Al via l’attività 2026 dell’Accademia della Vite e del Vino che nella Sala Giorgio Fregosi di Palazzo Valentini a Roma ha inaugurato il settantasettesimo Anno Accademico con la consegna dei diplomi ai 42 nuovi accademici corrispondenti ed agli altri emeriti, onorari, ordinari e stranieri. L’appuntamento, come sempre, è stato anche l’occasione per fare il punto sul settore con lo sguardo attento degli accademici.

Rosario Di Lorenzo, Presidente AIVV
“L’Accademia ha contribuito e continuerà a farlo, al progresso della viticoltura e dell’enologia, occupandosi della valorizzazione e tutela delle produzioni, degli aspetti culturali e storici, economici e legislativi del settore, nonché della tutela dell’ambiente, del territorio e della salute del consumatore – ha sottolineato nell’intervento iniziale il Presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, Rosario Di Lorenzo – è oggi più che mai una responsabilità dell’Accademia, quella di diffondere le conoscenze scientifiche e promuovere i valori culturali del vino e questo sarà l’impegno che ci prendiamo anche per questa nuova annata accademica”.
Tra le attività presentate per il 2026 la pubblicazione di una rivista semestrale, l’istituzione di una borsa di studio EnoHobby Sicilia, l’organizzazione di tornate istituzionali e operative e il supporto alla formazione e valorizzazione del comparto vitivinicolo.
Piero Mastroberardino: così salveremo il vino italiano

Piero Mastroberardino
Al centro della mattinata la prolusione del Prof. Piero Mastroberardino sul tema “Gestire il cambiamento nella filiera del vino: Profili strutturali e congiunturali”. “Il settore vitivinicolo è al centro di un’importante riflessione e l’obiettivo è distinguere tra fattori congiunturali e strutturali, approfondendo i principali elementi che influenzano il comparto e proponendo misure concrete per il futuro della filiera, anche sulla base delle discussioni avviate dalle Associazioni di rappresentanza nel Tavolo Nazionale di Filiera”, ha cominciato così il Presidente dell’Istituto Grandi Marchi.
Secondo l’analisi di Mastroberardino, tra i principali fattori analizzati rientrano le tensioni geopolitiche che ormai da anni condizionano il mercato globale del vino, sia nelle sue dinamiche commerciali che negli effetti inflattivi sul potere d’acquisto dei consumatori. C’è poi un acceso dibattito sul rapporto tra vino e società, in particolare con le campagne salutistiche, che stanno alimentando una narrativa spesso sfavorevole al settore, oltre agli effetti del cambiamento climatico.
“E’ qui che occorrono una nuova promozione della cultura d’impresa, un approccio consapevole ai mercati di consumo e lo sviluppo di una nuova narrazione pubblica capace di sostenere il rilancio della domanda del settore”, ha continuato Piero Mastroberardino che in conclusione ha sottolineato l’importanza della partnership tra le associazioni della filiera vitivinicola e le istituzioni, evidenziando come azioni coordinate possano influenzare positivamente le dinamiche congiunturali e rafforzare la competitività del settore. “L’obiettivo condiviso è quello di contrastare alcuni aspetti strutturali che alimentano tendenze tipiche dei settori in fase di maturità declinante, per rigenerare energie e innovazione, superando l’inerzia degli ultimi anni”, ha chiuso il Prof. Mastroberardino.