Lasciare il Sud per cercare fortuna e poi tornare indietro, non con le valigie ma con opportunità concrete. È la traiettoria di Ciro Di Maio, pizzaiolo napoletano classe 1990, che da Frattamaggiore è approdato a Brescia costruendo un percorso imprenditoriale solido. Oggi, però, la sua storia professionale compie un passo ulteriore: trasformare l’arte della pizza in uno strumento di inclusione sociale.
Nel suo locale “San Ciro”, a Brescia, il successo non si misura solo in coperti o recensioni. Il nome è un omaggio ai nonni, figure centrali nella sua vita, così come il padre, che dopo un passato difficile ha scelto il volontariato per aiutare giovani in comunità di recupero. Un’eredità morale che oggi si traduce in un progetto concreto: un corso professionale per pizzaioli rivolto a disoccupati, organizzato con Politiche del Lavoro Srl e finanziato da Regione Lombardia attraverso il programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori).
Il progetto
Dal 23 febbraio al 13 marzo 2026, per 76 ore, i partecipanti seguiranno un percorso tecnico e pratico che porterà al rilascio dell’attestato di competenza di pizzaiolo e della certificazione HACCP. Non solo teoria, ma laboratorio vero con impasto alla mano. L’obiettivo è offrire competenze spendibili e favorire un inserimento reale nel settore della ristorazione. Politiche del Lavoro Srl, ente accreditato con sedi a Brescia, Bergamo e Milano, sottolinea la centralità della persona e la libertà di scelta come principi guida. In questo caso, la scelta è puntare su un mestiere antico e sempre richiesto, capace di generare occupazione concreta.
Per Ciro Di Maio la pizza è una lingua universale. «Se ce l’ho fatta è perché qualcuno ha creduto in me. Ora tocca a me restituire», ripete. Da anni affianca immigrati e persone in difficoltà, accompagnandoli da ruoli marginali verso posizioni di maggiore responsabilità. Ha insegnato l’arte bianca anche nel carcere di Canton Mombello e in progetti formativi a Napoli, nel Rione Sanità.
Farina, acqua, lievito. Elementi semplici che, nelle mani giuste, possono diventare molto più di un prodotto gastronomico e rappresentano quindi una seconda possibilità. In un mercato del lavoro spesso frammentato e precario, iniziative come questa dimostrano che impresa e responsabilità sociale possono camminare insieme. E che, a volte, cambiare una vita può iniziare da un impasto ben fatto, come quello della pizza.