Una cospicua presenza di pubblico ha accolto Giacomo Poretti alla presentazione del suo nuovo libro La fregatura di avere un’anima, tenutasi giovedì 23 ottobre a Bologna, al Gran Tour Italia – Fico. Un incontro intenso e ironico, che ha confermato quanto l’attore, comico e scrittore sappia unire leggerezza e profondità. L’occasione è stata anche un momento di confronto autentico con il pubblico, tra risate, riflessioni e ricordi condivisi, come quelli legati ai suoi inseparabili compagni di viaggio, Aldo Baglio e Giovanni Storti.
«Lontano dai due analfabeti, ma sempre insieme»
Con la consueta autoironia, Poretti racconta:
“Scrissi la drammaturgia di un monologo nel 2018. Fu il primo spettacolo che feci da solo, lontano dai due analfabeti.”
Detto con affetto, naturalmente: “Non ci siamo mai separati in quarant’anni di lavoro insieme”, aggiunge. “Il 4 dicembre uscirà il docufilm sulla nostra vita.”
Negli ultimi anni, però, le loro strade hanno preso direzioni parallele.
Aldo si è dedicato alla pittura e alla scultura, vivendo in Sicilia; Giovanni, invece, è sempre più impegnato in progetti legati all’ecologia.
Giacomo, dal canto suo, ha aperto a Milano – con gli scrittori Luca Doninelli e Gabriele Allevi – il Teatro Oscar, poi un secondo spazio con una scuola di teatro aperta alla disabilità.
Nel 2018 scrive un monologo, Fare un’anima, che diventerà la radice del romanzo di oggi. Dopo la pandemia, continua a portare in scena spettacoli con la moglie Daniela Cristofori, tra cui Condominio Monamour, Funeralò (dedicato alla vecchiaia e alla morte) e Litigar danzando, incentrato sui conflitti di coppia.
Dalla scena al libro: Fare un’anima diventa romanzo
L’attore pensava che Fare un’anima fosse giunto al termine del suo percorso teatrale, ma l’editrice Elisabetta Sgarbi lo convinse a trasformarlo in un romanzo.
Oggi, oltre a portare in scena lo spettacolo, Poretti continua a esplorare il tema dell’anima, che definisce «una parola difficile da trattenere persino nei dizionari».
“I dizionari, a volte, sono i cimiteri delle parole,” spiega. “Perché se certe parole non vengono più pronunciate, muoiono. E con loro muoiono anche i concetti.”
Un sacerdote fu a suggerirgli, tempo fa, il tema dell’anima. “All’inizio lo guardai con sospetto: robe da preti e suore. Ma poi mi accorsi che l’anima è una parola che tutte le civiltà hanno frequentato. È quel luogo misterioso dove risiedono i sentimenti, anche se la scienza non sa dire dove si trovi.”
“Possiamo fare una TAC,” continua Poretti, “ma non potremo mai dimostrare che amiamo nostro figlio o che siamo innamorati di nostra moglie. Dobbiamo fidarci di ciò che dice il cuore.”
Tra filosofia e ironia: l’anima come mistero umano
Durante la presentazione, Poretti legge le prime pagine del libro, suscitando risate e riflessioni.
Il protagonista, Giannino, scopre di aver dato alla luce un figlio “con tutti gli organi al loro posto”, ma senza sapere come “fare un’anima”.
Tra battute e paradossi, emerge una riflessione sull’essenza dell’uomo:
“Ognuno di noi è un agglomerato di atomi, creato da Dio o dal caos – come preferite – ma anche il caos non ha lavorato meno del Padre Eterno. E tutti questi atomi ci danno coscienza di noi stessi. È un mistero affascinante e spaventoso.”
Per Poretti, l’anima è “uno scrigno che contiene tutta la nostra essenza e la verità stessa della vita.”
«Chi siamo, chi ci ha creato, perché siamo qui»
Alla domanda su cosa significhi oggi “avere un’anima”, l’attore risponde con la lucidità di un pensatore contemporaneo:
“Avere un’anima significa interrogarsi su tre domande fondamentali: chi siamo, chi ci ha creato e perché siamo qua. Tutte le civiltà le hanno messe al centro del senso della vita. Ma oggi si cerca di occultarle, di non pensarci. Viviamo in una società che ci vuole belli, performanti, felici. E ci dice di non pensare alla morte. Eppure, siamo tutti destinati a perire. Abbiamo una scadenza, come lo yogurt.”
E conclude con una nota di speranza:
“Ognuno ha il suo modo per accarezzare la propria anima. L’importante è non tradire queste domande, perché quando smettiamo di porcele, smettiamo anche di pensare e di sentire.”
Il valore dei libri e il dono dell’anima
Tra gli aneddoti più toccanti della serata, Poretti racconta il regalo ricevuto da Luca Cena, libraio
antiquario di Torino: un piccolo libro di metallo, con la foto di una bambina e una dedica scritta dalla moglie:
“Quando avrai un momento difficile o vorrai fare una cosa tremenda, guarda questa foto e pensa a noi.”
E ricorda con emozione un oggetto del passato:
“Durante la Seconda guerra mondiale, l’esercito americano distribuiva a ogni soldato una Bibbia antiproiettile, da tenere nel taschino sinistro, sopra il cuore: poteva salvarlo due volte, nel corpo e nello spirito.”
Infine, cita i suoi libri del cuore: Le mie prigioni, Passerotti senza nido e i Promessi sposi. Quest’ultimo letto e riscoperto da adulto.
“I promessi sposi è un romanzo profondissimo, un libro sull’anima, sulla fede e sulla fragilità umana.”![]()
L’arte di litigare (e di capirsi)
Con la moglie Daniela Cristofori, psicoterapeuta, porta in scena lo spettacolo Litigar danzando, nato dall’osservazione dei rapporti di coppia.
“Oggi al primo litigio ci si spara, mentre noi litighiamo da ventitré anni,” scherza Poretti. “Bisognerebbe inventare un’arma chiamata arma punto di vista, per spararsi raggi di prospettiva e riuscire a comprendere l’altro.”
Conclusione
Con La fregatura di avere un’anima, Giacomo Poretti ci consegna una riflessione lieve e profonda sul mistero dell’esistenza.
La sua ironia non è mai evasione, ma un modo per avvicinare l’indicibile.
In un tempo in cui apparire sembra più importante che essere, il comico ci invita a guardare dentro — a coltivare quell’anima invisibile e fragile che ci rende vivi.
“La vera fregatura,” dice Poretti, “non è avere un’anima. È dimenticarsene.
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