PRIMA PARTE
“Se i turisti vengono in Romagna, non vengono certo per le spiagge indimenticabili romagnole, vengono qui perché c’è l’atmosfera familiare giusta, perché il romagnolo ti dice buongiorno anche se ti vede di traverso”. È una citazione celebre del poeta, scrittore e sceneggiatore Tonino Guerra, nato da queste parti, a Santarcangelo di Romagna.

Il panorama agreste dal Castello di Sorrivoli. Credits Andrea Di Bella
Mi trovo a Sorrivoli di Roncofreddo, in provincia di Forlì-Cesena, tra il mare e gli Appennini, dove colline verdi e rigogliose sono disegnate da frutteti e vigneti, ulivi e boschi tra antichi borghi, castelli, rocche e casolari dispersi in modo magnifico.
Qui, ha vissuto Roberto Benigni per qualche tempo, con la moglie cesenate Nicoletta Braschi. All’ombra di una fortezza millenaria, un centinaio di abitanti, a mala pena, con cui il brillante regista toscano si confrontava in qualche partita a carte. nel tempo libero. “Quei tetti aguzzi chi li disegnò? Chi mise in ciel quei passerotti frivoli?”, recita l’ode che Benigni dedicò a quel luogo che definì “magico”.
Siamo lontani dalle strade rumorose, in un territorio ospitale, dove tutto quello che ti circonda ti racconta storia antica, cultura, tradizioni, passioni e sapori indimenticabili. Cesena, città storica ed elegante, la “Città dei 3 Papi” è lì dietro alla collina, adagiata a cavallo della storica Via Emilia, con la sua pregiatissima Biblioteca Malatestiana, rinascimentale, Patrimonio Unesco, prima in Italia nel prestigioso registro della “Mémoire du Monde” (giugno 2005), trecentoquaranta manoscritti, tutti in pergamena finissima, perfettamente miniati; e poi, la Rocca che domina la città e la splendida Piazza del Popolo, salotto fascinoso.

Piazza del Popolo a Cesena. Credits Andrea Di Bella
Queste sono le terre del fiume Savio e del Rubicone, il fiume che fu oltrepassato dalle truppe di Giulio Cesare nel 49 a.C., tornando dalla Gallia Cisalpina. “Alea iacta est”, (Il dado è tratto) pronunciò l’Imperatore in quell’occasione, non potendo più tornare indietro. Mi trovo qui, invitato, per scoprire e conoscere una Cantina condotta egregiamente, con tanto amore e immensa passione da Marco Vianello, l’ideatore del sogno, e Tiziana Matteucci, Titì, la moglie. Mi incuriosisce questa visita perché mi permette di approfondire conoscenze di luoghi che ho ancora visitato poco e di vini prodotti secondo natura.
Amaracmand è il nome della Cantina che andrò a visitare, una piccola realtà di 15 ettari suddivisa in due appezzamenti, che produce vini naturali “a zero solfiti aggiunti”, e “niente allergeni aggiunti”, in un contesto paesaggistico e geologico di notevole valore. La prima cosa ad incuriosirmi è il nome della Cantina… poi scopro che “Amaracmand” significa in dialetto locale “Mi raccomando, abbi cura di te”. Lo ripeteva spesso la nonna a Marco, quando era ancora un ragazzino.
Marco mi attende alla stazione di Cesena. È l’ora di pranzo e, allora, subito in osteria, da Brodino, nelle viuzze del centro, un pastificio con cucina e bottega, molto gradevole e ospitale. Mi tuffo senza esitazione sui Cappelletti di Cesena al brodo di carne: dentro una sfoglia superlativa si nascondono magicamente Ricotta fresca, Raviggiolo Dop (Presidio Slow Food), Parmigiano Reggiano, Noce moscata, sale e pepe. Straordinari!.

Cappelletti di Cesena. Credits Andrea Di Bella
L’inizio è promettente. E da qui inizia una bellissima chiacchierata con Marco. Si parla dell’azienda, della passione per il vino, del suo modo di vedere questo mondo e di interpretarlo, delle sue motivazioni, del suo passato, dei suoi sogni, dei suoi vini.
Mi porta a vedere le sue vigne, la cantina nascosta nel sottosuolo, mi fa attraversare filari e profumi, mi racconta il territorio. Lui è innamorato di questi luoghi, a parlare è la sua anima, una passione smisurata verso la terra, la natura, gli uomini che la abitano. Ha le idee chiare, è determinato, sa dove vuole arrivare, ma i passi per arrivarci devono essere misurati. Non cerca la luna, ma vuole vivere bene, con la sua Titì e i suoi figli, con la gente. Ogni parola che pronuncia ha un senso. Le sue idee di vignaiolo sono di rispetto e di amore nei riguardi di ciò che lo circonda, è molto religioso, ma anche rivoluzionario. Dietro a quegli occhiali scuri ci sono occhi che guardano lontano, che invitano al sogno, che amano la condivisione e l’accoglienza.
Arriviamo al Castello di Sorrivoli, un tempo dominio della chiesa ravennate. Da qui si domina il mondo, una terrazza spettacolare. Faremo cena nella Trattoria del Castello, gestita dalla Cooperativa Sociale “Terra dei Miti”, gestita da volontari. Cibi di stagione e di tradizione, con prodotti locali e paste fatte a mano, secondo le usanze locali… strepitose!!!.

Marco Vianello e l'”Imperfetto”. Credits Andrea Di Bella
È l’ora di un tramonto da ricordare, col sole rosso che sta per nascondersi dietro la collina del bosco. È l’occasione giusta per chiedere a Marco dell’etichetta del bacio sulla bottiglia dell’”Imperfetto”, un Rubicone Igt che narra l’identità del Sangiovese in blend con Cabernet e Syrah.
“È stata un’idea di mio figlio… è stato lui a disegnarla assieme ad una pittrice bolognese, oggi parigina. Rappresentano l’amore tra un uomo e una donna. Ha voluto sintetizzare in quel bacio l’amore tra papà e mamma. Lui è una persona molto sensibile, e avendo visto che avevo dedicato una delle nostre bottiglie, “Madame Titì”, a Tiziana, mia moglie, allora ha pensato bene di proseguire su quel filone”.
Il tramonto meraviglioso sta accarezzando quei filari laggiù dove c’è una delle due vigne di Amaracmand. È un momento spettacolare… quel bacio dell’etichetta guarda il sole che cade e il colore di quel vino diventa poesia: “Se io potrò scaldare il cuore di un uomo o di una donna non avrò vissuto invano”. Si torna al tavolo della cena, tra rondini che giocano sopra la torre del castello, si rincorrono, si nascondono, si alzano e si abbassano, felici. Mentre quel bacio dell’Imperfetto prende il colore del sole rosso.

L’etichetta del bacio al tramonto. Credits Andrea Di Bella
Il castello guarda lontano fino al mare di Cesenatico, ha preso il sapore dei vigneti, dei boschi, degli ulivi… i fichi, i ciliegi. Marco mi racconta la sua vita. Lui è un personaggio eclettico, non si è mai fermato, è molto dinamico, ha fatto anche l’attore in fiction televisive di successo. Una mente ribelle, rivoluzionaria, un po’ antagonista. Lo definirei il Giuseppe Garibaldi del vino, un combattente, rivoluzionario, un eroe che si batte per un’agricoltura sana, senza chimica, aiutata si dalle nuove tecnologie ma sostenuta da concetti di tutela e di salvaguardia dei territori e dei prodotti agricoli. I suoi vini vanno incontro alla natura, puliti, onesti, intatti, prodotti con una cura maniacale in vigneto e in cantina. Un pensiero sempre rivolto alle fasce più deboli (prezzi onestissimi N.d.r.), un senso dell’unità spiccato, un’anima ribelle che si ritrova, fantastica, anche nei suoi vini.
A Cesenatico dove viveva da giovanotto era amico di tutti, lui ha fatto anche il bagnino per non lasciarsi scappare nulla. Mi racconta di Marco Pantani, suo amico, con qualche retroscena.
Prima di cena mi aveva fatto assaggiare Madame Titì dedicato a Tiziana, un blend di vitigni autoctoni, 85% di Bombino bianco, un 7% di Trebbiano della Fiamma, da un antico vitigno toscano, un 5% di Grechetto Gentile, Pignoletto, e un 3% di un clone di Albana Coda di Volpe. Un profumo divino che mi arriva addosso già a distanza, un aroma favoloso mi assale. Erbe essiccate, agrumi, frutta si mescolano in bellezza e il sorso diventa universale. Realizzato con “Metodo Martinotti”, è una bollicina che segue un progetto di ricerca sui vitigni locali e la loro ancestrale vocazione alle rifermentazioni. Che piacevolezza!.
“Questo vino è dedicato a mia moglie, a Titì. Lei rappresenta tutto quello che ho cercato in una donna. E aggiungo che per sopportare me ce ne vuole… lei è una santa donna, che sa starmi accanto benissimo”.

“Madame Titì” è servito. Credits Andrea Di Bella
“Il colore lo definirei un paglierino dorato. Rappresenta un’unione, un legame, che va giù gradevolmente, con quella bollicina fine. Quando hai terminato di bere la bottiglia, non te ne accorgi nemmeno; senti dentro quel calore che ti accompagna, manifesti dolcezza e amorevolezza… ti sembra di toccare il Paradiso”.
Desidero sentire la voce di Titì, assente giustificata, a questo punto, sono un po’ frastornato dalle affermazioni di Marco. La raggiungo telefonicamente e, senza battere ciglio, conferma che “Marco è un carattere buono, adorabile, disponibile, trasparente, un grande altruista. Professionalmente si impegna ad ogni costo, crede in quello che fa, è molto determinato”. Un grande amore! Meraviglioso…
Marco è un cultore della vinificazione, si avvale della collaborazione di diversi soggetti che, ciascuno per la propria funzione, realizzano vini naturali fuori dal comune. Vuole rimanere coi piedi per terra, poche etichette ma straordinaria qualità, non vuole strafare. Deve curare i dettagli della beva, la bontà, la naturalezza del sorso. Vuole rimanere “piccolo” in questo “mondo enorme”… vuole l’eccellenza. Nella seconda parte del racconto si apre il sipario su…
FINE PRIMA PARTE. IL RACCONTO CONTINUA.