IL VESCOVO RITARDATARIO e la Festa che non doveva finire: La Leggenda del Carnevale Ambrosiano
Chi pensava che Milano fosse la capitale della ‘movida’ moderna, si deve mettere in poltrona e leggere questa storia.
Mentre nelle altre città le maschere vengono abbassate, i coriandoli soffiati via e il silenzio del mercoledì delle ceneri riporta ordine e disciplina, a Milano la festa continua. I banchetti restano imbanditi, il profumo del vin brulè speziato nelle strade mantiene le tradizioni e i campanili della Basilica di Sant’Ambrogio sembrano suonare una nota più allegra del dovuto.
Vi siete mai chiesti perchè il Carnevale milanese si ostina a chiudere i battenti ai festeggiamenti, ben quattro giorni dopo tutti gli altri?
La risposta non la troviamo nel calendario astronomico, ma in una leggenda che mescola fede, amore per la città e quel pizzico di sana indisciplina meneghina che li contraddistingue.
Il viaggio del Pastore
Correva il IV secolo d.C. La tradizione narra che Ambrogio, il venerato Vescovo di Milano (e futuro Santo Patrono), fosse lontano dalla città. Le versioni sono discordanti: alcuni dicono fosse impegnato in un lungo e faticoso pellegrinaggio a Roma, altri sostengono che fosse bloccato altrove per imperiosi affari della Chiesa.
Ciò che è certo è che la sua assenza si fece sentire. Ambrogio non era solo una guida spirituale; era il cuore pulsante della comunità, il pastore che nessuno voleva vedere assente durante i giorni più importanti dell’anno liturgico.
“Aspettiamo Ambrogio”

Il Vescovo Ambrogio e le chiacchiere di Carnevale
Mentre Febbraio volgeva al termine, i milanesi si trovarono davanti a un dilemma. Il martedì grasso stava arrivando, e con esso l’inizio della Quaresima. Ma come potevano digiunare, pregare e fare penitenza senza la guida del loro Vescovo?
I milanesi, noti per il loro pragmatismo ma anche per un profondo attaccamento alle tradizioni e ai loro leader, presero una decisione insolita: aspettare.
Nessuno avrebbe smesso di festeggiare, nessuno avrebbe iniziato il periodo di astinenza finché Ambrogio non avesse fatto ritorno. Il Carnevale, insomma, fu prolungato per decreto popolare. Le maschere rimasero sui volti, i suonatori continuarono a suonare, e la città si preparò a un’attesa festosa.
Il trionfale ritorno e il “Carnevalone”
Finalmente, verso la fine della settimana, Ambrogio apparve all’orizzonte. Stanco per il lungo viaggio, ma felice di tornare tra la sua gente, entrò a Milano accolto da un boato di gioia. Non trovò una città raccolta in preghiera, bensì una città in festa, pronta a celebrare non solo la fine dell’inverno, ma soprattutto il ritorno del suo Vescovo.
Per onorare Ambrogio, i festeggiamenti proseguirono fino al sabato successivo. Fu una celebrazione epica, che passò alla storia come il “Carnevalone”.
Da allora, per ricordare quell’attesa devota e quel ritorno trionfale, il rito ambrosiano mantiene la sua unicità: la Quaresima non inizia il mercoledì, ma la prima domenica di Quaresima.
Milano, ancora oggi, gode di quattro giorni in più di allegria, rispetto agli altri, grazie al suo Vescovo ritardatario.
E se il Vescovo Ambrogio si fosse solo fatto una scorpacciata di chiacchiere? Buon Carnevale!

Le maschere: Arlecchino e Brighella