Il 2026 si preannuncia come un anno importante e ricco di novità; secondo gli analisti di Bloomberg, che citano le previsioni dell’ultimo rapporto del Wine Market Council (US Wine Consumer Benchmark Segmentation Study 2025), si sta delineando un cambiamento evidente nei trend di consumo di vino: meno formalità e maggiore immediatezza saranno al centro delle richieste dei winelovers.

In questo contesto, il Lambrusco, grazie alla sua precisa identità, si conferma come uno dei vini con le carte in regola per essere tra i più apprezzati dell’anno. Secco, gastronomico e profondamente territoriale, risponde perfettamente alle nuove esigenze del mercato, che prediligono gradazioni moderate, versatilità a tavola, prezzi accessibili e un’identità riconoscibile.
All’interno di questo scenario si inserisce il percorso di Cantina Settecani, da oltre un secolo punto di riferimento nella valorizzazione del Lambrusco Grasparossa di Castelvetro. Fondata nel 1923 da 48 viticoltori, la cooperativa modenese rappresenta oggi una delle realtà più significative del territorio, capace di coniugare tradizione, visione contemporanea e attenzione alla sostenibilità ambientale.
I vigneti di Cantina Settecani si estendono sulle colline di Castelvetro, in un mosaico di appezzamenti che spaziano dai calanchi alle altitudini superiori ai 400 metri, con suoli e microclimi differenti.

Paolo Martinelli, presidente di Cantina Settecani
Da qui nasce un lavoro di zonazione e selezione che permette di interpretare il Lambrusco Grasparossa nelle sue diverse espressioni, restituendo nel bicchiere complessità, struttura e identità territoriale.
“Il nuovo anno si è aperto con segnali molto interessanti che ci vedono sulla giusta via”, commenta Paolo Martinelli, presidente di Cantina Settecani. “La continuità dei riconoscimenti ottenuti negli ultimi anni dai nostri Grasparossa certifica il riscontro positivo da parte della critica e degli appassionati per questa storica tipologia, che appartiene al grande mondo del Lambrusco. Possiamo contare su una gamma di etichette, da quelle più tradizionali a quelle più innovative, capaci di rispondere alle attuali esigenze del mercato: bassa gradazione alcolica, capacità di sposarsi con molte preparazioni culinarie, accessibilità e identità. Il nostro Lambrusco è in grado di dialogare con autenticità sia con il consumatore italiano che internazionale”.