Per evitare la definitiva debacle del vino Recioto della Valpolicella, tra i vini storici e maggiormente rappresentativi della viticoltura veronese, arrivano due mosse importanti da parte del mondo produttivo.
Per questo raro rosso passito dolce, Doc dal 1968 e Docg dal 2010, che oggi si produce in appena 400mila bottiglie, arrivano il presidio Slow Food (la prima volta per una Docg) e, contemporaneamente, la modifica al disciplinare di produzione da parte del Consorzio di tutela vini Valpolicella.
Un tentativo di rilancio, un’azione a tenaglia da più sponde nonostante il prodotto si trovi in un solido percorso di tutela e valorizzazione come quello di una Docg vitivinicola.
Si tratta, infatti, di una categoria che ha sofferto particolarmente, e per prima, il calo dei consumi di questdue decenni, spesso sacrificato, come accaduto per gli spirit, nei fine pasto al ristorante, anche per la progressiva stretta sui controlli anti-alcol e per il cambiamento delle abitudini dei consumatori. Non solo: talvolta snobbato anche dagli stessi produttori, che hanno trovato nell’Amarone Docg il prodotto più redditizio sui cui investire, soprattutto all’estero.
Il presidio e le 7 cantine
Nonostante sia una Docg, sette imprenditori veneti hanno scelto di rilanciare il Recioto attraverso il marchio dell’associazione Slow food, che lo ha inserito tra i circa 600 presidi sparsi per il mondo, sotto l’egida della omonima Fondazione.
Un gioiello da tutelare e preservare dall’oblio, quindi, considerando il suo grande valore storico, con origini che si fanno risalire al vino “acinaticum”, ottenuto dalla spremitura di uve disidratate, di cui parla Plinio il Vecchio nel I secolo dopo Cristo, ma anche Cassiodoro nel IV secolo d.C.
Le sette cantine (Mizzon, Venturini, Roccolo Grassi, Corte Merci, La Dama, Giovanni Ederle e Novaia) sono tutte aderenti al Consorzio di tutela ma hanno adottato un regolamento più restrittivo dell’attuale disciplinare della Docg. L’idea è quella di allargare il gruppo e si guarda soprattutto alle piccole imprese che promuovono una viticoltura sostenibile sul piano ambientale.
Norme più rigide
Per il Recioto Docg, all’interno del presidio Slow Food, ci sono regole precise: nessun diserbo chimico, una selezione di uve da vigne di almeno 15 anni in conduzione diretta, appassimento in fruttaio per almeno 100 giorni senza forzature, bassi livelli di solforosa, messa in commercio non prima di 5 anni a partire da quello successivo alla vendemmia, con almeno un anno in bottiglia e l’impegno a preservare i terrazzamenti vitati della Valpolicella.
Nicola Perusi (Mizzon) è il referente e portavoce dei produttori del presidio: «Un tempo – ricorda – si producevano due versioni di Recioto: quella più giovane, che la Docg disciplina in modo già rigoroso, e una versione invecchiata che nel tempo è andata perdendosi a vantaggio dell’Amarone. Molti hanno abbandonato questa versione che toccava punte di eccellenza, o l’hanno molto ridimensionata». Per questo vino, il cui nome deriverebbe da “rècie” (orecchie in dialetto locale) per indicare le ali dei grappoli attraverso i quali l’uva era appesa ai tralicci in appassimento, si lavorerà anche a riposizionarlo in abbinamento ai cibi salati, come nella tradizione veronese.
L’iniziativa del Consorzio di tutela

Christian Marchesini, presidente Consorzio Valpolicella
Il Consorzio di tutela, che dalla fine del 2025 gestirà il Recioto dopo l’accordo di cessione dei marchi collettivi con la Camera di Commercio di Verona, fa sapere che le sette cantine aderenti al Presidio Slow hanno chiesto uno specifico appoggio all’ente di tutela, per elaborare il piano di rilancio. «Ci siamo resi disponibili e li abbiamo indirizzati verso un percorso che non andasse in contrasto con le regole produttive della Docg. L’iniziativa – spiega il presidente Christian Marchesini al settimanale TreBicchieri del Gambero Rosso – serve a tenere alta l’attenzione dei produttori, e speriamo anche dei consumatori, su un prodotto che sta andando nel dimenticatoio». Ma il Consorzio ha deciso di fare un passo ulteriore.
In arrivo un nuovo disciplinare
Entro metà novembre, il Consorzio di tutela dei vini Valpolicella modificherà disciplinare di produzione del Recioto Docg. «Aggiungeremo due tipologie: l’ammandorlato, che sta a metà strada tra l’Amarone e il Recioto, ed è una versione che fu eliminata negli anni scorsi per esigenze di semplificazione; mentre l’altra tipologia è il fortificato, che prevede un’aggiunta di alcol, e sarà un esordio assoluto nel disciplinare. Per preservare un vino secolare all’interno dei vini della Valpolicella riteniamo giusto offrire tutte le opportunità ai produttori, affinché questa tradizione non vada dimenticate. C’è sempre il rischio che il successo dell’Amarone Docg possa mettere in pericolo il Recioto». Oggi, se ne producono mediamente 400mila bottiglie, rispetto alle circa 700mila stimate prima del 2010. E ne esistono anche particolari versioni spumante ottenute con metodo classico.
Non si tratta del primo presidio Slow Food per il vino, ma della prima Docg. All’interno dell’elenco della Fondazione ci sono anche il Vin Santo Trentino, il Moscato Passito di Strevi, il Moscato al governo di Saracena, il Vinosanto affumicato dell’Alta valle del Tevere, il Carema Doc e lo Sciacchetrà Doc.
di Gianluca Atzeni by Gambero Rosso