Un luogo che si abita, lentamente
Non si comprende davvero un luogo finché non lo si vive.
E a Castello di Fonterutoli questo accade fin dal primo giorno, attraversando la tenuta in jeep tra vigneti e colline, guidati da Lapo Mazzei, che racconta la terra con la naturalezza di chi la abita da sempre.
È in questo movimento lento che il paesaggio smette di essere sfondo e diventa protagonista: filari ordinati, altitudini diverse, esposizioni che trasformano lo stesso vitigno in espressioni completamente differenti. Un’immersione che restituisce il senso più autentico del terroir.
Il tempo naturale della riapertura
Alla fine di febbraio, quando le viti iniziano a germogliare e gli ulivi si fanno più luminosi, Fonterutoli riapre le sue porte. Non è una semplice ripartenza, ma il ritorno di un tempo naturale, fatto di attese e preparazione.
Durante l’inverno, ogni dettaglio viene curato: le camere, l’Osteria, gli spazi del borgo. Un lavoro silenzioso che riflette una visione precisa: qualità, rispetto dei cicli della terra e attenzione all’esperienza dell’ospite.

Un’ospitalità che diventa esperienza
Dimenticare il modello tradizionale di hotel è il primo passo. Qui non esistono percorsi standardizzati, ma un borgo diffuso da abitare.
La quotidianità si costruisce nei piccoli gesti: uscire dalla propria dimora, attraversare le vie, incontrare persone, camminare verso l’Osteria di Fonterutoli, dove la cucina diventa una vera esperienza gourmet. Qui lo Chef Marco Capparelli Mugnai, in collaborazione con l’Head Chef Matteo Piscopo, propone una cucina che parte dalla tradizione toscana per reinterpretarla in chiave contemporanea, con particolare attenzione alla stagionalità e alla qualità delle materie prime, spesso provenienti dalla tenuta stessa come la cacciagione. A rendere l’esperienza ancora più autentica è il servizio in sala, guidato dall’esperienza di Daniele Mistretta, capace di accogliere ogni ospite con una cura che va oltre la professionalità: qui ci si sente ospiti, non clienti, accolti come amici di lunga data.
Accanto, il Wine Bar Società Orchestrale, nato nel 1896 come luogo di incontro del paese, continua a vivere oggi come spazio di convivialità, tra aperitivi e momenti informali.
La terra come identità
La famiglia Mazzei custodisce e sviluppa il proprio legame con la terra attraverso tre tenute principali: Castello di Fonterutoli nel cuore del Chianti Classico, Tenuta Belguardo nella Maremma toscana e Tenuta Zisola in Sicilia.
La tenuta di Fonterutoli si estende su oltre 110 ettari di vigneti, suddivisi in più di 100 parcelle distribuite in 7 aree differenti, tra i 220 e i 570 metri di altitudine.
Qui il protagonista è il Sangiovese, ma ciò che sorprende è come lo stesso vitigno cambi profondamente a seconda del luogo.
È la terra — con le sue variazioni di suolo, clima ed esposizione — a determinare l’identità del vino.
Da questa complessità nasce il Chianti Classico, nelle sue diverse espressioni: Annata, Riserva, Gran Selezione.
Tra sacro e paesaggio: la chiesa tra le vigne
Tra i vigneti emerge la presenza silenziosa di Santa Maria in Colle, una chiesa romanica che testimonia un insediamento religioso già dall’XI secolo.
La sua architettura essenziale, oggi a navata unica, riflette la sobrietà del romanico toscano, dove la solidità prevale sull’ornamento. Inserita in un paesaggio agricolo ancora vivo, rappresenta un segno di continuità tra spiritualità, lavoro e territorio, ricordando un tempo in cui queste dimensioni non erano separate.
Architettura invisibile: funzione e memoria
La cantina, progettata da Agnese Mazzei, nasce da una visione chiara: non imporsi sul paesaggio, ma integrarsi in esso. Realizzata scavando nella roccia e sviluppata su tre livelli, è concepita secondo criteri a basso impatto ambientale, dove ogni scelta è funzionale alla produzione e al rispetto del territorio.
La struttura sfrutta la gravità, controlla umidità e temperatura e accompagna naturalmente ogni fase del processo produttivo, dimostrando come l’architettura possa diventare strumento al servizio del vino. Il piazzale in mattoni rossi richiama nella sua forma a sette spicchi Piazza del Campo, con i suoi nove settori simbolo del Governo dei Nove: un riferimento che crea un dialogo tra architettura contemporanea e memoria storica.
La cantina fa inoltre parte del circuito Toscana Wine Architecture, che riunisce alcune delle più significative cantine d’autore, firmate da protagonisti dell’architettura contemporanea. Una visione coerente con la storia della famiglia Mazzei, presente a Fonterutoli dal 1435, e con un’idea di architettura che rifiuta l’ostentazione per privilegiare misura, funzione e identità.
Per Agnese Mazzei, gli architetti sono “sarti”: professionisti che costruiscono su misura, tra esigenze concrete e limiti. E Fonterutoli resta il progetto più intimo, ancora oggi in evoluzione, come un’opera viva.
Il vino come ricerca e identità
Accanto alle tre categorie del Chianti Classico, la produzione include vini che hanno segnato la storia dell’azienda.
Il Siepi, nato da una gelata, rappresenta l’equilibrio tra Sangiovese e Merlot, un vino profondo e meditativo, capace di ottenere riconoscimenti internazionali.
Parallelamente, la ricerca sul Sangiovese ha portato alla creazione di una vigna-vivaio, frutto di uno studio sui migliori biotipi, unendo tradizione agricola e ricerca scientifica.
Olio: cultura e consapevolezza
Accanto al vino, la famiglia produce olio extravergine di oliva nelle tenute toscane e in Sicilia.
Raccolto a mano e lavorato entro poche ore, è ricco di fenoli e proprietà antiossidanti. Numerosi studi ne confermano i benefici, ma è la qualità a fare la differenza.
Qui l’olio non è un semplice condimento, ma parte di una cultura che unisce salute, territorio e sostenibilità.
Degustare per comprendere
La visita si conclude con la degustazione: Fonterutoli, Vicoreggio 36, Castello di Fonterutoli, Badiola, Siepi.
Vini diversi, nati dallo stesso vitigno ma trasformati dal territorio.
Se il Siepi è il vino che si ricorda, è il Castello di Fonterutoli a convincere fin dal primo sorso: diretto, equilibrato, capace di raccontare con chiarezza il Chianti Classico.
È in questo momento che tutto si ricompone: il paesaggio, l’architettura, la terra.
Una ricetta per portare Fonterutoli a casa
Ogni luogo autentico lascia qualcosa che va oltre il ricordo. A Fonterutoli, questo si traduce anche nei sapori custoditi dalla famiglia.
Dal libro “Ricette di Camilla”, raccolta personale nata negli anni ’60 tra appunti e sperimentazioni, emerge una cucina fatta di gesti semplici ma profondamente radicati nella tradizione. Un’eredità che continua a vivere nel tempo.
Tra queste, il paté di fegato racconta una cucina intensa, conviviale, autentica.
Terrina di fegatini, amarene e nocciole
Paté di fegato
Preparazione: 30 minuti
Cottura: 30 minuti
Dosi per: 10 persone
Ingredienti
- 600 g di vitello
- 300 g di prosciutto crudo
- 300 g di pancetta arrotolata
- 400 g di fegatini di pollo
- 400 g di vitello macinato
- 500 g di panna liquida
- 1/2 cipolla
- 3 foglie di alloro
- 1/2 litro di brodo
- colla di pesce
- olio extravergine di oliva
- 1 bicchierino di cognac
- facoltativo: vin santo o marsala
Procedimento
Far imbiondire la cipolla in olio EVO, aggiungere le carni e cuocere unendo a metà cottura l’alloro.
Frullare, aggiungere panna e cognac, regolare di sale e pepe. Raffreddare in stampo.
Preparare la gelatina con brodo e colla di pesce, versarla e completare il raffreddamento.
Sformare e servire con guarnizione a piacere.
Abbinamento: il vino che completa il racconto
Un piatto intenso come il paté di fegato trova il suo equilibrio nel Castello di Fonterutoli, un Chianti Classico capace di accompagnare la struttura del piatto con freschezza ed eleganza. Un abbinamento naturale, coerente, che unisce cucina e vino in un’unica narrazione.
Un invito a rallentare
In un tempo che tende alla velocità e all’uniformità, Fonterutoli propone una direzione diversa.
Qui il tempo rallenta, ogni elemento trova il suo senso, e il vino diventa il risultato di un equilibrio tra natura, lavoro e visione.
Non è solo un luogo da visitare, ma un luogo da abitare, anche solo per il tempo necessario a riscoprire il valore delle cose fatte con cura.
Con la marchesa , architetta Agnese Mazzei. Sullo sfondo la villa padronale del ‘500.
Una chiusura che resta
Ci sono luoghi che si visitano e altri che si comprendono.
E poi ce ne sono alcuni — rari — che continuano a vivere dentro di noi anche dopo essere andati via.
Fonterutoli è uno di questi.
Perché la bellezza, quando è autentica, non ha bisogno di essere esibita. Ha solo bisogno di essere riconosciuta.
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