Nel cuore dell’Emilia-Romagna, tra tradizione agricola e innovazione sostenibile, nasce il progetto di Cantina Ventiventi, una realtà giovane che ha saputo trasformare una visione familiare in un modello produttivo contemporaneo e consapevole. Fondata dalla famiglia Razzaboni e guidata oggi dai tre fratelli Riccardo, Andrea e Tommaso, la cantina rappresenta una nuova generazione del vino italiano: dinamica, autentica e profondamente legata al territorio.
Il nome stesso dell’azienda richiama il 2020, anno simbolico che coincide con la commercializzazione delle prime etichette e con l’inizio ufficiale del percorso imprenditoriale. Ma le radici del progetto affondano più indietro nel tempo, in una scelta maturata con pazienza e determinazione. Fin dall’acquisizione dei terreni nel 2014, a Medolla, in provincia di Modena, la famiglia Razzaboni ha immaginato una cantina capace di coniugare eccellenza enologica, sostenibilità ambientale e valorizzazione del patrimonio vitivinicolo emiliano.
Oggi Ventiventi si estende su 70 ettari complessivi, di cui 30 vitati, in un territorio caratterizzato da terreni alluvionali particolarmente vocati alla viticoltura, composti per il 45% da argilla, 47% da limo e 8% da sabbia. Un equilibrio naturale che favorisce la crescita della vite e contribuisce a definire l’identità dei vini aziendali.
Una sostenibilità autentica, vissuta ogni giorno
Per Ventiventi, la sostenibilità non è una strategia di marketing, ma un principio identitario che guida ogni scelta produttiva. Come sottolinea Andrea Razzaboni, enologo dell’azienda: “Noi non produciamo vini sostenibili perché è quello che il mercato chiede, ma perché è quello che siamo”.
Fin dal primo impianto del 2016, la coltivazione biologica è stata il fulcro della filosofia aziendale. Le vigne crescono senza l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi, nel pieno rispetto dei cicli naturali e della biodiversità. Una scelta che riflette la convinzione che il rispetto della terra sia il primo passo per ottenere vini autentici e identitari.
L’impegno ambientale si estende però ben oltre il vigneto. Dal 2019, l’azienda ha progressivamente ampliato il proprio impianto fotovoltaico, passando da una capacità iniziale di 29 kW a quasi 100 kW. Un investimento significativo che ha permesso alla cantina di avvicinarsi all’autosufficienza energetica e di ridurre sensibilmente le emissioni di CO₂.
Parallelamente, Ventiventi ha introdotto un avanzato sistema di irrigazione a goccia sviluppato insieme a Irritec, azienda leader nell’irrigazione di precisione. La tecnologia consente di ottimizzare l’utilizzo dell’acqua, limitando gli sprechi e garantendo una gestione responsabile di una risorsa sempre più preziosa.
Tecnologia e controllo della qualità
L’attenzione all’efficienza e alla qualità si riflette anche nelle fasi di cantina. Grazie all’investimento in una nuova linea per la sboccatura e in macchinari dedicati al riempimento, Ventiventi ha raggiunto l’autonomia anche nelle operazioni di tiraggio e imbottigliamento. Una scelta che riduce i trasporti, migliora il controllo qualitativo e contribuisce a rendere l’intero processo produttivo più sostenibile.
Negli ultimi anni, inoltre, gli spazi produttivi sono stati ampliati con nuove celle e con un’area dedicata ai tonneaux destinati alla preparazione del vino da liqueur e all’affinamento delle riserve. Una strategia che conferma la volontà dell’azienda di investire in una crescita strutturata, capace di integrare innovazione tecnologica e cultura del vino.
“Per noi – spiega ancora Andrea Razzaboni – innovazione significa trovare un equilibrio tra modernità e rispetto per la natura. Il progresso tecnologico non è mai fine a sé stesso, ma uno strumento per garantire qualità nel massimo rispetto dei terreni, delle piante e dell’ambiente”.
Un esempio concreto è rappresentato dalla nuova vendemmiatrice, che permette di raccogliere le uve rapidamente e nel momento ideale di maturazione, preservandone integrità e freschezza. Questo approccio consente di lavorare con un ridotto utilizzo di solfiti, mantenendo intatta l’identità varietale dei vini.
Tradizione emiliana e vocazione contemporanea
La prima vendemmia arriva nel 2018, frutto di anni di lavoro e attesa. Da allora, Ventiventi ha costruito un’identità produttiva ben definita, puntando su qualità, sostenibilità e valorizzazione dei vitigni del territorio.
Accanto alle varietà autoctone come Lambrusco Salamino di Santa Croce, Sorbara, Ancellotta e Pignoletto, trovano spazio anche vitigni internazionali quali Chardonnay, Pinot Bianco, Cabernet Sauvignon e Traminer. Una gamma che permette alla cantina di esprimersi attraverso Metodo Classico, Charmat e vini fermi, per una produzione complessiva che supera oggi le 66.000 bottiglie.
La scelta del Metodo Classico rappresenta uno degli elementi distintivi dell’azienda, simbolo di una visione che punta a elevare il potenziale del territorio emiliano attraverso un approccio rigoroso e contemporaneo.
La forza di una visione condivisa
Alla base del progetto Ventiventi c’è soprattutto la forza di una famiglia. “Il nostro progetto si distingue perché rappresenta la sintesi di tre visioni e di tre approcci differenti. Lavorare come fratelli non è sempre semplice, ma proprio in questa complessità troviamo la nostra forza”, raccontano Andrea, Riccardo e Tommaso Razzaboni.
È proprio questa dimensione familiare, giovane e dinamica a rappresentare uno dei principali punti di forza della cantina: una realtà capace di guardare al futuro senza perdere il legame con la terra e con la tradizione agricola emiliana.
Un percorso che ha trovato ulteriore conferma nel novembre 2023, con l’ingresso di Ventiventi nella FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, scelta che rafforza l’identità autentica dell’azienda e ne certifica l’approccio trasparente e indipendente. In un settore in continua evoluzione, Ventiventi rappresenta così una delle espressioni più interessanti della nuova viticoltura italiana: una cantina che interpreta il cambiamento come opportunità, investendo in innovazione, sostenibilità e qualità, con lo sguardo sempre rivolto al futuro.
Prima tappa… Napoli
Il 12 maggio 2026, Cantina Ventiventi ha scelto Ostaria Pignatelli per la sua prima presentazione ufficiale a Napoli, dando vita a una serata in cui il protagonismo della cucina partenopea ha incontrato l’eleganza dei Metodo Classico della cantina emiliana. Il percorso degustazione è stato costruito attorno ai sapori più autentici della tradizione napoletana, reinterpretati con equilibrio e attenzione alla materia prima. Ad aprire la cena, un ricco antipasto centrotavola con bruschette del Cantabrico, fiori di zucca ripieni, alici fritte, peperoni ripieni, parmigiana, pizzette di bianchetti e polpette di pesce spada: una sequenza di assaggi capace di raccontare l’anima conviviale della cucina di Ostaria Pignatelli, tra sapidità marina, fritti fragranti e consistenze avvolgenti. Il Blanc de Blancs Metodo Classico di Ventiventi ha accompagnato il servizio con precisione, esaltando la delicatezza delle acciughe e alleggerendo la componente fritta grazie alla sua freschezza e verticalità.
Grande attenzione anche ai primi piatti, veri simboli della tradizione campana: la pasta e patate, cremosa e intensa, e il pacchero con pescatrice, più elegante e iodato, sono stati valorizzati dal Rosé Metodo Classico, scelto per la sua struttura e capacità di sostenere sia la morbidezza del piatto popolare napoletano sia la finezza del pesce. Il momento più identitario della cena è arrivato con il secondo centrotavola, dove la frittura di gamberi e calamari ha incontrato le iconiche polpette al ragù, emblema della cucina domestica napoletana. Un abbinamento volutamente audace, accompagnato dall’Happy Selvaggio Ancestrale e dal Rouge de Noirs Metodo Classico, pensato per creare un dialogo tra freschezza, materia e profondità gustativa. A chiudere il percorso, la classica caprese ha riportato il menu verso una dimensione più morbida e rassicurante, lasciando agli ospiti il ricordo di una cena costruita sull’incontro tra due culture gastronomiche fortemente identitarie: l’Emilia del vino e la Napoli della tavola condivisa.