È in pieno svolgimento l’attesissima ventinovesima edizione della Festa Nazionale della Befana di Urbania, paesino duecentesco della provincia di Pesaro-Urbino, conosciuto fino al 1636 con il nome di Casteldurante (cambiò nome e in onore di papa Urbano VIII, ma i suoi abitanti si chiamano ancora durantini).
La cittadina marchigiana ricca di storia e tradizioni, è diventata il luogo ideale per la vecchina; le colline appena fuori dal paese, sono per lei un rifugio dove riposare dopo le piacevoli fatiche che la sua festa le procura. Non a caso, il Sindaco, secondo tradizione, inaugura la Festa consegnandole ufficialmente le chiavi della città e facendone la vera prima cittadina per i primi giorni dell’anno. L’intera cittadina marchigiana della Valle del Metauro viene coinvolta totalmente per preparare questa festa e si trasforma nel paese dei balocchi.
Oltre 4000 calze appese per le vie del centro, porticati addobbati e luminarie nelle vie del centro storico, il tutto arricchito da innumerevoli Befane che animano il centro, vetrine allestite per l’occasione, mercatini, musica, spettacoli e animazione, per il divertimento delle migliaia e migliaia di persone, bambini ed adulti, che non si perdono la festa.
Urbania, infatti, conserva importanti edifici antichi e l’impianto urbanistico medievale, oltre a produzioni artigiane di valore, come quella ceramica. La festa è cominciata ieri con la consegna della Chiave della Città alla Befana, che poi tutti i giorni sarà vista scendere con la sua scopa dei 23 metri della Torre Campanaria lanciando caramelle e dolci in volo.
Tra spettacoli itineranti di burattini e giocolieri, alla Festa Nazionale della Befana si mangiano crostoli (pani piatti e sfogliati, simili alla crescia) e frittelle, ma il vero simbolo del periodo è soprattutto il Bostrengo.
Cos’è il Bostrengo
Dolce dalle origini molto antiche, tipico del periodo festivo – oggi è il dolce della Festa Nazionale della Befana – ha una grande peculiarità: la sua ricetta non esiste. O forse ne esistono centinaia, dato che ogni famiglia aveva e ha la sua. Fatto sta che nessuno la metteva per iscritto (forse per non avere imitazioni), tramandandosi i segreti della preparazione oralmente di generazione in generazione.
Con lo stesso nome (anche bustrèng o bustrengo) ci sono altre preparazioni simili nel Montefeltro, in Romagna e a San Marino, ma le differenze con quello di Urbania a volte sono sensibili.
Nella stagione invernale ogni famiglia durantina lo preparava, differenziandone la composizione anche in base a quello che si aveva a disposizione in casa o a quello che si doveva consumare.
Frutta secca, innanzitutto, che si conservava a lungo: noci, uvetta, fichi essiccati e altra frutta. Ma anche riso o cereali (alcuni parlano pure di pane raffermo) e poi latte e uova. Il bostrengo è un dolce “svuotacredenza”, antico, da stagione fredda, ideale da gustare con il vino di visciole marchigiano.
Chi vuole apprendere i segreti di questa preparazione, se non ha una ricetta di famiglia da scoprire, può rivolgersi all’Associazione Mac-Caroni che cura corsi di formazione sulla cucina tipica di Urbania e, ovviamente, anche sul bostrengo.
di Pina Sozio by Gambero Rosso