Seduto sui gradini di un’antica casetta di pietre, sfoglio assieme a Stefania e Valeria un vecchio album di famiglia, che racconta una bella storia… il tempo che passa, luoghi, sogni, desideri e speranze, sorrisi e voglia di realizzarsi… l’Agriturismo La ca’ d’Amelio… è emozionante!

La casetta di pietra nell’agriturismo. Credits Andrea Di Bella
La casetta di pietra è quello che resta dell’antica cascina fatta costruire da nonno Amelio, negli Anni Cinquanta, serviva per fare i formaggi. È rimasta intatta! Qui non si fanno più i formaggi e il nonno non c’è più. Ma sono rimaste la testimonianza di quel tempo, la fatica, la passione e la determinazione delle tre nipoti, Valeria, Stefania e Nicoletta (che oggi è assente Ndr)) che hanno voluto mantenere il contatto con quella terra, col tempo, il legame col territorio, attraverso la creazione di un agriturismo davvero autentico e speciale, La ca’ d’Amelio, che narra una storia fantastica.
“Quando abbiamo ristrutturato la vecchia cascina, abbiamo tenuto una casetta in pietra qui all’ingresso, davanti a noi, per ricordo, che aveva costruito lui, il nonno. Dapprima utilizzata come cucina, poi per fare i formaggi”.
A raccontare è Valeria una delle tre sorelle che gestisce, in modo superlativo, assieme alle due sorelle, l’Agriturismo nel paese di Lessolo, vicino Ivrea, a ridosso della Valchiusella, in provincia di Torino.
Per procedere con la narrazione, mi presenta l’album di famiglia, lo sfogliamo insieme, su quei gradini della speranza. “La prima foto è dedicata a lui, il nonno Amelio, l’ideatore di tutto quello che ci circonda, orto, frutteto, stalle comprese”.

Dall’album di famiglia: nonno Amelio con due nipotine e mucche al pascolo. Credits Andrea Di Bella
È un racconto avvincente, sorprendente per certi versi, che insegue le fotografie antiche; un racconto lento ma intenso, avvolgente, una storia dove il presente si mescola col passato ma ci parla di futuro. Una testimonianza preziosa che mi fa riflettere su tante cose, che fa recuperare l’attenzione sugli istanti della vita, sull’importanza delle cose.
“Questa è la foto che ritrae i miei nonni paterni, Amelio e Ivonne – racconta Valeria -. Lui valdostano, lei parigina di origine; vivevano in Valle d’Aosta, ma cominciavano a diventare anziani, abitare un po’ nella solitudine della montagna e lavorare la terra in quelle zone diventava sempre più complicato, faticoso. Così avevano deciso di scendere più a valle, in quel Piemonte più vicino alle loro origini. Avevano trovato una vecchia cascina con campi da coltivare, si erano innamorati di quel posto e l’avevano comprato. Avevano le mucche, i conigli, il pollaio delle galline e la porcilaia”.
Mi sembra di rivedere qualche scena de ’L’albero degli zoccoli’, il film- capolavoro di uno dei Grandi Maestri del cinema italiano, Ermanno Olmi. “Nonno lavorava anche in fabbrica, a Pont-Saint-Martin, era stato il primo, in paese, a comprare il trattore e faceva anche le commissioni per gli altri contadini. Altri tempi… altri uomini!”.
“Gli abbiamo intitolato l’Agriturismo, La Ca’ d’Amelio, per il coraggio, la passione, l’amore nei nostri confronti, la volontà che aveva sempre manifestato nella sua vita!”.
Si sfogliano pagine di fotografie bellissime… dense di significati: le sorelle al pascolo col nonno; sorrisi e spensieratezza infantile nei campi; gioia tra fienili, abbracci, stalle, animali… bellezza infinita!“. Il viso di Valeria è radioso mentre sfoglie le pagine dell’album dei ricordi, ma si legge anche un senso di malinconia, un velo di tristezza quando si ritrova bambina con il nonno.
Tre sorelle, un sogno, una realtà meravigliosa, un senso spiccato della condivisione, ruoli ben definiti, ma tutte insieme con tanto amore per quello che si fa, per raggiungere obiettivi comuni, una cucina eccellente del territorio, straordinaria, una passione smisurata.
Come si fa a mettere insieme tutto questo, nell’ambito familiare. Com’è nato l’Agriturismo La ca’ d’Amelio?
“In realtà, ciascuna delle tre – risponde Valeria -, aveva scelto studi diversi, con finalità differenti. Ma Stefania, oggi cuoca, continuava a ripetere che questo lo vedeva come luogo adatto per agriturismo. Nel frattempo, aveva conosciuto Ivano, che sarebbe diventato suo marito, allevatore e grande appassionato di capre. Noi avevamo la mucche… c’era un filo agricolo che ci univa. Siamo partite! Abbiamo ricostruito la cascina dei nonni, costruite le camere, creato un allevamento di capre e altri animali, riorganizzato l’orto, il frutteto. Stefania e Ivano si sono sposati nel settembre 2018, nella stalla, prima che venissero portate le capre… grande festa e il 30 novembre di quell’anno è nato l’agriturismo La Ca’ d’Amelio”.
Fantastico!!!
“Eravamo, certo, emozionate, però ci sentivamo sicure, come se avessimo già fatto quel mestiere in precedenza. In verità, avevamo già fatto un po’ di esperienza con qualche servizio nei ristoranti qui della zona, la domenica”.
Arriva Stefania, dalla cucina, sta preparando la cena per stasera, avranno la sala piena, più di trenta persone, tutto prenotato.
“Mi ha insegnato la mamma a cucinare, lei aveva gestito un bar con cucina negli anni passati. Nei weekend mi mettevo ai fornelli e preparavo… , mi è sempre piaciuto organizzare cene, pranzi, merende per gli amici, i parenti, così mi succedeva di dover preparare, mi piaceva tanto cucinare. Se dovessi tornare indietro col pensiero, ricordo gli gnocchi che preparava mamma e che preparo anch’io”.

Gnocchi di patate e ortiche al burro e salvia. Credits Andrea Di Bella
Come nascono le ricette da voi?
“Di solito, attingiamo dal nostro orto che offre una varietà considerevole di prodotti di stagione. A seconda del raccolto nel cesto, si organizza il menu del weekend. Poi, chiaramente, per la materia prima che non abbiamo ci riforniamo da aziende agricole della zona. Noi qui abbiamo l’orto, i frutteti, le capre, la vacche piemontesi, le galline, i conigli… e fino all’anno scorso qualche maiale per i salumi!”.
Parliamo un po’ di questo territorio. Voi siete alla fine di una strada, in cima, prima del bosco. Un luogo del silenzio, fuori dal tempo, meraviglioso! L’esperienza del cibo qui è qualcosa di veramente fuori dal comune. Cucina autentica, materie prime genuine, ricette particolari del territorio, sapori che pensavi di non trovare più. Cotture sensazionali. Tutt’attorno è bellezza… e poi tre camere con colazione contadina…. Paradiso!
“Lì, dietro di noi, sotto quella montagna dove oggi fanno parapendio, una volta c’erano le miniere di pirite, le hanno chiuse negli Anni Sessanta. Nonna Ivonne vendeva il latte ai minatori prima di affrontare il buio. E poi c’è un sentiero, la “Strada delle Vote” la mulattiera che da Brosso, in Valchiusella, raggiunge la nostra località, ricca di memorie storiche. Noi ogni tanto organizziamo delle passeggiate alla scoperta della natura, con merenda, a contatto con la storia, accompagnati da una Guida Ambientale Escursionistica. Accogliamo i bambini per fare esperienze con le capre, vedono come si fanno i formaggi e pranzano da noi”.
Stefania ti chiedo cosa vuoi esaltare della tua cucina… le tue idee dove portano…
“Esalto la semplicità, senza dubbio! E poi voglio far capire che tutto quello che si mangia quì è frutto del nostro cuore e della nostra genuinità. Per mangiare bene non c’è bisogno di fare piatti elaborati. È la terra stessa che ci offre tutto, bisogna amarla, curarla e lei ti restituisce tutto l’amore che sai darle. Borragine, ortiche, tarassaco con cui facciamo la gelatina, a maggio c’è l’acacia con cui produciamo le frittelle, poi il sambuco da cui estraiamo lo sciroppo che ci servirà per l’aperitivo e poi l’orto. La gente, oggi, non è più abituata a cucinare e pensa che la materia prima venga giù dal cielo, come per incanto; noi passiamo tanto tempo per andare a cercare, raccogliere, lavare e cucinare quello che Madre Natura ci dà. Dietro ad un semplice piatto di gnocchi c’è tanto lavoro… desidero che la gente capisca che bisogna mangiare sano, il più possibile”.
Cambiereste oggi il vostro lavoro… vi definite coraggiose?
“Assolutamente no – rispondono -, non cambieremmo il nostro lavoro attuale! Anche se, bisogna dirlo, siamo sottoposte ad una serie di sacrifici importanti. Non si fanno più in ferie lunghe da tanti anni, bisogna accudire gli animali, dare loro da mangiare, pulirli, lavorare il latte che non è sempre uguale da un giorno all’altro, essendo artigianale; la sua buona riuscita dipende anche dalle condizioni atmosferiche. Certo è una nostra scelta, ma siamo felici perché tutti ci riconoscono grandi meriti e una conduzione dell’attività di ottimo livello. Noi donne coraggiose? Ma certo, senza dubbio! Desideriamo sottolineare che ci riteniamo molto fortunate, innanzitutto perché tra sorelle esiste una bella sintonia; poi perché abbiamo avuto subito i genitori dalla nostra parte; ma vogliamo anche pensare che non tutto viene per caso: la scelta dei nostri nonni vogliamo leggerla come un segno del destino. Siamo felici di fare questa attività e di farla qua, insieme, a casa nostra. Ciascuna con una propria famiglia da organizzare, bambini compresi. Abbiamo avuto coraggio, sì! Abbiamo lasciato un lavoro sicuro, dopo gli studi, e ci siamo buttate in un progetto tutto da realizzare, da interpretare, da costruire giorno per giorno”.

Tagliere di salumi, formaggi e ricotta, gelatina ai fiori di tarassaco, pane all’uvetta. Credits Andrea Di Bella
Vi sentite affermate professionalmente?
“Io, come cuoca – afferma Stefania – non avendo frequentato la Scuola Alberghiera, mi sento un po’ in difetto. Da me pretendo sempre di più, sì ho fatto diversi corsi di cucina, cerco di migliorarmi ogni giorno. Poi penso che se le referenze sono sempre eccellenti un motivo ci sarà! Significa che quello che proponiamo piace molto e la gente continua a gradire. Sono molto innamorata del mio lavoro”.
Stefania come vedi il tuo futuro?
“Beh, guardandomi attorno, vedo che tutto ruota molto velocemente attorno a noi. Sinceramente, mi vedo sempre qua, con l’augurio che, magari, avrò trasmesso ai miei figli la mia stessa passione, l’amore che nutro verso i piatti che portiamo in tavola. Che la nostra storia possa continuare. Vorrei ricordare una frase di mio figlioletto Matteo, 4 anni, a cui un giorno ho chiesto ‘cosa volesse fare da grande…!’. Rispose con tanta spontaneità e ingenuità: ‘Vorrei aiutare un po’ te in cucina e un po’ papà nella stalla’. Aggiungo che Matteo, quando è a casa, è sempre in cucina su uno sgabello, rompe le uova meglio di me, monta gli albumi, pela le carote senza tagliarsi…e poi è un buongustaio!”
Con Stefania continuiamo a sfogliare l’album dei sogni. Siamo arrivati all’estate del 2015, in mezzo ad un prato: il sorriso delle sorelle accompagna la preparazione della ‘passata dei nostri pomodori’… e, ancora, una foto di papà che nel 2016, su un escavatore, comincia a buttare giù la vecchia cascina dei nonni, una volta avuto il benestare per il nuovo progetto, per creare i presupposti dell’agriturismo. “Grazie a loro abbiamo l’agriturismo” è scritto accanto alla foto della nuova costruzione… ‘loro’ sono mamma e papà”. E ancora un pensiero accompagna la narrazione “Inizialmente facevamo tutto per hobby, ma con il passare del tempo abbiamo raggiunto la consapevolezza che volevamo fare di questa vita il nostro lavoro!”.

La Camosciata delle Alpi in stalla. Credits Andrea Di Bella
Ed ecco l’inizio dei lavori… “Abbiamo iniziato i lavori di ristrutturazione e costruzione della cascina nuova. Non sarebbe stato un vero agriturismo senza una stalla”, ed ecco la foto della stalla con le capre, Camosciata delle Alpi: “qui l’artefice è mio marito Ivano – sottolinea Stefania -. Lui ha le capre nel cuore, una passione smisurata. Pensa che a dieci anni, per la Cresima, si è fatto regalare le capre. È lui che produce i formaggi per l’Agriturismo”.
“Dopo mia moglie e i miei figli la prima cosa per cui mi batte il cuore sono le capre – mi dice Ivano, raggiunto nella bottega dei formaggi –“.
Tome, Robiole e una Ricotta strabiliante abbinata ad una gelatina coi fiori di tarassaco fanno parte del menu di oggi… le ho assaggiate… davvero strepitose… il gusto del latte in bocca. Non assaggiavo questi sapori da quando ero ragazzino, in Sicilia, da quando il venditore del latte, don Orazio, bussava alla porta di casa tutte le mattine, per rifornirci di latte fresco o si andava sull’Etna, alla ricerca di formaggi autentici. Un volo indietro nel tempo… emozioni che si accavallano.

Nicoletta, Valeria, Stefania e Ivano
Le fotografie e il cibo in tavola mi fanno andare indietro di parecchi anni, mi permettono di ricordare vecchi sapori e luoghi antichi. Servono per affermare che, in questo posto, il tempo si è fermato da un pezzo, si è voluto fermare ai vecchi sapori di una volta, alla genuinità e alla coscienza di donne e uomini che amano quello che fanno.
Qui il racconto diventa emozione, si trasferiscono sogni. L’album si chiude. Spiega Stefania: “L’ultima fotografia ritrae Nicoletta, io e mio marito Ivano, e Valeria…”.
Si respira gioia… “Abbiamo una bella famiglia alle spalle e siamo felici per come siamo cresciute!”.
Grazie… la storia continua… complimenti!