Piccolo borgo di poco meno di duemila abitanti, Melara, nell’estremità occidentale del Polesine, in un territorio di confine tra le regioni Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia, come ci dice il nome, è nota per la sua produzione di miele, citato per questa sua produzione locale anche da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia”
Un po’ di storia
Il territorio, nell’estrema punta occidentale della provincia di Rovigo, caratterizzato dalla vicinanza del fiume Po, era abitato fin dall’età del ferro; reperti archeologici ritrovati in zona Mariconda sono risultati essere di “tetraedrite”, una sorta di rame che probabilmente gli antichi abitanti del territorio ottenevano dai commerci con altre popolazioni. Interessanti ritrovamenti in ceramica, palco di cervo, bronzo e soprattutto in vetro, attività artigianale all’epoca sconosciuta in gran parte d’Europa, ritrovati in questa località, fanno pensare ad una comunità piuttosto attiva.

I romani poi quando conquistarono la pianura padana, conobbero il lavoro degli eccellenti apicultori locali ed il loro dolcissimo miele del Po, di primissima qualità.
Una delle caratteristiche del loro lavoro era quella di caricare su capaci imbarcazioni o zatteroni gli alveari e navigando contro corrente muovendosi a tappe, permettevano alle api di uscire dagli alveari, di volare sui fiori della sponda sinistra o destra del fiume e tornare ai battelli, quasi fermi sull’acqua, in loro attesa.
In epoca medioevale i monaci benedettini ne bonificarono ampie zone, favorendo le pratiche agricole, la pesca e il trasporto fluviale; attorno al loro monastero, ricavato da un’antica rocca sul fiume, si formò l’agglomerato di povere case che divenne poi Melara.
Gli estensi, successivamente, vi edificarono un castello una rocca ed altre opere di fortificazione ora scomparse per poter controllare il confine naturale del Po.
La Melara di oggi
All’interno del borgo c’è il caratteristico Arco Chigi, che richiama il governo pontificio seicentesco, quando Melara ottenne la possibilità di essere sede di un libero mercato.
Interessante anche la settecentesca chiesa di San Materno, patrono di Melara, distrutta pochi anni dopo l’apertura al culto da un devastante incendio che bruciò il tetto, il coro gli arredi sacri l’altare maggiore e che venne ricostruita con non pochi sacrifici a tempo di record dai compaesani.
Il campanile è invece una caratteristica torre medioevale dell’VIII secolo, probabilmente parte della fortezza che sorgeva al centro del paese, distrutto alla fine del trecento, sui cui resti pochi anni dopo fu edificato l’attuale campanile con cupola conica dallo stile quattrocentesco; cupola che fu demolita poi a fine ‘800, sostituita dall’attuale tetto a coppi.
Diverse anche altre costruzioni religiose del territorio di Melara, come la Chiesetta della Santa Croce, l’Oratorio di santo Stefano, l’Oratorio della Beata Vergine di Loreto e quello della Beata Vergine Addolorata, mentre è del cinquecento la bella Villa Borghi, che fu dimora del Visconte che governava questo territorio per conto degli estensi di Ferrara.
L’economia locale
Per lo più Melara è un paese fortemente legato all’agricoltura; il miele ed i prodotti derivati rivestono ancora oggi un’importanza rilevante, ma anche le produzioni ortofrutticole tipiche del Polesine coprono una grossa fetta del comparto agricolo.
Per ammirare il vicino fiume Po in tutto il suo splendore, è possibile fare passeggiate a piedi o in bicicletta lungo le piccole strade che accompagnano l’argine e lo collegano con il centro dell’abitato.Ad agosto Melara celebra uno dei suoi prodotti di punto con un evento dedicato alla zucca, declinata in una gamma di piatti tipici polesani, come i gustosissimi tortelli, conditi con burro fuso, salvia e una bella manciata di grana.