Marrakech piovosa e fredda è alquanto inusuale ma, nella bizzarria del clima mondiale, oggigiorno può succedere.
La pioggia, anzi, la rende ancora più suggestiva.
Piazza Jemaa el Fna
Nell’iconica Jemaa el Fna, la piazza principale della città, gli incantatori di serpenti si riparano sotto una tenda gocciolante mentre i mercanti di spezie e street food improvvisano coperture per le loro merci.
I musicisti di strada ed i giocolieri non si lasciano certo intimidire dalle copiose e inaspettate precipitazioni, un vero dono per l’agricoltura locale!
Qui la vita pulsa a tutte le ore, di giorno e di notte.
Moschea della Koutoubia
Inutile dotarsi di cartina o Google Maps a Marrakech: nessun turista li usa. Il minareto della Moschea della Koutoubia, “il tetto di Marrakech”, coi suoi 69 metri di altezza, diventa così un punto di riferimento insostituibile.
Girare per questa città, una delle più trafficate dell’Africa, equivale a lasciarsi trasportare da essa, inutile cercare di razionalizzarla.
Ad ogni angolo c’è una meraviglia in attesa: musei e gallerie d’arte, giardini, moschee, palazzi si incontrano all’improvviso in spazi improbabili della città dove il passato e la modernità convivono.
É impossibile distinguere dove si è diretti tra i vicoli di Marrakech. Alcuni sono veramente stretti, non vi è mai riportato il nome di una via o un’indicazione.
Con la pioggia bisogna imparare anche a districarsi tra le pozzanghere che si formano anche nei vicoli coperti, sommersi dalla merce delle bancarelle. Motorini e biciclette sfrecciano ovunque e suonano se ne ostacoli il passaggio.
Il più grande souq del Marocco
Solo il richiamo alla preghiera del Muezzin, cinque volte al giorno e con puntualità, è una certezza granitica mentre ci si perde nel più grande souq del Marocco o si visita il grandioso Palazzo Bahia.
“Bahia” significa “bella”, ma questo aggettivo non ne rende appieno la maestosità. II Gran Visir Si Moussa impiegò quattordici anni, alla fine del XIX secolo, per portarne a termine la costruzione. Centocinquanta sale riccamente decorate, soffitti intarsiati, mosaici gialli e blu, fini sete e vetri colorati sono opera dei migliori artigiani del paese.
Uscendo dal Palazzo Bahia, la Medina di Marrakech risucchia nel suo groviglio di stradine prive di punti di riferimento.
Madrasa di Ben Youssef
Ecco allora materializzarsi la Madrasa di Ben Youssef, la più grande scuola coranica del Marocco. E’ intitolata all’emiro Ali Ibn Yusuf che regnò dal 1106 al 1142 facendo progredire considerevolmente la città. É rimasta attiva fino al 1960. Dopo un restauro accurato, è ora aperta al pubblico come luogo di interesse storico, un esempio notevole di architettura arabo-andalusa. Splendidi sono gli interni di legno intagliato, le piastrelle colorate delle aule, i dormitori ed i cortili.
Corna di gazzella

Tutto è intenso e deciso a Marrakech come lo è il suo dolce tipico, le “Corna di gazzella (Kaab el Ghazal)”. Sono biscotti a forma di mezzaluna perfetti da abbinare ad un tipico thè alla menta. Il ripieno di fiori d’arancio e mandorla è avvolto da una pasta brisée finissima da risultare quasi trasparente: un gusto riconoscibile ovunque come lo è questa città.