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L’ingresso non conduce a un giardino ordinato, ma a un vigneto vivo. È una scelta che sorprende e, proprio per questo, educa lo sguardo. Le uve autoctone accompagnano il visitatore lungo un percorso fatto di nomi, filari, varietà.
A destra il Vermentino, vitigno principe e identità della casa; a sinistra, una costellazione di altre uve che raccontano la ricchezza di questo territorio. Qui si comprende subito che il vino nasce prima di tutto dalla terra, non dal gesto finale.
La collina che abbraccia l’architettura
La collina sembra abbracciare l’edificio, modellandosi attorno ad esso. Attraversarla significa entrare in una corte che richiama l’antica Luni, porto strategico dell’antichità, Portus Lunae, luogo di passaggi, scambi, incontri.
È da qui che prende nome la cantina ed è qui che il passato torna a farsi presente, senza nostalgia, ma come fondamento vivo.
Scendere nella terra: il tunnel immersivo
Poi si scende. Un tunnel in penombra accompagna il visitatore nel cuore della cantina. Non c’è fretta, non c’è luce abbagliante. C’è invece un racconto sonoro che restituisce un intero anno di lavoro: il vento tra i filari, la pioggia, i passi sulla terra durante la potatura, le voci, la vendemmia, fino al respiro profondo della bottiglia in fermentazione. È un’esperienza che coinvolge il corpo prima ancora della mente. Qui non si guarda soltanto: si ascolta.
Quando anche le pareti raccontano
Le pareti parlano. Bottiglie incastonate scandiscono il ritmo dello spazio; una teca luminosa racconta la stratificazione del suolo, dalle sabbie all’arenaria.
Il vino non viene spiegato, ma reso visibile nella sua origine più profonda. È un racconto silenzioso, ma potentissimo.
Un progetto nato dal dialogo e dalla passione
Il progetto nasce dall’incontro tra la proprietà, Diego Bosoni, e un designer fiorentino, ed è il risultato di un lavoro corale che coinvolge le maestranze locali. Acciaio corten, superfici acidate, materiali che cambiano nuance come fa la terra con le stagioni.
Nulla è decorativo, nulla è superfluo. Tutto è necessario, perché tutto ha un senso.
Le sale: stanze di un racconto sensoriale
Le sale si aprono una dopo l’altra come capitoli di una narrazione.
Un bosco astratto di tronchi di ontano accoglie il visitatore; una linea di luce in alto disegna la grafia della potatura invernale. Ampolle monumentali richiamano antichi vasi, tralci di un vigneto centenario riportano la vigna dentro l’architettura.
Anche i tavoli, rotondi, con un foro centrale in acciaio corten, parlano di perfezione rinascimentale e di mondo, di cicli che si chiudono e ricominciano.
La sala vetrata: il vino incontra lo sguardo
La grande sala vetrata è il punto di incontro tra interno ed esterno. Qui si degustano i vini, si ascoltano storie, si osserva il paesaggio.![]()
È uno spazio pensato per la condivisione, dove il vino, dopo il suo lungo viaggio nel sottosuolo, incontra finalmente chi lo assaggerà.
Arte come esperienza, non come decorazione
Cantine Lunae non utilizza l’arte come semplice elemento estetico, ma come linguaggio. Le installazioni, le sculture e le scelte formali dialogano con la materia viva del vino e con il tempo che lo attraversa. Qui l’arte non interrompe il percorso: lo accompagna. I tronchi di ontano che emergono come un bosco astratto, le grandi ampolle che ricordano vasi antichi, le sculture contemporanee di Yoshin Ogata abitano gli spazi interni ed esterni trasformano la cantina in un luogo di contemplazione, dove il gesto produttivo diventa gesto culturale.
Il vino, come l’arte, nasce dall’attesa, dal silenzio e da un equilibrio sottile tra controllo e abbandono. E proprio come un’opera d’arte, chiede tempo, ascolto e presenza. Cantine Lunae riesce in qualcosa di raro: far percepire che qui il vino non è solo da degustare, ma da comprendere, perché racconta una visione del mondo in cui natura, memoria e bellezza convivono in perfetta armonia.
Il casale: quando la memoria diventa accoglienza
Poco distante, quasi a suggerire un altro tempo, si trova il casale settecentesco della famiglia Bosoni. Qui la memoria diventa esperienza concreta: olio, liquori, marmellate, una distilleria che profuma di tradizione, un museo che conserva immagini e strumenti del lavoro contadino.
E poi l’osteria, che di rustico ha solo l’anima: menu che cambia ogni mese, piatti gourmet, abbinamenti curati, un servizio che non chiede ma anticipa. Una coccola vera.
Perché visitare Cantine Lunae
Cantine Lunae non è un luogo da “vedere”, ma da sentire.
Non stupisce che sia stata segnalata da Architectural Digest: qui il design non è esibizione, ma rispetto. Per la terra, per il tempo, per chi attraversa questo luogo.
E forse è proprio per questo che, una volta usciti, viene voglia di tornare.
Non per bere un altro bicchiere, ma per rifare il viaggio.