Sono brutti, ma sono buoni. Almeno tanto quanto quelli belli e perfetti che finiscono sui banchi dei mercati e che a volte, per come sono lucidi, paiono miniature della Thun. Sono i prodotti ortofrutticoli caratterizzati da imperfezioni estetiche ma che, se si considerano gusto e proprietà nutrizionali, nulla hanno da invidiare ai loro “cugini” di bell’aspetto.
Sono brutti ma ottimi: l’ortofrutta con difetti torna buono ai fornelli
E che ora sono protagonisti di “Scelti perché buoni”, il nuovo progetto promosso da Camst Group, il gigante cooperativo della ristorazione collettiva, in collaborazione con Agribologna e Conor, progetto nel quale, con l’obiettivo di combattere lo spreco alimentare, si uniscono produzione agricola, distribuzione e somministrazione in un modello concreto di filiera sostenibile.
Nei ristoranti Camst gli ortaggi brutti diventano piatti sani e gustosi
Sostanza del progetto è l’impiego nei canali ristorativi operati da Camst di frutta e ortaggi prodotti sotto l’egida del marchio Agribologna e che sono esteticamente difettati, ragione per cui non raggiungono i normali mercati di vendita diretta al pubblico. Questi prodotti, in particolare melanzane, zucchine, cetrioli e carote, verranno impiegati, in una prima fase, nei menu di sei ristoranti Camst disseminati tra Bologna e provincia, ossia i locali a insegna Tavolamica che si trovano a Villanova di Castenaso, a Corticella, al Centergross, a Zola Predosa, a Minerbio e a Casalecchio di Reno.
Valorizzate sedici tonnellate di prodotti difettosi
Nella prima fase di sperimentazione, della durata di sei mesi, il progetto punta a valorizzare, trasformando un potenziale fattore di esclusione commerciale in un’opportunità per la filiera agricola locale, circa 16 tonnellate di prodotti, 16 tonnellate che se non recuperate potrebbero generare un impatto pari a 28,3 tonnellate di CO₂, le stesse che si produrrebbero percorrendo in auto circa 236mila chilometri, ossia quasi sei volte il giro completo del globo terracqueo.
Una battaglia per la sostenibilità del suolo
Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio internazionale Waste Watcher-Campagna Spreco Zero di Last Minute Market, l’occupazione di suolo associata è pari a 1.892 metri quadrati, circa 7 campi da tennis regolamentari, mentre il consumo idrico raggiunge 368.163 litri d’acqua, equivalenti a oltre 6.100 docce da cinque minuti.
Le parole del professor Andrea Segré
“Scelti perché buoni – commenta Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio internazionale Waste Watcher-Campagna Spreco Zero di Last Minute Market – è un progetto importante perché interviene prima che lo spreco si formi. Siamo portati a pensare allo spreco alimentare solo quando il cibo arriva alla fine del suo percorso: nei magazzini, nei punti vendita, nelle mense, nelle case. Qui, invece, il messaggio è ancora più forte: il valore del cibo va riconosciuto fin dall’origine, nei campi, nel lavoro agricolo, nelle risorse naturali utilizzate per produrlo. Una zucchina curva, una carota irregolare, una melanzana o un cetriolo non perfetti dal punto di vista estetico non valgono meno: hanno lo stesso valore nutrizionale, la stessa sicurezza, lo stesso sapore, la stessa dignità alimentare. Considerarli scarti significa sprecare non solo cibo, ma anche suolo, acqua, energia, lavoro, tempo. Significa confondere la qualità con l’apparenza”.
La piaga dello spreco alimentare
Lo spreco alimentare rappresenta una delle principali sfide ambientali, economiche e sociali a livello globale. Secondo le stime di Fao e Unep, lungo la filiera agroalimentare mondiale viene perso o sprecato circa il 30 per cento del cibo prodotto: il 13,2 per cento va perso tra raccolta e distribuzione prima della vendita, mentre un ulteriore 19% viene sprecato nella distribuzione, nella ristorazione e nelle abitazioni. La stessa Fao stima che perdite e sprechi alimentari siano responsabili di circa l’8-10 per cento delle emissioni globali di gas serra. In Italia, l’Osservatorio internazionale Waste Watcher ha stimato che le perdite nel settore agricolo ammontano a 2,09 milioni di tonnellate annue nel 2025, equivalenti al 40,9 per cento del totale dello spreco lungo tutta la filiera.
Un nuovo sostegno alla filiera agricola
In questo contesto, una quota significativa della produzione ortofrutticola fatica a trovare sbocco commerciale per non conformità di tipo esclusivamente estetico. Attraverso il progetto, Camst group acquista da Agribologna prodotti ortofrutticoli imperfetti, garantendo continuità economica alle aziende agricole e contribuendo a ridurre lo spreco di risorse già impiegate nei processi produttivi. Agribologna e Conor assicurano l’approvvigionamento dei prodotti e valorizzano il lavoro dei soci, evitando che produzioni pienamente commestibili e di qualità vengano svalutate o escluse dal mercato.
Essere brutti non inficia la qualità
L’iniziativa rappresenta infatti un esempio concreto di collaborazione tra attori della filiera agroalimentare del mondo cooperativo, con benefici ambientali, economici e sociali: prevenzione degli sprechi, maggiore valorizzazione del lavoro agricolo e promozione di comportamenti di acquisto più responsabili.