Tutto inizia nel febbraio 2025: l’incontro tra Paolo Pitti, Pasticciere Artigianale a Montalto Dora, a due passi da Ivrea, e i curatori dell’Archivio Olivetti di Ivrea pone le basi di un progetto che mette insieme due icone aziendali olivettiane, Lettera 22 e il Programma 101, con due panettoni che Paolo Pitti avrebbe ideato successivamente. Un bel connubio che lega la storica fabbrica informatica a una dolcezza del territorio. Qualcosa che, assaggiandola, ti riporta la mente lontana, rimette in gioco ricordi e il tempo del mondo che sta per arrivare, quel mondo di innovazione tecnologica che stava per invadere la nostra vita sociale e lavorativa.
Grande idea, progetto meraviglioso. Si parte… e si arriva a oggi con queste due meravigliose dolcezze che parlano anche di antichi sentimenti, ma, soprattutto, allieteranno le tavole natalizie di questo 2025.
RICORDANDO IL PENSIERO DI ADRIANO OLIVETTI
Adriano Olivetti comprende perfettamente che “Il lavoro è tormento dello spirito quando non serve un nobile scopo”. Non è ‘quanto vale il lavoro’, ma ‘che cosa vale!’. Nell’impresa olivettiana lo scopo del lavoro non deve essere costretto dal tornaconto, ma si amplia per allargare il suo sguardo sul mondo e si sviluppa per poter ridistribuire gran parte dei profitti facendoli ritornare alla comunità circostante.

Archivio Olivetti – Ivrea. Credits Andrea Di Bella
E ciò non solo attraverso il semplice aumento dei salari, ma promuovendo in tutti i suoi aspetti, sia materiali che spirituali, l’armonico sviluppo dell’essere umano. Per Adriano la fabbrica esiste innanzitutto per creare e diffondere, al proprio interno e nella realtà circostante, una sempre maggiore qualità di vita, qualità che egli articola in valori scientifici, etici, estetici, economici.
Si circondò non solo di operai e tecnici motivati, ma di intellettuali e poeti… armonia, solidarietà, libertà, merito e gerarchia furono i suoi punti fermi.
Rese “umana” l’azienda come nessuno prima, ponendosi il problema della qualità della vita, la dignità, la bellezza e il ristoro e l’assistenza sociale e sanitaria dei dipendenti. Sul piano civile e politico, progettò la via comunitaria allo sviluppo armonioso delle città e del lavoro. Non più muri divisori ma vetrate nelle fabbriche, finestre in cui entra la luce e si crea simbiosi con la campagna e il mondo esterno.
Sul piano della ricerca, dopo aver lanciato la rivoluzionaria “Lettera 22”, la macchina per scrivere più agile e graziosa del mondo, dallo strepitoso successo, si cimentò nell’impresa elettronica, dove fu a un passo dal realizzare in Italia il primo vero computer.
Lettera 22 nasce nel 1950 e Programma 101 nasce 15 anni dopo, ossia 60 anni fa.
LETTERA 22
Introdotta nel 1950, la Olivetti Lettera 22 trasformò profondamente il modo di scrivere. Con la sua linea immediatamente riconoscibile, l’attenzione minuziosa ai dettagli e l’uso intuitivo, si affermò come strumento di lavoro essenziale, una compagna fidata per dare vita a idee, racconti e pensieri impressi sulla carta. Oggi è ricordata come una piccola grande rivoluzione: un concentrato di ingegno, eleganza e passione che ha contribuito a rendere l’Italia un punto di riferimento internazionale nel mondo del design.
LA OLIVETTI PROGRAMMA 101
Compatta, innovativa, intuitiva. Introdotta nel 1965, la Olivetti Programma 101 apre la strada a quella che diventerà la rivoluzione dei personal computer. Ideata dall’ingegnere Pier Giorgio Perotto e disegnata dall’architetto Mario Bellini, la macchina nasce con l’obiettivo di essere utilizzata in qualunque ufficio: potente, intuitiva e indipendente dall’intervento di tecnici specializzati. Quando viene presentata al BEMA di New York, la grande fiera dedicata alle tecnologie per l’ufficio, nel 1965, la Programma 101 attira un’attenzione straordinaria e conquista un successo a livello internazionale. L’anno successivo la NASA la sceglie per supportare le missioni Apollo, impiegandola per calcolare traiettorie, elaborare mappe lunari e stabilire il punto esatto di allunaggio. L’agenzia ne acquista ben 44 unità. Oggi la Programma 101 è ricordata come il primo computer da scrivania della storia, capace di anticipare di quasi dieci anni l’enorme espansione dell’informatica che avrebbe trasformato il mondo.

Il Panettone Programma 101 di Paolo Pitti. Credits Andrea Di Bella
I PANETTONI DI PAOLO PITTI: UN OMAGGIO A OLIVETTI
Nella ricorrenza del sessantesimo anniversario del primo Pc della storia, Paolo Pitti, originale, creativo, studioso, sempre alla ricerca di idee da sviluppare e che riportino alla sua terra, non poteva non rimanere insensibile. Nasce così il “Panettone Programma 101” ma anche il “Panettone Lettera 22“a suggellare il rapporto con la città di Ivrea, le sue eccellenze e la storia di un’azienda che, nonostante gli anni che passano, è ancora profondamente presente nella memoria degli Eporediesi e dei Canavesani, in genere.
PANETTONE PROGRAMMA 101
Tutto parte da quello che viene considerato come il primo calcolatore da tavolo programmabile, che disponeva di una memoria interna per i dati di calcolo, e memorie esterne.
Proprio su queste memorie esterne, Paolo Pitti ha sviluppato il suo Programma 101: un panettone all’albicocca semi candita, abbinato alle memorie:
- marmellata di arancia e rosmarino,
- pralinato alla mandorla e vaniglia
- pralinato alla nocciola
Il panettone cambia totalmente assetto gustativo e olfattivo trasformandosi in 3 panettoni differenti.
PANETTONE LETTERA 22
Paolo Pitti ha pensato molto a quale panettone abbinare alla Lettera 22 ma, alla fine, è arrivato alla conclusione che non ci possa essere nulla di meglio del più grande dei classici ovvero ”uvetta e canditi”. “Sincero, gustoso e profumato” come ama ripetere il pasticcere di Montalto Dora, ci racconta che con la semplicità si possono fare grandi cose, proprio come la più famosa delle macchine da scrivere. Per entrambi, è stata studiata un’apposita confezione, nata con la collaborazione e le necessarie autorizzazioni degli Archivi Olivetti, riportanti sull’involucro le relative immagini delle due macchine tecnologiche cui Paolo ha dedicato i suoi due panettoni e il doveroso tributo alla tecnologia che ha segnato non solo la fabbrica, non solo una azienda ma, un intero territorio per molti anni.
LA VISIONE DI PAOLO PITTI
Paolo Pitti: visionario… sognatore… pasticciere?
“Aiuto pasticciere”, risponde perentorio Paolo!!! “Un pasticciere che ha voglia di sapere, che continua a viaggiare, il viaggio della vita, del lavoro, per imparare ancora… sempre. Tutto ciò che rimane nella mente serve per immagazzinare, per studiare, per progettare meglio il futuro”.
Ecco, questa tappa della tua vita professionale, legata a questa grande azienda, l’Olivetti, cosa rappresenta per te? Che significato dai a questo progetto?
“Per me – afferma Paolo – vuol dire la chiusura di un lungo percorso, di un viaggio bellissimo pieno di sorprese e di soddisfazioni, di incontri, di saperi, di volti e di parole. Un viaggio nella tecnologia degli anni che parlavano di futuro digitale, di computer e di macchine che cominciavano a sostituire l’Uomo nell’operatività della vita. Un’esperienza di vita notevole, una crescita culturale di grande spessore”.
“Vorrei sottolineare il rapporto col territorio e con gli uomini che ci lavorano: i produttori enogastronomici che hanno collaborato con me in questa esperienza. Uomini che aiutano lo sviluppo di queste terre, che credono fortemente in ciò che si realizza tra queste colline. Questa è una grande forza, si realizzano sinergie per ottenere obiettivi importanti”.
“Con Olivetti non si era mai realizzato alcun progetto… questo mio percorso lo considero la fine di un viaggio per non fermarmi però… si ripartirà con una maggiore consapevolezza e conoscenze superiori, più completi”.
“Portare avanti questi propositi con questa immensa realtà che ha rappresentato il passato, ma anche il futuro di questa zona, dando voce e lavoro a intere famiglie, creando benessere diffuso. Così, in questo modo, con questa realizzazione mi sento di aver chiuso il cerchio sul mio territorio, ma continuerò a sognare però, perché oggi mi sento più forte, più completo!”.
Tu, caro Paolo hai pronunciato prima, durante la presentazione, una bella espressione: “la connessione tra il cliente e il produttore”. Puoi allargare il concetto, per favore?
“Molto spesso si compra anche un prodotto artigianale di qualità, lo si porta a casa, si mangia e si esprime un giudizio. A questo punto, si porta a casa un pezzo di me, del mio lavoro, della mia passione. Come posso far capire a quel cliente la dedizione, lo studio che si nasconde dietro quel prodotto? È molto più facile venderlo che comunicarlo. Oggi diventa complicato. Cosa si fa allora? Si deve creare la connessione, quasi un filo giocoso che lega il produttore al mio pensiero, devo farlo entrare nella mia mente. Dobbiamo giocare insieme, confrontarci”.
E tutto ciò riportato a questo progetto?
“Se considero il Programma 101, posso considerarlo l’inizio di questa connettività. Il Panettone Lettera 22 è già connessione. Il mio panettone al centro del tavolo deve essere connessione per tutti coloro che assaggiano; confronto e apertura al dialogo, condivisione di pensiero e lasciare spazio alla parola”.
Chiudi, Paolo, parlando di te, del concetto di bellezza che riesci a sprigionare, a trasferire nell’animo della gente.
“Oggi non devo parlare solo di me, devo parlare di tutti, del mio staff, di collaboratori che credono in ogni cosa che facciamo. Loro vengono prima di qualsiasi affare della propria azienda. Questa è la mia idea di azienda”.
Quasi sempre, Paolo, chiudo le mie interviste parlando di felicità. Che idea ti sei fatto tu del concetto di felicità?
“Bisogna stare bene con se stessi, non va ricercata, occorre viverla tutti i giorni. Partiamo dal presupposto che io non lavoro, io mi diverto, come in questa mattinata. Di conseguenza sto in pace con me stesso e sono felice!”.