L’Italia si prepara a mettere in cascina un altro record nel valore delle esportazioni del comparto agroalimentare. La cifra 2025 potrebbe toccare i 73 miliardi di euro. La previsione è di Ismea, sulla base dei dati degli 11 mesi (gli ultimi ufficiali disponibili) secondo cui le esportazioni dell’agrifood made in Italy hanno sfiorato i 67 miliardi di euro, con una crescita del 5 per cento annua.
Un trend che è migliore dell’export totale nazionale (+3%) e che, se rispettato, potrebbe consentire all’Italia di raggiungere questo nuovo traguardo. In particolare, i prodotti che maggiormente hanno fatto da traino sono caffè, prodotti della panetteria e pasticceria, formaggi (sia freschi sia stagionati), prosciutti e frutta fresca. Non il vino.
Cresce il valore aggiunto agricolo
Considerando i dati del terzo trimestre, ovvero del periodo luglio-settembre 2025, arrivano segnali positivi sul fronte della produzione dell’industria alimentare (+4,5% nei nove mesi rispetto a un anno fa) e del valore aggiunto agricolo (+0,6% sullo stesso trimestre 2024 e +0,8% sul trimestre precedente). In crescita lieve anche l’occupazione in agricoltura, con +1% sul secondo trimestre 2025 e +1,5% sul terzo trimestre 2024. Un contributo a questa voce è arrivato – qui sì – anche dal vino, scrive l’Ismea, ricordando l’incremento dei volumi produttivi nella vendemmia 2025/2026, stimati intorno ai 47 milioni di ettolitri (+8 per cento).
Quadro complicato per il vino
La situazione del mercato vitivinicolo vede un quadro di incertezza generale, in cui le disponibilità interne di vino (giacenze troppo alte) sono superiori a quelle della campagna precedente. E questo influisce sul fronte dei prezzi (in lieve diminuzione a novembre) per un mercato che è alle prese con un calo delle esportazioni, dopo il record del 2024, dovuto a problemi legati alle tensioni geopolitiche e ai dazi negli Stati Uniti, assieme a un cambiamento strutturale dei consumi di vino «che richiedono di ridisegnare – scrive Ismea – le strategie produttive e commerciali».
Consumi domestici: male i vini fermi, in recupero gli spumanti
Accelerano le vendite di prodotti alimentari domestici (dati Osservatorio Ismea-Niq, su 16mila famiglie), con un +4% in nove mesi, dopo il +6,8% del 2022, il +8,6% del 2023 e il +2% del 2024. Molti prodotti recuperano le quote perdute. In particolare, tornano a crescere i volumi di olio extra vergine di oliva (+14,8%) a fronte di prezzi a -21% e sono aumentate le vendite di spumanti (+5,8%).
Positivi anche i quantitativi di uova (+6,7%) pane (+3,1%), ortaggi freschi (+2,9%), passate di pomodoro (+2%), formaggi freschi (+3,9%), yogurt (+4,9%), carni avicole (+2%).
Al contrario, calano il vino (-2,6%), il latte fresco (-3,3%) e l’olio di semi (-7,1%). I maggiori aumenti di prezzo sulle spalle dei consumatori sono stati registrati, conclude Ismea, per il caffè (+16%), le carni bovine (+10,4%) e i formaggi duri, categoria in cui rientrano sia Grana sia Parmigiano Reggiano (+9,5 per cento).
di Gianluca Atzeni by Gambero Rosso