaggio agricolo che conservasse autenticità e bellezza.
È risultata determinante la capacità di aggregazione e di rielaborazione di ingredienti appresi da altre culture creando così qualcosa di nuovo, di unico.
Tutto ciò costituisce un autentico patrimonio culturale… “…Non è solo nutrimento: è linguaggio, è memoria, è identità”. Condividiamolo con chi amiamo, è uno strumento grazie al quale ci possiamo raccontare, vivere felici, trasmettere felicità!.

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