In occasione della Giornata Europea del Gelato Artigianale, Vincenzo Pennestrì, maestro gelatiere e presidente dell’Associazione Gelatieri Italiani, fotografa un settore in crescita ma attraversato da criticità sempre più evidenti.
Negli ultimi tre anni il costo di produzione del gelato artigianale è aumentato fino al 40%, trainato dal rincaro di materie prime come cacao, zucchero e latte, oltre che dai costi energetici. Un incremento che si riflette solo in parte sul prezzo finale – con il cono che in molte città si attesta intorno ai 4 euro – senza tradursi in un reale aumento dei margini.

Vincenzo Pennestrì, Presidente dell’Associazione Gelatieri Italiani
«Il consumatore vede un prezzo più alto, ma produrre gelato oggi costa molto di più: l’aumento al banco non è un guadagno, ma una necessità», osserva Pennestrì.
A questo scenario si aggiunge una criticità strutturale che riguarda il lavoro. Il comparto registra oggi una carenza stimata tra i 15mila e i 20mila addetti, tra gelatieri e personale di servizio, con ripercussioni dirette sulla capacità produttiva e sull’organizzazione delle attività.
«Non troviamo più gelatieri: manca una nuova generazione di professionisti e questo mette a rischio il futuro stesso del settore», sottolinea Pennestrì, evidenziando la necessità di investire in formazione e valorizzazione del mestiere.
È in questo contesto che si inseriscono anche le nuove proposte stagionali, sempre più orientate a rafforzare il valore dell’esperienza oltre al prodotto.
«Oggi il cliente cerca un’esperienza, non solo un gusto: l’uovo condiviso nasce per essere vissuto insieme», spiega. Un segnale di come il gelato artigianale continui a evolversi, mantenendo qualità e identità al centro, ma confrontandosi con un contesto economico e produttivo sempre più complesso.