C’è un luogo in cui il patrimonio archeologico di duemila anni fa e la cucina d’autore si incontrano per dare vita a un’esperienza capace di coinvolgere tutti i sensi. È ENA, evoluzione di Villa Elvira a Pozzuoli, in provincia di Napoli, frontiera del gusto nei Campi Flegrei che inaugura una nuova fase del proprio percorso con un progetto tra identità, territorio e memoria storica.
“La nuova fase nasce dalla consapevolezza che il futuro passa anche dalla capacità di custodire ciò che abbiamo ricevuto dal passato. Vogliamo che ogni ospite possa entrare in contatto con l’anima dei Campi Flegrei e vivere qualcosa che vada oltre il semplice momento della cena. ENA è un racconto di identità, bellezza e visione: un luogo dove la storia non è solo conservata, ma torna a vivere.”
È questo il messaggio che ha accompagnato la presentazione ufficiale alla stampa, coordinata dalle giornaliste Veronica Caprio e Maria Carla Palermo, attraverso una raffinata cena degustazione con al centro la necropoli paleocristiana, custodita sotto la struttura e visibile grazie al pavimento in cristallo, autentico tesoro che rende l’esperienza assolutamente suggestiva.
Un viaggio tra mare, territorio e creatività
Il percorso gastronomico, significativamente intitolato “Sospesi tra sapori mediterranei e storia flegrea”, ha preso il via con un’elegante accoglienza accompagnata da un calice di bollicine di Chenin Blanc Mandrarossa.
Le entrée hanno subito delineato la filosofia della cucina: una pralina cacio e pepe con genovese leggera, una delicata foglia di riso con battuto di salmone agli agrumi e un intenso paté di cozze con crostini al burro di Normandia, piccoli assaggi capaci di raccontare tecnica ed equilibrio.
L’antipasto, “L’Incontro del Mare e dell’Agrume”, è stata una composizione fresca e armoniosa: il carpaccio d’ananas al basilico ha dialogato con le sottili fette di ricciola, impreziosite da una lieve affumicatura all’arancia matura, mentre yogurt al timo limone ed erba cipollina hanno conferito acidità e aromaticità senza sovrastare la delicatezza del pesce.
Con “Alchimia d’Estate”, il primo piatto, la cucina ha espresso tutta la propria eleganza. Il riso Acquerello, perfettamente mantecato, ha accolto un brasato di astice arricchito da un delicato sentore di tartufo bagnolese, in un equilibrio che valorizza la materia prima senza eccessi. Il secondo, “Trame di Caiazzo”, ha celebrato il pescato del giorno attraverso una cottura in olio che ne preservava morbidezza e succulenza. La purea di indivia riccia, i pinoli tostati e la polvere di olive nere caiazzane hanno completato il piatto con richiami vegetali e note sapide, omaggiando il territorio campano.
A chiudere il percorso, il dessert “Filtro d’amore flegreo”: una sfera di vaniglia alla Strega con cubetti di arancia candita, adagiata su coulis di fragole e completata da una fonduta di cioccolato fondente caldo. Un finale scenografico e avvolgente che ha giocato sul contrasto tra freschezza, agrumi e intensità del cacao.
L’intera degustazione è stata accompagnata da una selezione di vini del territorio, raccontati dai sommelier attraverso un percorso di abbinamenti studiato per esaltare ogni portata.
Ma la bottiglia protagonista è stata sicuramente un Menfi DOC della cantina Mandrarossa, Sauvignon Blanc la cui vibrante freschezza, mineralità e gli intensi profumi agrumati sono l’essenza più pura di questo terroir incontaminato; per concludere con un fine pasto d’eccellenza, il Fiano Passito DOC 2017 Mastroberardino.
Un’esperienza che va oltre la tavola
A rendere unica la serata non è stata soltanto la proposta gastronomica, ma il dialogo continuo tra cucina e patrimonio storico. Il racconto della necropoli paleocristiana di duemila anni fa visitabile e custodita sotto ENA, ha trasformato la cena in un viaggio nella memoria dei Campi Flegrei, rafforzando il legame tra il luogo e ciò che viene servito nel piatto.
Con questa nuova visione, ENA si candida a diventare un punto di riferimento per chi desidera vivere un’esperienza che unisce alta cucina, cultura e ospitalità.
Un progetto in cui ogni dettaglio contribuisce a raccontare un territorio straordinario, dimostrando che la valorizzazione del passato può diventare la chiave per costruire il futuro dell’accoglienza enogastronomica.